L'OPINIONE DEL TERRITORIO

Famiglia: scuola di umanità” “Le prime pagine ” “dei giornali diocesani

I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, guardano al Sinodo sulla famiglia, appena iniziato. “L’Assemblea – rilevano le testate Fisc – avrà il compito di fotografare la situazione attuale”

"La famiglia al centro di tante attenzioni". I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni, guardano con grande interesse al Sinodo dei vescovi sulla famiglia. "L’Assemblea generale del Sinodo – rilevano le testate Fisc – avrà il compito di fotografare la situazione attuale per capire come oggi, la Chiesa può sostenere e aiutare la famiglia che vive, talvolta, una crisi di identità senza precedenti". Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: la situazione italiana, cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

Il Sinodo sulla famiglia. "Guardare davvero uomini e le donne di oggi": questo è lo scopo del Sinodo sulla famiglia per i giornali Fisc. "In un momento di profonda crisi che, al di là delle difficoltà economiche, affonda le proprie radici in un disorientamento antropologico, dove i valori e l’investimento culturale sembrano affondare, noi, come Chiesa, siamo chiamati tutti ad una responsabilità ben precisa, che va oltre il chiacchiericcio patinato, le promesse politiche, il pour parler privo di impegno: tutti, perché ciascuno è soggetto attivo di una società che desideriamo cambiare, ma senza fare il primo passo", osserva Francesca Cipolloni, direttrice di Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia). Secondo Salvatore Coccia, direttore dell’Araldo abruzzese (Teramo-Atri), "la pace in famiglia richiede sforzi quotidiani poiché la vita di coppia oggi incontra non poche difficoltà, la stessa relazione tra giovane ed adulto è spesso messa in discussione al punto di creare rotture. All’interno della famiglia stessa la mancanza di lavoro contribuisce al venir meno della pace. Sono tutti contesti nei quali ciascuno di noi è chiamato a dare il suo contributo, a portare materialmente il suo mattone affinché la costruzione poggi su basi solide e non abbia a distruggersi al sorgere della prima avversità". Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri) evidenzia: "L’assemblea sinodale avrà inoltre il difficile compito di affrontare la questione dei divorziati risposati civilmente e di coloro che sono stati abbandonati. Il Sinodo, anche in questo caso, valuterà la situazione e, superando la mera questione della recezione dei sacramenti o meno, cercherà di dare un segnale forte chiedendo a vescovi e sacerdoti di proporre adeguate azioni pastorali capaci di responsabilizzare i coniugi nei loro impegni di vita matrimoniale". A che cosa serve il Sinodo dei vescovi? "Se lo chiedete a gran parte dell’informazione – sostiene Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona) – la risposta la trovate chiara: serve per decidere se dare la comunione, oppure no, ai divorziati risposati. Risposta chiara, ma non vera. Il Sinodo serve anzitutto per conoscere e ascoltare, con partecipazione e amore ‘le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono’". A giudizio di Paolo Lomellini, editorialista della Cittadella (Mantova), "quale che sia la sintesi che ne uscirà sarà importante, oltre al contenuto di merito, anche il modo e lo stile con cui i cristiani sapranno testimoniare e annunciare i valori della famiglia: lo stile della gioia e della speranza fondate sulla ‘medicina della misericordia’, senza cadere nel rischio del giudicare con ciglio severo e cupo". Infatti, rilancia la Guida (Cuneo), "Papa Francesco chiede alla Chiesa un atteggiamento inclusivo, che non alzi le barricate del buon tempo antico (O tempora! O mores!)". In effetti, dice Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), a partire dell’intervento del cardinal Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest, "senza sminuire la verità, essa va proposta ponendosi anche dall’angolazione di coloro che più ‘fanno fatica’ a riconoscerla come tale e a viverla". Per Marco Piras, direttore dell’Arborense (Oristano), "il nostro essere stati famiglia e il nostro diventare famiglia ha bisogno