EDITORIALE

Unione di popoli e di Stati: le novità nella “casa comune”

Nonostante le oggettive difficoltà, l’integrazione Ue compie passi avanti. E cresce il peso dell’Europarlamento

Le elezioni di quest’anno per il Parlamento europeo hanno portato un elemento di novità molto significativo per lo sviluppo del sistema politico dell’Ue, vale a dire la designazione di candidati alla presidenza della Commissione da parte dei partiti europei transnazionali. Basandosi su una disposizione del trattato di Lisbona entrato in vigore alla fine del 2009, che ha imposto al Consiglio europeo di tener conto dei risultati elettorali nella sua proposta per la nomina del presidente della Commissione europea, il Parlamento ha esortato quindi i capi di Stato e di governo a proporre un candidato tra coloro che alle elezioni avevano riscosso maggior successo. Il Parlamento, cui spetta in definitiva di eleggere il Presidente della Commissione, non avrebbe infatti accettato alcun’altra proposta.
Così, nella decisione sulla figura politica centrale a livello comunitario ha prevalso un altro pezzo di democrazia. L’Europarlamento ha praticamente strappato ai capi di Stato e di governo il monopolio sulla più importante carica dell’Unione.
L’integrazione europea si svolge in una tensione dialettica tra il principio diplomatico e quello democratico. Da un lato, il costante negoziato tra governi, istituzionalizzato nel Consiglio, per lo sviluppo, l’organizzazione e la gestione della Comunità/Unione; dall’altro il contributo del Parlamento, espressione della partecipazione dei cittadini, attraverso il controllo e la collaborazione alle decisioni.
Questo processo è iniziato presto, anche se nei primi anni del percorso di unificazione l’elemento democratico non aveva di fatto alcun ruolo. La Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca) era essenzialmente una struttura intergovernativa. Tuttavia, l’accordo che ne ha suggellato la fondazione, conteneva anche l’istituzione di un’Assemblea composta da delegati dei parlamenti nazionali, i cui poteri erano tuttavia molto limitati e ristretti alle questioni inerenti i compiti e le attività dell’Alta autorità e del Consiglio dei ministri della Ceca. Tanto più sorprendente è perciò il fatto che poco dopo la costituzione, l’Assemblea fu invitata a “elaborare un progetto di trattato per istituire una Comunità politica europea” (Cpe), incarico che identificava l’obiettivo politico che il progetto Ceca avrebbe dovuto servire. La Comunità politica doveva inoltre servire come elemento quadro per la progettata Comunità europea di difesa (Ced). Poi, per diverse vicende politiche, il progetto Ced fallì (1954) e divenne obsoleto anche il progetto collegato della Comunità politica, per il quale l’Assemblea aveva già presentato un progetto. Quando nel 1958 furono fondate la Comunità economica europea (Cee) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), ognuna con proprie istituzioni, l’Assemblea riuscì ad estendere la propria competenza anche alle due nuove comunità.
In qualità di organo consultivo per le questioni oggetto dei tre trattati a quel momento esistenti (Ceca, Cee ed Euratom), l’Assemblea ottenne un ampio ambito di competenze, cosa che avrebbe accresciuto anche la sua possibile influenza, a condizione di riuscire a ottenere ascolto e riconoscimento dalle altre istituzioni. E in quanto organo di controllo delle tre autorità esecutive della Comunità (Alta autorità Ceca, Commissione Cee, Commissione Euratom) anche il suo potere crebbe, benché in un primo tempo si trattasse sostanzialmente di un potere “morale”, non avendo l’Assemblea alcuno strumento per imporlo.
In questo contesto, nel 1960 i deputati decisero di utilizzare il termine “Parlamento europeo”, anziché il termine “Assemblea”, per esprimere la rivendicazione di un ruolo politico e democratico che essi avanzavano. Ma solo nel luglio 1987, con l’adozione dell’Atto unico europeo, la rivendicazione è stata inserita nel Trattato. Ancor prima, nel 1979, la democratizzazione aveva ricevuto una spinta enorme con l’introduzione delle elezioni dirette del Parlamento europeo.
Con l’Atto unico è stata avviata la serie delle revisioni dei trattati (Maastricht 1993, Amsterdam 1999, Nizza 2003, Lisbona 2009), che ha gradualmente modernizzato il sistema politico dell’Ue e fatto avanzare il suo processo di democratizzazione. In particolare, nel corso di questi sviluppi il Parlamento europeo ha ottenuto l’autorità generale di co-decisione nel processo legislativo, in collaborazione con il Consiglio dei ministri Ue.
La storia dell’unificazione dell’Europa può quindi essere intesa anche come un processo di democratizzazione della Comunità/Unione. In realtà, all’originale Unione di Stati, che in sostanza era un evento diplomatico, nel corso dei decenni si è affiancata un’unione di popoli. Tuttavia è ancora dominante l’elemento intergovernativo nelle principali decisioni politiche, nonostante tutte le limitazioni che questo nel frattempo ha subito in nome della partecipazione democratica. In definitiva gli Stati membri sono ancora i “padroni” dei trattati: la procedura per l’elezione del presidente della Commissione dopo le elezioni europee di maggio ha però dimostrato che la democratizzazione progredisce.