REPUBBLICA CECA

La famiglia in bilico

Documento dei vescovi sulla realtà domestica pubblicato anche in vista del Sinodo di ottobre

Con i suoi circa 10,2 milioni di abitanti, la Repubblica Ceca è fra i Paesi con il più basso tasso di povertà assoluta dell’Unione europea. Secondo le statistiche, nel 2012 riguardava 990mila persone, mentre l’attuale tasso della fascia a rischio di povertà è leggermente superiore al 9%. Circa il 6,6% della popolazione soffre della cosiddetta povertà relativa. Anche se c’è ragione di essere ottimisti, la Chiesa cattolica – anche in vista del Sinodo dei vescovi sulla famiglia che si terrà in ottobre – richiama l’attenzione sui gruppi che sono più frequentemente colpiti dalla povertà nella vita quotidiana, e sugli sforzi per migliorare la loro situazione. Su questo tema la Conferenza episcopale ceca ha appena pubblicato un documento.

Ragioni della povertà. Le statistiche dicono che il livello di rischio di povertà è più alto tra le persone che non possono ottenere un impiego e non vengono pagate per il loro lavoro perché si occupano a tempo pieno di loro parenti malati, disabili o anziani, e tra quelli che si dedicano a tempo pieno alla crescita e all’istruzione di più di due figli. Il Consiglio per la famiglia della Conferenza episcopale ceca individua tre principali cause di questa situazione: in primo luogo, una carenza di riflessione sul legame tra l’educazione delle giovani generazioni e la prosperità futura della società. “Invece di discutere questo tema cruciale, si assiste a dibattiti sui contributi e le imposte non percepiti dallo Stato a causa delle donne in congedo di maternità”, si legge nella dichiarazione dei vescovi cattolici, in cui si sottolinea che il calcolo della pensione nella Repubblica Ceca è direttamente correlato all’attività economica effettuata durante gli anni precedenti della vita di una persona e non prende in considerazione alcun altro aspetto. Il secondo problema è che il livello d’istruzione della famiglia ha poca o nessuna influenza sullo stato sociale dei coniugi. Secondo mons. Vojtech Cikrle, presidente del Consiglio per la famiglia, “risulta ovvio e naturale che le persone decidono di costruire una famiglia per motivi diversi da quelli economici. Ma questo non cambia nulla rispetto al fatto che la società dovrebbe considerare l’istruzione nella famiglia e la cura dei familiari a carico come valori fondamentali per il proprio sviluppo futuro”.

Questione di valori. Un altro motivo – non meno importante – del più alto tasso di rischio di povertà tra alcune fasce sociali della Repubblica Ceca è che la cura dei bambini è considerata una questione “privata”, di competenza dei soli genitori. Esiste una pressione molto forte su di loro per ridurre la durata del congedo di maternità e ricominciare a produrre reddito, per se stessi e per lo Stato. Sottovalutare l’influenza delle cure parentali dedicate ai figli allo scopo di anticipare la scadenza del congedo di maternità per favorire le esigenze del lavoro colloca entrambi gli aspetti in una posizione inutilmente competitiva. “La pressione per ridurre la durata del congedo parentale in condizioni di un alto tasso di occupazione, tipica della Repubblica ceca, significa anche una riduzione del tempo effettivamente vissuto nell’ambiente familiare, tempo che è necessario per coltivare le relazioni reciproche e la trasmissione dei valori”, affermano gli esperti di politica sociale, “per non parlare del rischio di essere colpiti da vari tipi di patologie che rappresentano un rischio enorme in termini economici, nonché un pericolo in termini di decadenza morale complessiva della società”. “È un vero peccato che non soltanto i dibattiti, ma anche gli studi sociologici e i programmi politici, si concentrino esclusivamente sulla descrizione della situazione e sulle strategie per portare benefici alla società in un orizzonte di breve termine”, sostiene Marie Oujezdska, direttrice del Centro nazionale per la famiglia. E aggiunge: “Ci dimentichiamo di parlare dei veri valori” e di incoraggiare i giovani a costruire una famiglia, e di trascorrere molto tempo insieme al proprio partner e ai figli. “I frutti si vedranno più tardi, e lo Stato con i suoi programmi sociali dovrebbe prenderlo seriamente in considerazione”.

Abbiamo coraggio? “Abbiamo il coraggio di trarre le conseguenze da queste conclusioni?”, si domanda mons. Cikrle, avvertendo che, se misuriamo la qualità e l’impegno di una persona soltanto in base alla sua produzione economica immediata, finiamo per discriminare i cittadini che non sono in grado di raggiungere risultati di questo tipo a causa della loro età avanzata o di una malattia. “Tutto questo influenza il comportamento dei giovani nella famiglia e – in fin dei conti – anche il comportamento e la prosperità dell’intera società”.