di cammini di guarigione. Da che cosa? Anzitutto da una confusione nei ruoli: la salute e la sanità di un sistema familiare è garantito dalla chiarezza dei ruoli che si giocano all’interno della famiglia". "I nodi al pettine, per la decisiva e delicata realtà che si dipana tra le pareti domestiche, sono tanti e seri – osserva Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) -. Sotto vari profili, umani, economici, etici, pastorali…". Elio Bromuri, direttore della Voce (Umbria), fa notare che i padri sinodali "parleranno e diranno tutto, poi si vedrà e si valuterà, senza fretta di concludere perché ci sarà un secondo tempo nel 2015". Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), mette in luce un altro aspetto: "Il momento è ‘creativo’: il Papa ha posto i padri sinodali davanti a una pagina bianca, dove campeggia a titolo il tutto della famiglia ma dove nessuna riga è già scritta e neanche abbozzata. Quattro volte, tra sabato 4 e domenica 5 ottobre, ha invitato alla creatività, alla misericordia, all’attenzione ai bisogni del popolo, delle famiglie, a cercare parole nuove". Salvo Di Salvo, presidente dell’Ucsi Siracusa, scrive sulle pagine di Cammino (Siracusa): "Il compito che attende i 191 padri sinodali è allo stesso tempo affascinante e difficilissimo. A cominciare dalla più urgente e decisiva: come trovare le parole più efficaci per ridire al mondo contemporaneo la bellezza del matrimonio e della famiglia? Come vincere la cultura dell’egoismo, del relativismo e dell’individualismo che sembrano aver fatto calare un gelo di provvisorietà nell’alfabeto delle relazioni?". Per Enzo Gabrieli, direttore di Parola di Vita (Cosenza-Bisignano), il Sinodo "si sta rivelando, dalla lettura delle sintesi delle congregazioni generali, una fucina ed un reale luogo di confronto". "La famiglia credo sia come una canzone, a volte di Claudio Baglioni e spesso di Vasco Rossi: ne desideriamo il ripetersi perché il suo sapore è inesauribile, cioè immediato e istintivo", scrive la Fedeltà (Fossano). "La famiglia, come istituzione mediatrice di senso, si pone tra individuo e società e come tale influenza in maniera attiva la stabilità e il cambiamento dei valori": è il pensiero offerto dall’Ora del Salento (Lecce). Eppure, spesso si offre un’immagine distorta della famiglia, come rileva la Settimana (Livorno) e questo è colpa "della ‘comunicazione’ in senso molto più ampio. Delle fiction di successo, del cinema, della letteratura contemporanea, della pubblicità; il modello che si è imposto non contempla la famiglia tradizionale, ci sono ragioni economiche (due single hanno due case, per esempio, o comprano due surgelati) e ci sono soprattutto schemi culturali nuovi (di cui il Sinodo sta ampiamente dibattendo proprio in questi giorni)". Logos e ragioni della verità (Matera-Irsina) e il Cittadino (Genova) utilizzano come editoriale le parole del Papa nella veglia di preghiera del 4 ottobre: "La famiglia continua ad essere scuola senza pari di umanità, contributo indispensabile a una società giusta e solidale". Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), focalizza un nodo che il Sinodo deve affrontare: "Come conciliare l’ascolto con umiltà delle diverse situazioni in cui oggi si presenta la famiglia o le relazioni affettive con l’altro ascolto quello di Cristo? Si potrebbe dire che oggi sul tappeto c’è gran parte di quella modernità che ha rimesso in discussione tutto l’uomo: dalla famiglia alle unioni gay, dalle tecniche di procreazione al fine vita, dalle questioni di genere alle manipolazioni genetiche, dai diritti degli animali e delle piante ai giudici e sindaci che si sostituiscono al legislatore e trascrivono le unioni gay o le unioni di fatto". Vittorio Croce, direttore della Gazzetta d’Asti (Asti), di fronte a tutti i problemi che deve affrontare il Sinodo, suggerisce che "davvero occorre pregare, pregare per capire la via più giusta, pregare per saperla percorrere. Certamente è quella della volontà di Dio e quindi della carità". Il Sinodo per Luigi Sparapano, direttore di Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi), diventa l’occasione per fare una disamina della famiglia in diocesi.

