SPAGNA
Un centro Caritas per aiutare persone di passaggio o che vivono per strada. Un pasto, un letto e… qualcuno che ti ascolta
Mano tesa alle persone senzatetto: è uno degli impegni della Caritas diocesana di Huelva, in Spagna, che nei primi otto mesi del 2014, tra gennaio e agosto, si è occupata di un totale di 657 persone senza fissa dimora e ha realizzato 12.303 interventi di vario genere. Il livello di aiuti prestati si è mantenuto in questo modo agli stessi livelli di attenzione degli anni precedenti, sebbene quest’estate – spiegano operatori e volontari – sia stata particolarmente difficile, perché le cure richieste si sono mantenute su livelli molto simili agli altri mesi dell’anno, anche di quelli più freddi. Il problema dei senza dimora è molto sentito in Spagna: ogni anno la Caritas spagnola e le Caritas diocesane, con la collaborazione di altri enti, promuovono, nell’ultima settimana di novembre una campagna di sensibilizzazione intitolata “Nessuno senza dimora”. La diocesi di Huelva si trova sulla Costa della Luce: molte persone sono di passaggio durante i mesi estivi nei comuni costieri, e le necessità di intervento per le persone che non hanno un tetto per ripararsi crescono in maniera significativa. Così negli ultimi tempi i livelli di cura nel centro per gente di passaggio e senzatetto, denominato “Porte aperte”, che si trova in via José María Pereda, nel “cuore” della città di Huelva, si è mantenuto a un livello molto elevato.
Soddisfare i bisogni primari. La Caritas diocesana di Huelva si è presa cura di 560 persone per soddisfare bisogni primari, come la prima colazione, i vestivi, le scarpe o i prodotti per l’igiene personale. Queste persone sono state beneficiarie di 7.266 prestazioni nei primi otto mesi dell’anno. Oltre a ciò, è stato offerto il servizio doccia e per l’igiene: in questo modo è stata data la possibilità a 430 persone di risolvere una questione fondamentale come quella di potersi lavare e vivere in condizioni degne. Nel centro “Porte aperte” si offre non solo la possibilità di fare una doccia o di consumare una colazione, ma si vuole anche dare la possibilità a queste persone di sentirsi ascoltate e non essere più “invisibili socialmente”, attraverso un lavoro di accompagnamento durante tutto l’anno. Queste azioni sono di vario genere, come accompagnare i senzatetto dal medico, offrire loro consulenza giuridica, aiutarli in procedure amministrative e nella gestione degli aiuti sociali o, ancora, ascoltare i loro problemi quotidiani, servizi che sono vitali e possono arrivare a essere inaccessibili a persone che vivono per strada.
Svago e tempo libero. Gli esperti della Caritas non hanno solo svolto il loro lavoro di cura nelle strutture del centro “Porte aperte”, ma hanno anche promosso attività di svago e tempo libero per i loro utenti: l’ultima, in ordine di tempo, è stata la possibilità di offrire un giorno in spiaggia e in compagnia a persone senza dimora, con un’escursione a Punta Umbria. La Caritas diocesana di Huelva concentra la sua attività in cinque filoni e uno di questo è proprio il lavoro con “gli ultimi, non curati da nessuno”. Il lavoro nel centro “Porte aperte” risponde proprio a questa vocazione di servizio e dedizione a coloro che sono più bisognosi ed esclusi, i più vulnerabili, che hanno maggiori problemi ad avere un lavoro degno e un posto nella società.
Il peso della crisi. A pesare sulla situazione è anche la crisi economica che, secondo il direttore della Caritas di Huelva, Julio González, “si è aggravata e cronicizzata. Inoltre, le reti sociali che prima sostenevano molte persone si stanno indebolendo a loro volta”. In particolare, la povertà diffusa aggrava la condizione dei senza dimora perché diminuiscono gli aiuti. Inoltre, “intere famiglie rischiano di finire a vivere per la strada, quando il membro che le sostiene economicamente perde il lavoro, non potendo far fronte al pagamento dell’affitto o delle bollette”. Tra le azioni intraprese dalla Caritas per favorire l’economia sociale c’è un laboratorio artigianale, destinato a diffondere iniziative di lavoro produttivo e solidale e a vendere articoli di artigianato realizzati nei laboratori del centro “Porte aperte”. Il laboratorio di riciclaggio, di riparazione e riutilizzo offre un’opportunità di occupazione a persone in situazione di esclusione e, al tempo stesso, vuole sensibilizzare la società sulla necessità di ridurre i livelli di consumo, riutilizzando le cose vecchie, riparando quello che hanno bisogno di essere aggiustate e dando un uso nuovo a ciò che sembra inservibile.