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Europa in stato di allerta. Gli Stati si mobilitano sul versante della prevenzione. L’Ue tende la mano ai Paesi colpiti dall’epidemia
È stato avvistato a inizio agosto in Spagna, nel corpo di un missionario che non ce l’ha fatta. Da allora altre 9 persone, di cui tre decedute, sono state contagiate tra Norvegia, Inghilterra, Spagna, Germania. L’ebola, indesiderato ospite dell’area Schengen, si è infiltrato in Europa dopo aver infettato in Africa quasi 9mila persone, avendone fatte morire la metà in Liberia, Sierra Leone, Guinea e Nigeria.
Bruxelles in pre-allarme. “La competenza” in materia sanitaria “spetta agli Stati membri” ripetono le istituzioni europee, mentre “il ruolo della Commissione è di incoraggiare la cooperazione e una migliore comprensione delle problematiche in gioco”, spiega una nota diffusa da Bruxelles il 15 ottobre. Nel frattempo però sono stati stanziati 180 milioni di euro per gli aiuti ai Paesi colpiti. L’emergenza ebola, insomma, è entrata nell’agenda di tutte le riunioni di vertice Ue di questi giorni, della conferenza telefonica tra Barack Obama e i primi ministri di Italia, Germania, Francia e Regno Unito lo stesso 15 ottobre e del prossimo vertice dei Capi di stato e di governo dei Ventotto, che si terrà il 23-24 ottobre. Dal summit informale dei ministri della salute, tenutosi il 16 ottobre, non sono peraltro emerse misure speciali: si chiedono controlli “in uscita” negli aeroporti dei Paesi africani investiti dalla malattia; si prefigura una più stretta collaborazione tra gli Stati per lo scambio di informazioni sul virus, la prevenzione, le cure; è convocato il 4 novembre un seminario di alto livello per verificare la situazione negli ospedali europei.
La mobilitazione Ue. Nell’elenco che l’Ue ha stilato sui bisogni dell’Africa occidentale per arginare l’epidemia ci sono trasporti, coordinamento sugli aiuti, attrezzatura, disponibilità di staff medico competente e sostegno alla popolazione. Sul fronte umanitario, l’Unione europea fa riferimento a chi è già attivo sul campo: l’Oms, Medici senza frontiere e la Federazione internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa (Ifrc). Per la Commissione una necessità prioritaria è di “mantenere i collegamenti tra i Paesi interessati e il mondo esterno” sia per “l’ingresso e la libera circolazione degli operatori sanitari” sia “per mantenere le missioni diplomatiche dell’Ue operative” in quegli stessi Stati. Decisioni unilaterali nella sospensione dei collegamenti con le zone colpite diventano ostacolo all’emergenza, precisa Bruxelles, poiché “rendono difficile il controllo e l’isolamento dei pazienti”, il rifornimento di attrezzatura medica e di materiale per la protezione del personale sanitario impegnato nella cura dei malati. L’Europa comunitaria ha anche inviato ricercatori e laboratori mobili per favorire la diagnosi precoce, mentre il Centro di coordinamento di risposta all’emergenza della Commissione (Ercc) e il meccanismo di protezione civile sono attivi per mettere in circolazione tutti gli aggiornamenti sull’emergenza e le risorse messe a disposizione dagli Stati membri.
Una rete di sicurezza. Una grande preoccupazione è legata ai cittadini europei che lavorano nei Paesi colpiti dalla malattia, al personale sanitario e ai volontari, per cui sono di “cruciale importanza sistemi affidabili di evacuazione” rapida. Mentre le misure “per difendere i propri confini dall’ebola rimangono competenza esclusiva degli Stati membri”, come ha ribadito il Commissario alla salute Tonio Borg il 16 ottobre. Resterebbe comunque basso il livello di rischio di “contagio secondario”, per cui è morta ad esempio l’infermiera spagnola che ha curato un malato di ebola. Però intanto l’Europa si sta preparando per ulteriori casi tra i suoi confini. Il Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Ue ha attivato una rete per la sicurezza dei servizi ospedalieri, una rete per i laboratori onde garantire a tutti i Paesi membri accesso alle possibilità di diagnosi del virus, ha messo a disposizione informazioni per i viaggiatori e per la stampa; ha intrapreso un lavoro sulle procedure per gli aeroporti e le autorità sanitarie per la gestione di eventuali casi di ebola individuati durante un volo.
“Spirito di solidarietà”. Secondo i dati a disposizione della Commissione “la maggior parte degli Stati membri sembrano ben preparati”, mentre alcuni Paesi hanno “potenziali” difficoltà ad accedere ad attrezzature, sistemi di trasporto, laboratori e risorse conoscitive. “In spirito di solidarietà, il comitato per la sicurezza sanitaria sta coordinando la condivisione di risorse essenziali che alcuni Stati hanno offerto di mettere a disposizione di altri Paesi, se richiesto”, spiega la Commissione. È comunque “molto improbabile” che ebola raggiunga le stesse proporzioni in Europa come nell’Africa occidentale, soprattutto perché l’Ue ha standard elevati di igiene, di prevenzione e cura delle malattie.
La possibilità di un vaccino. “Non vi è attualmente alcun trattamento autorizzato o provato per ebola” precisa la Commissione, però l’Oms sta alacremente lavorando per identificare “potenziali trattamenti efficaci”. Sul fronte della ricerca, la Commissione intende mobilitare con una procedura di emergenza una parte dei fondi del programma Orizzonte 2020 per studi clinici sui vaccini e terapie.