La situazione italiana. Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), parla della situazione italiana: "Cantiere politico, ma anche cantiere di lavori e soprattutto di idee. E poi di desiderio di esserci, di diventare protagonisti del proprio destino, senza aspettare che gli eventi ci capitino addosso. A cominciare dalle riforme, che non sono solo quelle elettorali e istituzionali, ma anche quelle in grado di incidere nel nostro quotidiano, quelle che possono aiutare i nostri ragazzi a trovare uno sbocco alle loro aspirazioni". Del Jobs Act che avanza si occupa Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia): ". Il Jobs Act può essere la prima riforma che apre la strada alle altre, scuotendo un parlamento statico, che è apparso bloccato sul passato mentre la società avanza. L’orizzonte non è dei migliori", ma "siamo convinti che un cammino comune di ripresa può essere intrapreso superando immobilismi e contrapposizioni e puntando sulle riforme più urgenti, ormai note a tutti (lavoro, fisco, giustizia, scuola…), per ridare speranza ai giovani e alle famiglie che stanno portando il carico più pesante della crisi persistente". Ma non tutte le riforme sono riuscite. Pier Giovanni Trossero, direttore dell’Eco del Chisone (Pinerolo), denuncia: "Ad un anno dalla soppressione di tanti Tribunali i problemi di ieri restano quelli di oggi. Se la riforma è nata per risparmiare soldi si tratta solo di una bufala". Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), mette in luce l’aspetto della crisi della politica: "Evidentemente per il rinnovo della politica non basta il ricambio generazionale, in parte avvenuto, né le azioni per ridimensionare la cosiddetta casta. Se manca il rispetto fondamentale delle istituzioni, innanzitutto in chi ne fa parte, tutto rischia di essere inutile. È necessario sapere fino a che punto ci si può spingere nella lotta politica e nel forzare il senso delle norme per poter fermarsi prima che la propria azione possa ingenerare dei danni ben più gravi di quelli che si vorrebbe combattere".

Cronaca. Diversi gli spunti dalla cronaca. Giuseppe Rabita, direttore di Settegiorni dagli Erei al Golfo (Piazza Armerina), parla del traffico d’armi: "L’economia deve girare, chi se ne frega delle parole di un Papa idealista e di quelli che gli vanno appresso! Così chi ha la possibilità di spendere petrodollari li investe nelle nazioni che costruiscono le armi salvaguardando tanti posti di lavoro: Pecunia non olet, dice il proverbio! Sarà cinico, ma è stato sempre così: la brama di denaro e di potere muovono l’agire umano dai tempi di Caino". Di fronte alla notizia della diffusione della ‘ndrangheta sul territorio locale, Luigi Losa, direttore del Cittadino (Monza e Brianza), è preoccupato: "Non vedo inquietudine e di conseguenza e men che meno indignazione, almeno quella, che pure dovrebbe fare da argine, muovere a scatti di orgoglio, di difesa, di tutela di un territorio, della gente che ci vive, dei propri figli e nipoti". Anche Alessandro Repossi, direttore del Ticino (Pavia), si lamenta: "Davvero non c’è modo di porre freno al degrado di Pavia. In queste prime settimane dopo le vacanze estive la situazione, se possibile, è peggiorata. Qui non si tratta più di discutere sui limiti che deve avere la movida notturna in città. È un problema, prima di tutto, di educazione". Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), racconta una bella esperienza: "A Bologna un anno fa Federico Bastiani ha fondato la prima ‘social street’, quella di via Fondazza. Di che si tratta? I cittadini della via sono usciti dall’anonimato, hanno cominciato a frequentarsi, aiutarsi, a riscoprire il gusto di stare insieme", senza discriminazioni o forme di esclusione. Una riflessione sui valori è quella che propone Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia): "La crisi dei valori è la crisi dell’uomo, la dimenticanza di alcuni valori dipende dalla dimenticanza della sua vera natura. Se si sbaglia in questo senso, se si negano le fondamentali dimensioni della persona umana, il mondo dei valori si frantuma e si disperde e al loro posto vengono collocati gli pseudo-valori, i valori di comodo, gli anti-valori. Su di essi crolla la persona umana e si sfascia la società". "Imola a rischio desertificazione?". È l’interrogativo che pone l’editoriale del Nuovo Diario Messaggero (Imola), che ricorda: "Le previsioni per il territorio sono di ulteriori difficoltà causate dai dissesti recenti e futuri che si sono o che potranno verosimilmente manifestarsi: le valutazioni di un coinvolgimento di circa 5mila persone sono assolutamente credibili e supportate dai numeri". La Vita Casalese (Casale Monferrato) ricorda che dal 17 al 19 ottobre si terrà "La Sagra del Giusto" con prodotti equo-solidali. Il Corriere Eusebiano (Vercelli) parla della "flebile ripresa" del commercio e della ristorazione sul territorio locale.

Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. Pino Malandrino, direttore della Vita diocesana (Noto), prende spunto dal recente convegno pastorale: "Come gli apostoli smarriti, siamo chiamati a ‘varcare la soglia’ delle nostre Chiese e quella delle nostre case, per provvedere, noi stessi, con il cuore e con tutto quello che possediamo, a dare il necessario a chi è nel bisogno. Proprio oggi, in un momento storico in cui tutto sembra remare contro". La Voce Alessandrina (Alessandria) parla della lettera pastorale del vescovo Guido Gallese "Ripartiamo da Dio (…e dai fratelli!)", che dà "nuovo slancio nell’azione evangelizzatrice". Edoardo Tincani, direttore della Libertà (Reggio Emilia-Guastalla), spiega perché è giusto abbonarsi al settimanale: "Internet, come ampiamente annunciato dagli esperti, è diventato il coagulo e in un certo senso il motore dei diversi media, ma non per questo soppianterà, per lo meno a breve termine, gli strumenti tradizionali dell’informazione. Prendiamo il nostro caso, giusto per non parlare di massimi sistemi: ha ancora senso abbonarsi a La Libertà, se c’è già un sito internet? Certo, perché solo il giornale, con la sua organizzazione, fornisce il quadro completo delle notizie e degli appuntamenti diocesani". Grazia Biasi, direttore di Clarus (Alife-Caiazzo), riflettendo sull’ottobre missionario, ricorda l’uccisione delle suore in Burundi: "Il pensiero si spinge oltre e guarda all’intero mondo in cui uomini e donne hanno scelto di spezzare il pane con gli altri, oltre che spezzarsi la schiena, per costruire case e scuole ai più poveri, per compiere chilometri a piedi o in bicicletta portando parole, non di paura ma di conforto, parole di speranza e non di rassegnazione, parole di fiducia e non di disprezzo. Portando la Parola". Luigi Lamma, direttore di Notizie (Carpi), parlando dell’inaugurazione di una scuola cattolica, scrive: "Nemmeno il terremoto del 2012 ha messo in crisi il ‘miracolo educativo’ che continua a manifestarsi nella nostra chiesa grazie all’impegno di sacerdoti, religiose, genitori e insegnanti uniti nell’impresa di tenere in vita le scuole cattoliche. La libertà di educazione oltre ad essere un principio della dottrina sociale cristiana è anche recepito nella costituzione italiana anche se in termini pratici la tanto attesa parità sul piano economico è ben lungi da realizzarsi".