CITTÀ METROPOLITANE/2
Il 28 settembre sono andati al voto gli amministratori locali di Milano e Genova, il 12 ottobre quelli di Torino. Già convocata la prima seduta dei consigli metropolitani lombardo e ligure, chiamati a redigere gli statuti delle neonate città metropolitane. Per Venezia, invece, bisogna attendere le elezioni comunali fissate nella primavera del 2015″ “
Torino, Milano, Genova e Venezia. Sono quattro le città metropolitane al Nord, individuate dalla legge 56/2014 ("Legge Delrio"). E se per Venezia è tutto fermo fino alla primavera del 2015, data in cui si terranno le elezioni comunali e terminerà il commissariamento successivo alle dimissioni del sindaco Giorgio Orsoni, eletto nel 2010 e decaduto lo scorso giugno assieme al consiglio comunale (per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, conseguenti a vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il primo cittadino), negli altri tre capoluoghi si procede a tappe forzate verso la piena operatività delle nuove istituzioni locali, il 1° gennaio 2015. Il 28 settembre sono andati al voto gli amministratori locali di Milano e Genova, il 12 ottobre quelli di Torino. Già convocata la prima seduta dei consigli metropolitani lombardo e ligure, chiamati a redigere gli statuti delle neonate città metropolitane. Torino: legge anticipata nei fatti. Con 315 Comuni e circa 2.250.000 abitanti, Torino sarà la quarta città metropolitana in Italia per popolazione e numero di abitanti, mentre è senza dubbio quella che raggruppa il maggior numero di Comuni (Milano, al secondo posto, ne ha 134). Il dibattito verso un’area metropolitana, qui, vide la luce negli anni Cinquanta, con la prima individuazione di un’aggregazione di Comuni fatta nel 1952 e che comprendeva, oltre al capoluogo, 23 Comuni limitrofi. Nel 1972 un Decreto del presidente della giunta regionale individuò un ambito definito "Area metropolitana", nel quale erano compresi 53 Comuni suddivisi in due "cinture" attorno al capoluogo. Risale al 2000, invece, il "piano strategico" del Comune di Torino per promuovere la città e l’area metropolitana, che prevede tra le linee strategiche di "costruire il governo metropolitano"; dal 2003 si parla di Conferenza metropolitana (che racchiuderebbe 38 Comuni) e nel 2007 viene firmato un protocollo d’intesa tra i sindaci di 17 Comuni con lo scopo di "promuovere nuove occasioni di progettazione e cooperazione intercomunale, anche attraverso il reciproco avvalersi di strutture e iniziative". Esperienze che hanno anticipato la Legge Delrio come "nuovo modo d’intendere le relazioni economiche e territoriali, tra le istituzioni stesse e tra queste e gli operatori economici", in un territorio che guarda oltre la Fiat, verso "una specializzazione tecnologica fondata su innovazione e ricerca" – recita il Manifesto promotore della nuova Torino metropolitana -, promuovendo al tempo stesso "le nuove vocazioni – terziarie, universitarie, culturali e turistiche – sorte in questi anni". Milano: la sfida dell’Expo. A Milano la città metropolitana – che ha oltre 3 milioni di abitanti di cui la metà nel capoluogo – può fare da "volano a un’eccellenza", purché sia policentrica, dando pari dignità ai diversi territori. Questa è la sfida lombarda, dove la nuova forma di governo locale avrà subito un banco di prova di rilievo internazionale con Expo 2015. In un territorio diversificato in varie aree omogenee, come ad esempio la zona di Sesto San Giovanni, l’Alto Milanese, quella del Rhodense, dell’Abbiatense, della "Bassa", dove già esistono forme di cooperazione tra Comuni (si pensi, ad esempio, alla conferenza dei sindaci dell’Alto Milanese), il rischio da evitare è la predominanza del capoluogo. Per questo la proposta per Milano che viene da una "periferia" che – a buon motivo – non si considera tale è di suddividersi in municipalità, sull’esempio degli "arrondissement" parigini, ciascuna delle quali con una sua autonomia. Un’idea non nuova: già nel 1992 Regione Lombardia e Provincia di Milano elaborarono un piano per l’area metropolitana milanese che prevedeva la suddivisione del Comune capoluogo in sei municipalità, ciascuna con un suo "sindaco". Genova: fermento nel Tigullio. Dopo la legge 142 del 1990 sull’Ordinamento delle autonomie locali, che prevedeva aree e città metropolitane, la Regione Liguria fu la prima a identificare per legge (LR 12/1991) l’area metropolitana genovese, che comprendeva 41 Comuni uniti al capoluogo da contiguità territoriale e da rapporti di stretta integrazione per attività economiche, servizi essenziali, caratteristiche ambientali, relazioni sociali e culturali, interessando una popolazione complessiva di circa 800mila abitanti. In quella circostanza rimasero fuori dall’area territoriale Chiavari e altri 28 Comuni del Tigullio, zona a levante di Genova con forti istanze autonomistiche per la quale si parlava dell’istituzione di una nuova provincia. Ora, invece, la città metropolitana comprende tutti i 67 Comuni della provincia di Genova (che peraltro, dal 2012, è retta da un commissario straordinario in attesa della nuova legislazione). La sfida, anche qui, è tener conto della vastità del territorio e delle sue differenze. E non mancano le perplessità del Tigullio e del levante ligure (tra Rapallo e Sestri Levante), che anche pochi mesi fa ha rilanciato – per bocca del sindaco di Chiavari, Roberto Levaggi – la proposta di una nuova provincia, per uscire da Genova Città Metropolitana.