ACCADE NEL MILANESE
Si dice che una vicenda è "kafkiana" quando il protagonista si trova ad avere a che fare con un potere burocratico impersonale e spietato, che lo costringe in situazioni inenarrabili fino all’annichilimento della persona e addirittura alla sua morte. Ebbene, certi fatti che avvengono ancor oggi in Italia paiono proprio "kafkiani".Il caso del ristorante nel Milanese, che ha praticato quattro "violazioni" fiscali dal 5 al 17 luglio 2012, consistenti in piccolissimi sconti di pochi centesimi di euro per un totale di 1,5 euro di sconti non dichiarati, lo è certamente. Arrivata la Finanza e trovati gli sconti, ha emesso verbale per aver prodotto ricevute fiscali imprecise dove tali sconti non erano indicati. Risultato: una sanzione pecuniaria di 2.064 euro (duemila euro di multa per un euro e mezzo totale di sconti!) oltre all’ingiunzione di chiudere l’attività per tre giorni, come punizione aggiuntiva… Ebbene, i titolari – dicono le cronache – hanno preferito pagare la spropositata ammenda, perché se avessero fatto ricorso avrebbero certamente speso di più in avvocati, pratiche ecc. Ma non hanno accettato l’onta di dover "abbassare le serrande", come fossero dei malfattori. E così hanno fatto ricorso alla Commissione Tributaria Regionale, che – miracolosamente – ha dato loro ragione. I giudici hanno riconosciuto l’errata registrazione di tali microscopici sconti alla clientela, per giunta riscontrabili da pagamenti effettuati con bancomat, e quindi "tracciabili". Ma hanno anche sottolineato che gli esercenti non avevano sottratto nulla al fisco, in quanto hanno poi pagato le tasse sugli importi fatturati con il totale di 1,5 euro in più di quanto riscosso. Quindi non c’era stata "evasione" fiscale, semmai un pagamento eccessivo di tasse non dovute!La Commissione Tributaria ha affermato nella sentenza che il ristorante ha subito un "eccepito danno economico e di immagine" e sottolineato che tale danno "può essere rivendicato nella competente sede civile". Ora, vedremo se i gestori prenderanno la palla al balzo e faranno causa allo Stato per il danno subito, come suggerito dalla sentenza, riuscendo a recuperare i 2.064 euro di ammenda ricevuti. Ma la morale forse è un’altra: non sarebbe il caso che i regolamenti fiscali del nostro Paese prevedessero in casi come questi, dove si riscontrano minimi errori o anche trascurabili infrazioni fiscali, dei limiti entro i quali… non si perseguano (anzi perseguitino…) gli operatori economici? Basterebbe stabilire che per ammanchi, errori o piccoli sconti nella misura di 20-30-50 euro mensili, gli operatori interessati possano provvedere d’ufficio, seduta stante, al saldo di quanto dovuto in più (se dovuto). Così si eviterebbero sviluppi "kafkiani" come quello suddetto. Del resto gli uomini della Finanza e tutti i dipendenti pubblici non devono mai dimenticare che i loro stipendi arrivano proprio da tutti gli operatori economici e che quindi occorre essere giusti, questo sì, ma non vessatori. Altrimenti – come sta avvenendo – le imprese chiudono. E allora, chi pagherà gli stipendi delle Fiamme Gialle?