CON LA GMG NEL CUORE
Le Giornate Mondiali della Gioventù non vivono di vita autonoma. Non sono appuntamenti messi in calendario, né manifestazioni né programmi di intrattenimento. Vivono della vita dei giovani stessi e delle città che le ospitano. Sono il corpo e l’anima di un popolo. Lo dimostrerà tra pochi giorni la VI Giornata della Gioventù asiatica che si terrà nella diocesi coreana di Daejeon” “
Un anno fa, il 28 luglio, si concludeva a Rio de Janeiro, la Giornata mondiale della Gioventù. Una Rio in festa, colorata, popolata fino all’inverosimile da gente di tutte le età e condizioni sociali. Ha accolto tra le sue braccia Francesco, il Papa sudamericano, e le migliaia di giovani di tutti i paesi del mondo. Palpita ancora la spianata di Copacabana, la lunga striscia di sabbia e mare che si affaccia sull’Oceano atlantico e che è stata testimone dei grandi eventi della Gmg. Celebrazioni brasiliane con momenti di spettacolo e altri decisamente più drammatici, con un Papa felice, intenso, commosso, capace di infiammare la folla dei giovani con parole nette, chiare, penetranti. Tre milioni i giovani, ma non solo, presenti in città. Eppure, nonostante i numeri e la straordinarietà dell’evento, della Gmg Rio 2013 non rimangono le masse e i palchi quanto piuttosto il rapporto sempre personale ed unico che Papa Francesco ha saputo creare con la gente sfidando l’anonimato della folla. Alla memoria di quel viaggio, passano gli abbracci, le lacrime, le parole, anche quelle sussurrate all’orecchio, le carezze, le storie di una vita raccontate in un battito di tempo. E l’istantanea sulla folla diventa sempre un primo piano. Rio de Janeiro (Brasile). Ai giovani il Papa ha chiesto di essere protagonisti del cambiamento, di scendere in campo per costruire un mondo migliore. Ha pronunciato parole forti di incoraggiamento – "i giovani sono un motore potente per la Chiesa e per la società" – e lo ha fatto parlando in una città ferita dalle centinaia di favelas che popolano Rio de Janeiro. Favelas qui è sinonimo di emarginazione come in Europa la parola "giovani" è purtroppo diventata negli ultimi anni sinonimo di disoccupazione e precarietà. Come si fa allora oggi a parlare ai giovani di futuro se questo presente fa di tutto per scartarli e impedirgli di prendere in mano le redini del loro tempo? È un interrogativo che fatica a trovare delle risposte. Faticano i genitori, gli insegnanti, gli educatori. Faticano politici ed esperti. Anche perché chiunque provi ad offrire delle vie di uscita, queste soluzioni devono essere oltre che concrete anche convincenti: devono cioè nascere come frutto di una società che in tutte le sue componenti dimostri la volontà di prendersi a cuore il futuro delle nuove generazioni e spendersi per esse. È finito il tempo delle buone intenzioni. Cracovia (Polonia). La posta in gioco è alta. E mentre intellettuali e politici si perdono nelle fumisterie, il pellegrinaggio della Gmg ovvero della speranza sulla terra, va avanti. Prossimo appuntamento è nel 2016 a Cracovia, in terra polacca, patria del Santo Giovanni Paolo II che Papa Francesco ha nominato patrono delle Gmg. Fu lui ad iniziare 30 anni fa il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i 5 continenti. Intere generazioni sono state formate al suo insegnamento. Tante persone che nel silenzio operativo delle loro vite continuano a rimanere coerenti alle grandi scelte che Wojtyla ha indicato loro. A Cracovia si ritorna alle origini: dopo Giovanni Paolo, dopo Benedetto, ecco Francesco, la stessa freschezza. I giovani, e il Papa, in un’alleanza inscindibile, oggi come 30 anni fa, un’alleanza che è profezia davanti al mondo e alla storia. Daejeon (Corea). Hanno ancora senso le Gmg? E cosa lasciano in eredità? Una cosa è certa, almeno per chi le ha vissute da osservatore esterno: le Gmg non vivono di vita autonoma. Non sono appuntamenti messi in calendario, né manifestazioni né programmi di intrattenimento. Vivono della vita dei giovani stessi e delle città che le ospitano. Sono il corpo e l’anima di un popolo. Senza questa vita, senza questo popolo, la Gmg non avrebbe senso e non lascerebbe nulla dietro di sé. Che sia così lo dimostrerà tra pochi giorni la VI Giornata della Gioventù asiatica che si terrà nella diocesi coreana di Daejeon. Sono stati i giovani dell’Asia, nel 1991, a voler trovare mezzi e canali per rimanere in contatto tra loro. Un’esigenza – dicono – che nasce in un mondo come quello asiatico, che emargina e talvolta perseguita addirittura, chi professa e crede nei valori cristiani. Sono stati loro, i giovani, ad organizzare dal 1999 al 2009 incontri internazionali attraversando il continente passando dalle Filippine, da Hong Kong, dall’India e da Taiwan. Dunque la strada che da Rio porta a Cracovia passa per Daejeon, per l’estrema "periferia" orientale del pianeta. I giovani lì sono pronti ad accogliere Francesco. Vogliono "andare alle radici della loro fede", conoscere i martiri che "nella storia per Gesù hanno dato la vita" e "camminare insieme, nel mondo di oggi, per essere testimoni del Vangelo". Su Daejeon la scommessa è alta perché fuori dai riflettori mediatici dell’Occidente dimostrerà che finché ci saranno cuori che battono, le Gmg hanno ancora un senso.