EDITORIALE/2

Ue, verso un nuovo” “ordine mondiale?

La nuova Commissione europea dovrà confrontarsi con uno scenario internazionale in grande movimento

In agosto il politologo e scrittore canadese Michael Ignatieff ha presentato in un articolo per “New York Review of Books” la sua visione del nuovo ordine mondiale. Questo sarebbe caratterizzato da un doppio confronto del blocco occidentale intorno a un nucleo formato da Stati Uniti e Unione europea (Ue), con regimi capitalisti e autoritari come Russia e la Cina da un lato, e con l’estremismo islamista dall’altro. Su questo sfondo è interessante valutare i futuri commissari europei per le relazioni esterne. E il bilancio appare piuttosto positivo.
Al di là di un’indispensabile resistenza muscolare al progredire dello Stato islamico in Iraq e Siria, Ignatieff raccomanda al blocco occidentale di evitare qualsiasi clima di rabbia e di ritorno ai precetti di un’autarchia che metterebbe fine alla globalizzazione, poiché “l’unico ordine mondiale che avrebbe la possibilità di mantenere la pace sarebbe un ordine pluralista che accetti società aperte e chiuse, autoritarie e libere”. Tuttavia, in questa nuova costellazione geopolitica il blocco occidentale sarebbe messo di fronte al proprio disfunzionamento democratico. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, profondamente divisi nei due ambiti, essi dovranno rifondare la propria nazione limitando il potere del denaro nelle sfide elettorali. Quanto agli europei, la sfida sarà quella di costruire una vera comunità di Stati le cui popolazioni diano fiducia alle istituzioni Ue non solo per organizzare un grande mercato comune, ma anche per gestire un’unione economica e monetaria attraverso una banca centrale e un tesoro pubblico europeo. Solo a tale condizione l’Europa potrebbe pesare nella nuova era tramite una credibile politica estera e di sicurezza comune.
Per arrivarci non rimane molto tempo e Jean-Claude Juncker, presidente designato della Commissione europea, ne ha coscienza quando parla della Commissione dell'”ultima chance”. E in questo senso le audizioni dei futuri membri della Commissione, che si sono concluse il 20 ottobre, sono state piuttosto incoraggianti, almeno per quanto riguarda le persone interpellate per gli incarichi collegati alle relazioni esterne, che con competenza ed entusiasmo hanno saputo convincere eurodeputati e osservatori.
Cecilia Malmström, liberale svedese, si è impegnata per una maggiore trasparenza nei negoziati commerciali, tra cui il dossier Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership, trattato di libero commercio tra Usa e Ue), pur rimanendo legata al principio del libero commercio.
L’austriaco Johannes Hahn, che faceva già parte come Malmström della squadra di José Manuel Barroso, sarà ora responsabile dei dossier sull’allargamento dell’Unione e della politica di vicinato. Sottoscrivendo totalmente l’annuncio di Juncker, che non ci saranno nuovi allargamenti dell’Unione europea nei prossimi cinque anni, non ha nascosto la propria ambizione di far avanzare il processo di adesione con i Paesi candidati. Per quanto riguarda l’Ucraina, Hahn ha osservato che non si dovrebbe respingere per sempre la richiesta di un riavvicinamento con l’Ue se la popolazione ucraina lo desiderasse.
Il croato Neven Mimica, esperto diplomatico, dovrebbe ereditare l’incarico di commissario per la cooperazione internazionale e lo sviluppo. Ha assunto un forte impegno a fornire un ruolo di leadership dell’Ue nei negoziati sul quadro globale per lo sviluppo post-2015. La sua seconda priorità sarà la revisione dell’accordo di Cotonou tra l’Ue e i Paesi Acp (Africa, Caraibi, Pacifico).
Christos Stylianides, cipriota e interpellato da Juncker per l’incarico di aiuto umanitario e gestione delle crisi, ha espresso ai deputati il proprio entusiasmo per un portafoglio “al cuore dei valori universali” che non può essere sacrificato sull’altare dei risparmi di bilancio. Il momento chiave del suo mandato sarà il primo summit umanitario globale, nel 2016 a Istanbul.
Infine, il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, oggetto di qualche interrogativo dopo l’annuncio della sua candidatura per il posto di Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera e di sicurezza comune, ha convinto con la sua determinazione e buona padronanza dei dossier. La Russia – a suo avviso – non sarebbe più un “partner”, ma sempre “un Paese strategico e un vicino”. Mogherini ha poi sottolineato la necessità di “fermare lo Stato islamico, che non è uno Stato, non è l’islam, ma una grave minaccia mondiale”. Uno dei suoi primi compiti strategici sarà la redazione di un rapporto per il Consiglio europeo del giugno 2015 che discuterà un’eventuale nuova strategia europea di sicurezza. L’ultima, risalente al 2003, non aveva ancora preso coscienza del nuovo ordine mondiale di cui Michael Ignatieff ha appena delineato i contorni.