UNIONE EUROPEA
Settimana intensa, con la plenaria del Parlamento, l’elezione della Commissione, il summit dei 28 capi di Stato e di governo
Il Consiglio europeo, da tempo convocato sui temi economici ed energetici, chiude una intensa settimana comunitaria, cominciata con la sessione plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo, proseguita con l’elezione della nuova Commissione, e terminata appunto con il summit dei 28 capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles. Al di là delle pur numerose decisioni assunte in questi giorni, e al netto di quelle rimandate o di quelle prese solo a metà, si è assistito a un ulteriore, piccolo passo avanti dell’integrazione politica, il cui nuovo corso tende a dare più spazio e “peso specifico” al Parlamento eletto direttamente dai cittadini.
Parte Barroso, arriva Juncker. Gli eurodeputati si sono riuniti a Strasburgo dal 20 al 23 ottobre, con un ordine del giorno fitto, comprendente, fra l’altro, l’ultimo discorso del presidente della Commissione in carica, José Manuel Barroso, il discorso programmatico e l’elezione del nuovo Esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker, l’analisi del bilancio 2015, l’emergenza-ebola, i dibattiti su diversi temi di politica estera, con al centro dell’attenzione soprattutto Ucraina e Isis. L’Emiciclo si è quindi espresso per la futura Commissione con 423 voti a favore su 699 votanti, 209 contrari, 67 astenuti. Dal 1° novembre il collegio Juncker prenderà il posto della squadra di Barroso e resterà in carica fino al 2019. La maggioranza a favore del politico lussemburghese è costituita da Popolari, Socialisti e democratici e Liberaldemocratici. Contrari gli altri gruppi, con opposizioni più “morbide”, e comunque filoeuropee, come quella dei Verdi, e posizioni più oltranziste che si annidano nell’estrema destra della francese Marine Le Pen (Front National), nell’Ukip (Indipendentisti britannici) e nella Sinistra unitaria.
Piano per gli investimenti. Nel suo intervento in Aula il 22 ottobre, Jean-Claude Juncker ha tra l’altro affermato: “Chi non investe non cresce, e chi non cresce non può garantire occupazione”. La prima parte dell’intervento è stata dedicata alla nuova organizzazione dell’Esecutivo; quindi è entrato nel merito del programma e dei problemi urgenti da affrontare. Ha ribadito che il suo collegio terrà fede al promesso “piano di investimenti” per 300 miliardi, che sarà presentato prima di Natale, “perché si tratta di un elemento essenziale per la ripresa economica, per il lavoro e per i nostri cittadini”. Juncker ha però specificato che tale piano “non può essere finanziato con il debito; serve piuttosto un apporto intelligente di fondi pubblici che solleciti l’iniziativa di investimenti privati”. Ma per ora non è affatto chiaro da dove dovrebbero giungere tutti questi miliardi. Quindi il presidente ha ribadito: “Il nostro compito prioritario è la lotta alla disoccupazione”. Nessun cedimento, invece, sul rispetto del Patto di stabilità e crescita. “Le regole non si cambiano – ha detto Juncker – e ancora a giugno i 28 capi di Stato e di governo hanno affermato di volerle rispettare. Ma tali regole possono essere interpretate con tutto il margine di flessibilità consentito dai trattati”.
Nessun allargamento. Numerosi i temi sollevati da Juncker. Fra questi: il Trattato per il partenariato commerciale con gli Stati Uniti, le migrazioni “clandestine” e “regolari”, l’agenda digitale, la politica estera, la “riscoperta del metodo comunitario”, auspicando in questo caso una più stretta collaborazione tra le istituzioni dell’Unione, con un ruolo sempre più rilevante assegnato al Parlamento. Juncker quindi ha chiarito: “Ho voluto un commissario con la delega ai negoziati per l’allargamento perché sia chiaro che non intendiamo illudere nessuno. Nel corso dei prossimi cinque anni, dunque lungo il mandato della mia Commissione, non ci saranno ingressi nell’Unione europea. Però i negoziati andranno avanti” con tutti i Paesi candidati e potenziali candidati, “con lo stesso impegno e la stessa volontà” inclusiva.
Il “macigno” dei bilanci. Juncker, sollecitato da deputati e giornalisti, ha detto anche alcune parole a proposito dell’iter in corso per l’approvazione, da parte di Bruxelles, delle Leggi di stabilità degli Stati membri che si dovrebbe concludere il 29 ottobre, tema sul quale diversi Paesi – Francia, Italia, Austria, Slovenia, Malta – sono “sulle spine”. A questo proposito Juncker ha ribadito di essere sempre in contatto con Barroso, e che “non esistono due Commissioni”, quella uscente e quella entrante. “C’è una sola Commissione” che si assumerà le proprie responsabilità in materia di controllo dei bilanci. Infine la “carovana” europea si è spostata a Bruxelles per il Consiglio del 23 e 24 ottobre: in agenda la situazione economica e finanziaria, la politica energetica e climatica, ebola, la politica estera e lo scenario globale, divenuto ancor più teso dopo l’attentato terroristico di Ottawa.