L’Ue in breve

(Foto archivio)

Ocse: più istruzione in Europa, ma servono fondi
Crescono le opportunità formative in Europa, ma servirebbero più investimenti pubblici per migliorare l’offerta; gli effetti positivi di una maggiore istruzione si possono misurare sia sul piano economico che su quello sociale; i problemi però non mancano, fra cui quello dell’invecchiamento complessivo del corpo docenti, senza dimenticare i ritardi (specialmente in alcuni Paesi) per quanto riguarda le strutture scolastiche, l’accesso alle nuove tecnologie, la formazione dei docenti. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha diffuso il 9 settembre i risultati di “Education at a Glance 2014”, relazione annuale sulla situazione e le sfide dei sistemi di istruzione nazionali relativa a 34 Stati, 21 dei quali aderenti all’Ue (Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria). Fra i risultati posti in evidenza, appare ad esempio che “le opportunità di istruzione in Europa sono in continuo aumento” e nell’ultimo decennio la percentuale della popolazione adulta con un livello di istruzione universitaria è aumentata in modo costante, fino a raggiungere il 29%; “un elevato livello di istruzione e di competenze ha effetti positivi sugli individui e sulla società in generale” e “le persone con un livello di istruzione più alto hanno maggiori possibilità di trovare un impiego” oltre al fatto che “più alto è il livello di istruzione, più elevato sarà il salario medio”. Inoltre, spiega la ricerca Ocse, “le competenze giuste contano nel passaggio dalla scuola al mondo del lavoro”; gli investimenti privati nell’educazione universitaria stanno aumentando”. Ma, aggiunge Ocse, “il corpo insegnante sta invecchiando e in media nei paesi Ue il 37% degli insegnanti di scuola secondaria ha almeno 50 anni”. Occorrerebbe dunque “aumentare l’attrattiva della professione docente”.

Giornate del patrimonio, attesi 20 milioni di turisti
Seguire un percorso dedicato alla storia dell’estrazione dell’oro in Finlandia; una passeggiata nei patios di Córdoba o una visita ai mulini dell’isola di Mallorca in Spagna; l’omaggio alle vittime delle guerre del Novecento nell’Enclos des fusillés in Belgio. Durante tutto il mese di settembre si svolge l’edizione annuale delle Giornate europee del patrimonio, cui aderiscono 50 Paesi che, in una miriade di località, consentono di visitare migliaia di siti storici e culturali, molti dei quali solitamente chiusi al pubblico. Le Giornate sono una iniziativa congiunta della Commissione europea e del Consiglio d’Europa. Il commissario Ue per la cultura, Androulla Vassiliou, afferma: “Le Giornate costituiscono un’iniziativa popolare, di cui usufruiscono persone di ogni fascia d’età. Secondo le nostre previsioni, quest’anno oltre 20 milioni di persone, tra adulti e bambini, sfrutteranno la possibilità di accedere gratuitamente a un gran numero di siti”. “Spesso manca la consapevolezza dei tanti tesori che si nascondono dietro l’angolo. Invito tutti a sfruttare al meglio” tale occasione che, oltre ad avere ricadute positive per le collettività locali in termini di incremento delle visite e del turismo, è anche un ottimo modo per assicurare la conservazione e tutela del comune patrimonio a favore delle generazioni future”. Info: http://europeanheritagedays.com/

Cittadini Ue chiedono più tutele per l’ambiente
Separare i rifiuti per poterli riciclare, ridurre il consumo di energia domestica, utilizzare i trasporti pubblici: sono le priorità che gli europei indicano per proteggere l’ambiente. Le proposte emergono da un’indagine Eurobarometro sui temi dell’ecologia, che fra l’altro indica un’elevatissima sensibilità in materia “nonostante la crisi”, spiegano i ricercatori, e dunque nonostante più pressanti preoccupazioni per lavoro e reddito familiare. “Il consenso è pressoché unanime – spiega Eurobarometro -: il 95% dei 28mila intervistati dichiara di ritenere la tutela dell’ambiente importante a livello personale e molti pensano che si possa fare di più”. Janez Potoènik, commissario per l’ambiente, commenta: “Rincuora constatare che anche in questi tempi difficili la tutela dell’ambiente gode di un sostegno solido e diffuso. I cittadini sono particolarmente preoccupati in merito all’inquinamento di aria e acqua, alle sostanze chimiche e ai rifiuti”. Nell’indagine si legge che “una grande percentuale di intervistati è dell’opinione che un uso efficiente delle risorse naturali (79%) e la protezione dell’ambiente (74%) possano stimolare la crescita”. Se l’80% del campione “ritiene che l’economia incida sulla qualità della vita”, il 75% “pensa che lo stato dell’ambiente abbia un impatto analogo e il 77% crede che i problemi ambientali si ripercuotano sulla loro vita quotidiana”.