CHIESE IN BREVE
Danimarca: dialogo tra le religioni, dibattito e blog
“Identificare disaccordi e differenze, sciogliere gli stereotipi, aumentare la conoscenza reale dell’altro creando le basi per un’etica comune, favorire amicizie e la pace nella società”: questo si propone il “blog per il dialogo” del “Gruppo di contatto islamo-cristiano” in Danimarca. Moderatori saranno una musulmana, Stine Høxbroe e un delegato del Consiglio delle Chiese Erling Tiedemann. A chi interverrà si chiede di usare “un linguaggio che entrambe le parti possono capire” senza “aggrapparsi ai campanili o minareti e gridare qualcosa gli uni agli altri, che solo noi e i nostri compagni di fede siamo in grado di capire”. “Tutti abbiamo qualcosa nel nostro passato di cui non possiamo vantarci” si legge nell’editoriale di apertura. “I peccati del passato e contemporanei non possono essere negati, ma non più commessi”. L’8 settembre, nella capitale danese, si è svolto, sulla base di questa iniziativa di dialogo tra le fedi, un incontro pubblico sul tema “Quando i conflitti internazionali diventano locali a Copenaghen”. L’evento, voluto dalle autorità municipali, ha visto interventi da parte delle principali comunità religiose in Danimarca. “Dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas, la comunità ebraica in Danimarca ha subito attacchi fisici, verbale e virtuali”, hanno spiegato i promotori. “Sono anche cresciute le tensioni tra le altre minoranze a Copenaghen a causa di conflitti all’estero: ciò deve essere fermato immediatamente”.
Slovacchia: pastorale per la minoranza rom
Sacerdoti, insegnanti e coloro che lavorano con la minoranza rom in Slovacchia si sono riuniti per la prima volta nella storia sotto il patrocinio della Conferenza episcopale della Slovacchia a Spisská Kapitula la settimana scorsa per “comprendere e discutere che cosa occorre per essere coinvolti nella pastorale a favore di questo gruppo etnico”. Secondo mons. Bernard Bober, presidente del Consiglio per il popolo rom e le minoranze, la pastorale in quest’area “rappresenta la prima linea del servizio della Chiesa cattolica ai fedeli del Paese”. Tutti i 125 partecipanti sono giunti alla conclusione che lo sforzo della conoscenza reciproca, l’interconnessione, l’apprezzamento dei progetti validi, così come un’appropriata comunicazione diretta con la comunità rom sono le condizioni che devono essere soddisfatte per ottenere buoni risultati in questo ambito pastorale specifico. Il programma comprendeva conferenze tenute da esperti sulle minoranze etniche in Slovacchia, Polonia e Ungheria, con particolare attenzione all’educazione religiosa degli alunni rom, alla presenza delle sette negli insediamenti degli zingari, alla creazione e gestione delle comunità di fedeli rom.
Portogallo: padre Moreira, “Giovani a rischio povertà”
Il presidente della Rete europea anti-povertà portoghese (Eapn), padre Jardim Moreira, considera “sorprendenti” e al tempo stesso “allarmanti” i dati Eurostat, dai quali emerge un elevato rischio di povertà per i giovani del Portogallo. L’indagine statistica, diffusa dai media, ha infatti evidenziato che il 29,8% dei giovani tra i 20 e 24 anni si trova in una situazione economica molto difficile, e ancor più grave è il fatto che il 31,3% di coloro che hanno tra i 15 e i 34 anni non studia ed è disoccupato. “Penso che il Portogallo stia correndo un grave pericolo, perché non si dimostra in grado di immettere nel tessuto sociale persone giovani, capaci e creative. Se le nuove generazioni si trovano impossibilitate a costituire una propria famiglia, il Paese non potrà avere un futuro”. La mancanza di orizzonte economico, di lavoro autonomo, la costrizione a permanere nella famiglia d’origine, sono tutti fattori che possono originare “una destrutturazione spirituale, e una demotivazione molto profonde”, tali da rendere i giovani totalmente passivi, o, all’opposto, da suscitare in loro un’eccessiva ansia di affermazione. Di fronte a tale situazione, che lascia aperta alle nuove generazioni solo la disperata strada dell’emigrazione, “è necessario che i responsabili delle organizzazioni politiche e religiose della nostra società riflettano sul modo di dare sostegno ai giovani, e su come affrontare le cause strutturali della crisi”, ha dichiarato padre Moreira: “Le persone, e i giovani in particolare, hanno bisogno di risposte locali e concrete, ma il loro futuro dipende soprattutto dal cambiamento delle strutture nazionali, e dallo sviluppo dell’organizzazione familiare, sociale ed economica del Paese”.