PROFUGHI IN GERMANIA
Parla il presidente della Caritas tedesca: “Occorre vincere le paure, ma la nostra gente è solidale”. Il ruolo della Chiesa
I dati europei mostrano come le richieste di asilo per motivi umanitari aumentino di anno in anno. I profughi in fuga da crisi politiche e conflitti armati – in Medio Oriente, Africa, Europa dell’est… – aspirano almeno allo status di rifugiato. La Germania vive una situazione particolare, di accoglienza e di disponibilità: l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati parla di 77.109 domande d’asilo nei soli primi sei mesi del 2014, il 60% in più rispetto allo stesso periodo del 2013; di queste, 12.888 dalla sola Siria. Sono stati invece 11.818, da gennaio a fine giugno, i decreti di concessione d’asilo. Il segreto dei dati positivi tedeschi nasce forse dalla scelta di sensibilizzare la popolazione e promuovere il “contatto personale” come misure chiave per creare solidarietà e accoglienza. Le istituzioni cattoliche di soccorso, di volontariato, e gli ordini missionari tedeschi hanno impegnato 543 milioni di euro per promuovere e realizzare progetti pastorali e sociali in Europa e nel mondo. Monsignor Peter Neher, presidente di Caritas Germania, esprime a Massimo Lavena di Sir Europa valutazioni sulla situazione tedesca e sulle necessità concrete alle quali fornire risposte.
La Germania è terra di immigrazione e di accoglienza massiccia di profughi: ma quali sono le paure, comprensibili, della popolazione? Cosa fare per educare alla diversità e alla accoglienza?
“La popolazione dimostra una grande disponibilità e manifesta il proprio assenso verso l’accoglienza dei profughi. Uno studio appena condotto ha accertato che oltre la metà della popolazione tedesca è del parere che la Germania debba accogliere ancora più profughi. Allo stesso tempo, naturalmente, esiste anche la paura nei confronti dello straniero. Per questo motivo è fondamentale informare costantemente la gente sulle cause della fuga e consentire il contatto tra i profughi e gli abitanti dei Paesi e delle città di accoglienza. Se riusciamo a creare un rapporto personale con le persone che cercano asilo da noi, diventa molto più facile comprendere ciò di cui esse hanno bisogno e capire l’emergenza che ha spinto donne, uomini e bambini a venire da noi”.
La Chiesa tedesca fa quadrato davanti alle richieste d’aiuto dei profughi dei richiedenti asilo in Germania: quali le azioni in corso?
“In Germania stiamo sperimentando una grande ondata di disponibilità ad aiutare da parte della popolazione. Molte persone donano vestiti e giocattoli o lavorano da volontari in loco per agevolare l’arrivo e l’inserimento dei profughi nel nostro Paese. Alcune associazioni Caritas diocesane, come ad esempio a Colonia, Monaco, Rottenburg-Stoccarda e Dresda, hanno realizzato materiale informativo che è stato messo a disposizione delle parrocchie. È importante fornire informazioni sul tema dell’asilo: ma lo è altrettanto rafforzare la sensibilità su ciò di cui i profughi hanno bisogno”.
Nella recente assemblea plenaria della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Marx ha sottolineato come anche tra i cristiani ci sia spesso indifferenza, rifiuto, diffidenza. Quali sono i passi da intraprendere per una solidarietà piena e fattiva?
“È importantissimo informare la gente sulle cause della fuga e far capire che molti dei profughi che arrivano da noi hanno vissuto cose tremende e che sono traumatizzati. La Caritas tedesca si impegna inoltre anche affinché i profughi vengano accolti in strutture abitative piccole e non in alloggi come caserme o strutture alle periferie dei paesi e delle città. In questo modo è più facile non creare ghetti e che la cittadinanza entri in contatto con i richiedenti asilo. L’incontro è sempre il miglior sistemi per abbattere l’indifferenza e rafforzare la solidarietà. Molti vescovi hanno scritto alle parrocchie degli appelli alla solidarietà e hanno aperto le loro case ai profughi. Nell’ambito della domenica dedicata alla Caritas, svoltasi lo scorso settembre, la nostra istituzione ha organizzato il Café International in oltre 200 località del Paese, invitando la gente di differenti culture e Paesi a incontrarsi. Quest’iniziativa ha riscosso un grande successo ed è un ulteriore tappa verso una buona convivenza”.
Il documento presentato ad agosto sull’attività umanitaria e assistenziale delle istituzioni cattoliche ha mostrato un aumento considerevole dell’impegno economico, sia come azioni umanitarie all’estero (basti pensare al Medio Oriente) sia per attività solidali in Germania. Quali i problemi legati a questo aspetto?
“Anche le crisi e i conflitti bellici attuali sono seguiti con attenzione dalla Caritas tedesca. Ad esempio, operiamo in Siria e in Iraq collaborando con partner locali, al fine di tentare di mitigare le sofferenze delle persone. Perciò abbiamo bisogno di molto denaro e siamo molto contenti che la gente sia disposta a donare. Da questo punto di vista, per me il problema più grande è il fatto che nonostante la generosità di numerose migliaia di donatori e donatrici, non si riesca a lenire definitivamente la sofferenza e le necessità di tante popolazioni dei Paesi poveri, perché la situazione nelle aree di crisi è troppo drammatica”.