L’Ue in breve

Trasporti, fondi Ue per collegare il continente
Nel bilancio Ue per i prossimi sette anni sono previsti 11,9 miliardi di euro di finanziamenti comuni per migliorare le grandi reti europee dei trasporti. La Commissione invita gli Stati membri a proporre, entro il 26 febbraio 2015, progetti da sovvenzionare. Siim Kallas, vicepresidente dell’Esecutivo e responsabile per i trasporti, ha spiegato che tali finanziamenti “si dovranno concentrare su nove corridoi che, insieme, formeranno la rete centrale dei trasporti e rappresenteranno la linfa economica del mercato unico”, “eliminando le strozzature, rivoluzionando i collegamenti est-ovest e snellendo le operazioni transfrontaliere per le imprese e i cittadini”. “I trasporti – ha specificato Kallas – sono fondamentali per l’efficienza dell’economia europea: investire in questo settore è più importante che mai per alimentare la ripresa. Le zone d’Europa sprovviste di buoni collegamenti non sono destinate a crescere o a prosperare. Gli Stati membri devono cogliere questa opportunità di finanziamento”. L’intento della Commissione è di realizzare una “rete centrale”, che dovrebbe essere istituita entro il 2030, collegando: 94 porti principali mediante reti ferroviarie e stradali; 38 aeroporti con collegamenti ferroviari verso le grandi città; 15mila chilometri di linee ferroviarie convertite ad alta velocità; 35 progetti transfrontalieri destinati a ridurre le “strozzature”. Le grandi direttrici di collegamento si possono così sintetizzare: corridoio Mare del Nord-Mar Baltico (interessa, con vari progetti, Finlandia, Stati baltici, Polonia, Germania, Paesi Bassi e Belgio); corridoio Mediterraneo (collega la Penisola iberica con il confine ungro-ucraino passando, fra l’altro, per Francia, Italia, Croazia, Ungheria); corridoio orientale-mediterraneo (porti dei mari del Nord, Baltico, Nero e Mediterraneo); corridoio scandinavo-mediterraneo (asse nord-sud dalla Svezia ai porti italiani e alla Valletta); corridoio Reno-Alpi (Europa centrale); corridoio atlantico; corridoio Mare del Nord-Mar Mediterraneo (dall’Irlanda e dal nord del Regno Unito fino al Mediterraneo); corridoio Reno-Danubio.

Erasmus, formazione e lavoro su scala europea
Favorisce la formazione professionale ma anche una più ampia preparazione culturale; è un elemento del curriculum che aiuta a trovar lavoro; apre le porte per una carriera e una vita sociale in un altro Paese europeo. La Commissione Ue ha pubblicato il 22 settembre il più ampio studio di impatto mai condotto su Erasmus, il programma comunitario per studiare all’estero. 80mila i soggetti intervistati, in massima parte giovani, oltre a insegnanti e imprese. “I giovani che studiano o si formano all’estero non acquisiscono soltanto conoscenze in discipline specifiche, ma consolidano anche le competenze trasversali fondamentali, molto apprezzate dai datori di lavoro”, si legge nel report finale. “I laureati con esperienza internazionale se la cavano meglio degli altri nel mercato del lavoro: l’incidenza della disoccupazione di lunga durata per questo gruppo è dimezzata rispetto a chi non ha studiato né si è formato all’estero e, a cinque anni dalla laurea, il loro tasso di disoccupazione è più basso del 23%”. Androulla Vassiliou, commissaria per istruzione e gioventù, presentando la ricerca ha affermato: “In un contesto europeo segnato da livelli inaccettabili di disoccupazione giovanile i risultati dello studio su Erasmus sono estremamente significativi. Il messaggio è chiaro: chi studia o si forma all’estero migliora le proprie prospettive lavorative”. Il nuovo programma Erasmus+ (con fondi Ue per il periodo 2014-2020) “offrirà sovvenzioni a quattro milioni di persone”, “dando loro la possibilità di sperimentare la vita in un’altra nazione mediante studi, formazione, insegnamento o volontariato”. Lo studio mostra che il 92% dei datori di lavoro ricerca nei candidati “i tratti della personalità che sono potenziati dal programma, quali la tolleranza, la fiducia in se stessi, le abilità di problem solving”. Erasmus “non si limita a migliorare le prospettive professionali, ma allarga anche gli orizzonti degli studenti e la loro rete di relazioni. Il 40% cambia il Paese di residenza o di lavoro almeno una volta dopo la laurea, quasi il doppio di quelli che non hanno fatto un’esperienza di mobilità durante gli studi”. Il 93% degli studenti con esperienza internazionale può concepire di vivere all’estero nel futuro, per chi è rimasto nello stesso Paese durante gli studi questa percentuale scende al 73%. Il 27% degli studenti Erasmus ha trovato il partner fisso nel Paese dove ha studiato.