CON L'AGORÀ SOCIALE
Presentato dall’arcivescovo Cesare Nosiglia l’appuntamento del 27 settembre che vedrà come protagoniste tutte le realtà del territorio. L’obiettivo è quello di individuare una “prospettiva comune” che rilanci le possibilità di sviluppo dell’area. Aiutandola a superare i limiti della monocultura industriale. Il mosaico da ricomporre: lavoro come emergenza, formazione come risorsa, welfare come investimento
Sabato 27 settembre, al Centro Incontri della Regione Piemonte di Torino, si tiene la seduta conclusiva della "Agorà del sociale" voluta dall’arcivescovo Cesare Nosiglia come momento di confronto sul futuro del territorio torinese e per un nuovo modello di sviluppo. L’iniziativa è stata presentata oggi in un conferenza stampa dell’arcivescovo. All’Agorà partecipano rappresentanti di tutte le realtà della Chiesa torinese, del mondo del lavoro, del credito, delle nuove imprenditorialità, della scuola e università. L’obiettivo è giungere ad una "prospettiva comune" che rilanci le possibilità di sviluppo dell’area. I primi interventi in programma sono quelli del sindaco di Torino Piero Fassino e del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino.
Il problema non è solo di Torino. Quante sono le aree italiane che, negli ultimi decenni, stanno vivendo con difficoltà a volte drammatiche una mutazione genetica della crisi – divenuta, da economica che era, sociale e culturale? Il Veneto, già patria delle piccole imprese rampanti; la Liguria, con una popolazione invecchiata e un sistema portuale che continua ad aspettare le infrastrutture di livello europeo; le province del Sud con una disoccupazione giovanile "globale" che si traduce in emigrazione… La crisi diventa così lo specchio e la cartina di tornasole non solo per le politiche del Paese ma anche una sfida per la stessa Chiesa italiana. C’è una svolta precisa e forte, quella del magistero di Papa Francesco, che invita a scrollarsi di dosso vecchie logiche e andare a riscoprire le "periferie"; e c’è anche la necessità di una presenza di un servizio al prossimo che non si limiti a tamponare le emergenze e testimoniare la vicinanza reale delle comunità cristiane ai poveri. È da questo incrocio di problematiche che il "caso Torino" emerge: non come soluzione, ma come un possibile percorso di rilancio e verrebbe da dire: di riscatto.
Lo spazio pubblico. L’idea della Chiesa di Torino si chiama "Agorà": lo spazio pubblico, aperto al dibattito, in cui tutti hanno il "diritto nativo" di intervenire: tutti i cittadini, come tutti gli "stranieri" che sono invece ormai cittadini a pieno titolo… L’arcivescovo Nosiglia, giunto a Torino alla fine del 2010, ha lanciato l’Agorà all’inizio del 2014, una scommessa per allargare il confronto partendo da un dato assodato: si sta concludendo la lunga transizione del sistemaTorino da area della monocultura industriale. L’impoverimento generalizzato (nel benessere economico come nella stessa struttura sociale) si è consolidato. E dunque è assolutamente necessario che il cammino del rilancio emerga "in chiaro", oltre i cenacoli dei centri studi, le strategie industriali, le lobbies dei "poteri forti" e le segreterie dei partiti. Da gennaio si sono formati gruppi di lavoro, nelle realtà ecclesiali come in quella della scuola e dell’impresa, del credito e del terzo settore, che hanno cercato di individuare, partendo dal "basso", dalla realtà concreta, i problemi e le possibili soluzioni alla crisi dell’area torinese. Ne è venuto fuori un lavoro complesso, ricco di informazioni e di prospettive originali, raccolto in una "piattaforma" che raccoglie i contributi, e che costituisce la base per i passi successivi (http://www.diocesi.torino.it/diocesitorino/allegati/50686/ALLEGATO%202%20-%20Piattaforma.pdf).
Un mosaico da costruire. Ci sono tre "pilastri" su cui si fonda ogni rinnovamento: il lavoro come emergenza, la formazione come risorsa, il welfare come investimento. Solo mettendo sullo stesso tavolo queste realtà si riesce a chiudere il mosaico: la qualificazione professionale dei lavoratori è la strada per superare in modo strutturale la disoccupazione; la scuola, l’università, la ricerca sono la leva su cui si costruisce futuro; il sistema del welfare non deve essere solo "spesa a perdere", sostegno assistenziale, ma può diventare un modo concreto di creare occupazione e coinvolgimento sociale. In tutti i settori l’innovazione non è solo un cambio di processo, ma di mentalità. I contributi dell’Agorà hanno guardato oltre i confini di Torino e dell’Italia, confrontando la nostra realtà con situazioni simili in Francia e Inghilterra, Spagna e Germania.
La "macchina sociale". Per rimontare una "macchina sociale" non più fondata soltanto sull’industria meccanica occorre però un sistema di "valori" nuovo. Non può essere il solo profitto il motore del rinnovamento sociale: per questo l’Agorà cerca stili di fraternità e insiste molto sulla "logica della rete", cioè il mettere in comune informazioni e studi ma anche burocrazie e "privilegi": nessuna istituzione, pubblica o privata, oggi è in grado di pensarsi "sola" ad affrontare i problemi di una società complessa; ed è solo da un progetto condiviso che possono venire soluzioni. L’esperienza recente, a Torino e non solo, è che dal "fare sistema" nasce non solo un metodo nuovo di lavoro ma una rete diversa di relazioni tra le istituzioni e i cittadini: perché un clima di "progettualità sociale", invece che di rassegnazione, porta a coinvolgersi, a lavorare insieme su obiettivi comuni.
Il momento della politica. Il documento-base dell’Agorà si apre con una premessa esplicita: questo è il momento della politica. La Chiesa ha lanciato e condotto la ricerca, animato l’interesse delle istituzioni: ma sapendo bene che il governo del rilancio non tocca a nessuno di questi soggetti e richiede invece il coinvolgimento del potere pubblico, che rappresenta tutti e si muove a servizio di tutti. Anche per questo i lavori di sabato vengono aperti, dopo il saluto di Nosiglia, dal sindaco di Torino Fassino e dal presidente della Regione Chiamparino. Cosa succederà dopo la celebrazione dell’assemblea? C’è sempre il rischio che anche l’Agorà rimanga un "libro di sogni", un altro documento programmatico senza futuro. La prospettiva concreta, invece, è che possa diventare, esattamente in questo periodo, uno dei riferimenti per il lavoro della "Città metropolitana" che deve nascere dai confini e dalle strutture dell’ex Provincia di Torino. La dimensione dell’area metropolitana, la sua rete territoriale è il contesto giusto per verificare le possibilità di lavorare in rete in quella dimensione, vasta e fondamentale, dei servizi strutturali (acqua, trasporti, energia) e dei servizi alla persona (accompagnamento sociale, sanità domiciliare, istruzione professionale…). In questo senso l’Agorà si rivela un cammino di grande attualità; e, per la Chiesa, una opportunità di speranza indispensabile.