SERBIA
La testimonianza di don Ninkovic, convertitosi e oggi sacerdote nella parrocchia Cristo Re
Nato a Belgrado 50 anni fa, di origine serba, proviene da una famiglia atea: don Alexander Ninkovic è sacerdote cattolico ed esercita il suo ministero nella parrocchia Cristo Re, nella capitale del Paese. La sua è una storia abbastanza rara, visto che – per sua stessa ammissione – i cattolici in Serbia sono per lo più discendenti di stranieri: croati, ungheresi, tedeschi, albanesi… “Purtroppo qui si ritiene impossibile che un serbo possa essere cattolico. Nella percezione della gente i cattolici sono per lo più croati”, confessa a Sir Europa. Secondo don Ninkovic, però, “nel ventunesimo secolo il patriottismo non può essere legato all’appartenenza religiosa”.
Sulla strada di Damasco. Seguendo le orme di suo padre, il giovane Alexander si laurea all’Accademia aeronautica di Sarajevo e diventa ufficiale nelle Forze armate. Quindi lavora come ingegnere informatico. “Ero ateo agnostico e addirittura criticavo la Chiesa in diversi forum su internet”, racconta don Ninkovic. “Ma il pensiero che Dio esiste mi tormentava”. Conosce la Chiesa cattolica tramite suo fratello che decide di convertirsi. “Così ho incontrato il parroco di Zemun”, un quartiere di Belgrado, “fra Marco Kurolto, che mi ha dato diversi libri sulla fede e mi ha fatto conoscere il Signore”, ricorda il presbitero. Dopo qualche tempo sente la chiamata al sacerdozio e completa gli studi teologici in Ungheria. “Quando mi ha inviato a studiare, l’allora arcivescovo di Belgrado, mons. Perko, non credeva che potessi diventare sacerdote”, racconta sorridendo.
La comunità cattolica. Oggi don Ninkovic svolge il suo servizio nella parrocchia “Cristo Re” di Belgrado. “I cattolici nella capitale sono pochi”, afferma. A Belgrado negli anni precedenti la prima guerra mondiale il numero dei fedeli era molto più elevato. “Questo spiega l’esistenza di ben sei parrocchie cattoliche, che per la situazione odierna sono troppe”, commenta il sacerdote. Un parere condiviso dall’arcivescovo di Belgrado, mons. Stanislav Hocevar: “Bisogna riorganizzare il servizio parrocchiale, anche perché la città è cresciuta mentre le chiese cattoliche sono concentrate nel centro”. Da risolvere è, inoltre, la questione della lingua usata per la celebrazione della messa. “Finora celebravamo in croato perché la maggior parte dei fedeli era di origine croata – spiega l’arcivescovo -, ma ormai abbiamo tanti albanesi e alcuni serbi convertiti”.
L’ecumenismo. Anche se inizialmente era attaccato da alcuni rappresentanti radicali, oggi don Ninkovic tiene diversi corsi nella facoltà ortodossa di Teologia dell’Università statale di Belgrado. “Abbiamo una buona collaborazione con gli ortodossi”, afferma. “Il patriarca Irinej è presente agli eventi importanti promossi dalla comunità cattolica”. A suo avviso però “questo ecumenismo d’incontri deve continuare anche nella vita ordinaria, con conseguenze concrete per gli stessi fedeli”. “Si sente ancora molta paura e le ferite storiche del passato non sono guarite”, si rammarica il sacerdote.
Scrittore e musicista. A gennaio di quest’anno Ninkovic ha pubblicato il suo secondo libro, “Il Maestro ha detto”, una raccolta di riflessioni sul senso della fede. “Come dice Papa Francesco, molti dei cattolici praticanti, ma anche i religiosi, non conoscono la nostra fede”. Secondo don Alexander “un approfondimento dei misteri cristiani porterebbe a un maggiore impegno da parte dei laici. Perché essi non possono ridursi a semplici spettatori nella vita ecclesiale, ma devono essere partecipi e attivi” nella comunità. Con il suo gruppo musicale che segue da anni, don Ninkovic organizza anche rappresentazioni musico-letterarie di brani della Bibbia.
Le famiglie. Ma la cura principale del sacerdote serbo sono le famiglie, anche se “il matrimonio in Serbia rimane ancora un’istituzione abbastanza rispettata grazie all’influenza della Chiesa ortodossa”, spiega. E aggiunge che “nel Paese balcanico ci sono poche coppie di fatto, ma il fenomeno inizia a diffondersi. Qualche volta i matrimoni misti con gli ortodossi diventano un problema, perché così i giovani cattolici si perdono”. Don Ninkovic racconta che “molti fedeli che nel comunismo si sono sposati con ex comunisti o con ortodossi, non possono accedere alla comunione perché il coniuge non vuole contrarre un matrimonio religioso”. Dopo il suo lungo e travagliato cammino alla fede, don Ninkovic testimonia che “le strade del Signore sono infinite” e per questo cerca di portare nel suo gregge più persone, “perché possano gustare l’amore e la tenerezza del Dio che le ha create”.