SPAGNA

Famiglie, il peso della crisi

La realtà del nucleo domestico emerge da un rapporto dell’Ipf. Crescono divorzi e aborti. Pochi aiuti pubblici

Un quadro poco rassicurante che nasce da un’analisi statistica impietosa: i numeri, certo, non dicono tutto, ma possono raccontare una realtà da considerare con attenzione. In questo senso si può leggere il rapporto sull’evoluzione della famiglia in Spagna 2014, presentato quest’anno dall’Istituto di politica familiare (Ipf). Le famiglie, evidenzia il rapporto, necessitano da società civile e poteri pubblici aiuti e misure concrete, promuovendo e proteggendo i suoi diritti per consolidare la sua unità, la sua stabilità e la sua insostituibile funzione sociale, essenziale per lo sviluppo equilibrato dell’essere umano e per la trasmissione dei valori etici, culturali e sociali.

Il quadro generale. Secondo il rapporto, gli indicatori che mostrano il benessere della famiglia sono peggiorati in maniera allarmante. Innanzitutto, “la Spagna è immersa in un inverno demografico senza precedenti”. L’indice di fertilità (1,32) è così basso da situare il Paese tra gli ultimi in Europa (al 26° posto nell’Ue). La situazione è particolarmente critica nelle Asturie (1,06), Canarie (1,07) e Galizia (1,08). A ciò si aggiunge un aumento esponenziale degli aborti (112.390 all’anno, come dire un aborto ogni 4,7 minuti), facendo diventare la Spagna il terzo Paese dell’Ue28 con più aborti. Dalla sua legalizzazione nel 1985 ci sono stati più di un milione e ottocentomila interruzioni di gravidanza. Nel corso del 2014 supereranno i due milioni. Diminuiscono, invece, i matrimoni: si registrano 51.997 matrimoni in meno rispetto al 1990 e una crescita delle coppie di fatto (già un milione e mezzo). Ogni anno poi ci sono quasi 105mila divorzi, oltre 6.300 separazioni e più di 130 annullamenti. Finisce un matrimonio ogni 5 minuti – riferisce la ricerca – e dal 1981 sono falliti due milioni e 700mila unioni all’altare. Ad aggravare la situazione la legge sul divorzio breve.

Poco lavoro, redditi in calo. Sulla famiglia pesa anche la difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia. Non c’è flessibilità lavorativa e sempre meno persone possono usufruire dei permessi di maternità o possono dedicare tempo alla cura dei familiari. Per non parlare della crisi economica che ha avuto un effetto devastante. La mancanza di lavoro colpisce le famiglie: due disoccupati su tre sono sposati. Nel 2007 questo dramma riguardava un milione e 100mila persone, nel 2013 tre milioni e 700mila. Inoltre, i salari stanno perdendo potere di acquisto dal 2009: il salario medio reale per le famiglie si è abbassato del 5,6%, passando da 1.698 euro del 2009 a 1.602 euro nel 2012.

Scarsi gli aiuti pubblici. La situazione è aggravata, denuncia il rapporto, dall’abbandono delle famiglia spagnola da parte dell’Amministrazione pubblica: la Spagna, infatti, occupa l’ultimo posto in Europa in quanto ad aiuti e protezioni per le famiglie. Non solo: la Spagna può contare su un organismo per la famiglia di “quarto livello” (Sottodirezione generale della famiglia), mentre nel resto d’Europa per lo più ci sono enti di primo livello, come i ministeri della famiglia. “L’Amministrazione centrale – sottolinea il rapporto – non solo non ha elaborato leggi e piani di sostegno alla famiglia, ma non sta neppure mantenendo la maggioranza degli impegni assunti nella campagna elettorale”. Quindi, non c’è una legge sulla famiglia, un piano integrato di aiuto alla famiglia, una legge di protezione della maternità o di conciliazione della vita lavorativa, personale e familiare e neppure una legge di prevenzione e mediazione familiare. Gli stanziamenti nel bilancio destinate al nucleo domestico sono insignificanti. Mentre in Europa (Ue28) si destina in media alle famiglie il 2,3% del Prodotto interno lordo, la Spagna dedica al massimo l’1,4% del suo Pil, il che pone il Paese tra le ultime ruote del carro degli Stati dell’Ue su questo versante. Le famiglie spagnole possono contare su ridotti e insufficienti aiuti che risultano discriminatori. A differenza del resto dell’Unione europea, la maggioranza delle famiglie spagnole non può accedere ai sussidi per il limite di reddito stabilito: meno di 11.519 euro lordi all’anno per entrambi i coniugi. Perciò la Spagna è il Paese dell’Ue che concede prestazioni al minor numero di famiglie.