GRAN BRETAGNA

Ukip, l’anti-Europa utile?

Il partito indipendentista cresce nei sondaggi. Fa tremare Westminster ma, per il politologo Goodwin, sollecita l’Ue a ripensarsi

Beve e fuma troppo, come ha ammesso la moglie. Eppure Nigel Farage, il leader dell’Ukip, partito di destra che vuole portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, fa paura a tutti. Dal premier David Cameron, al leader dell’opposizione Ed Miliband. Per non parlare del liberaldemocratico Nick Clegg. Al potere sì, ma in grave crisi.

Sondaggi favorevoli. Secondo gli ultimi sondaggi, l’Ukip (United Kingdom Independence Party, Partito per l’indipendenza del Regno Unito), di esplicita impostazione antieuropea, raccoglie il 19% dei voti, con un aumento del 4% dopo le ultime, impopolari, richieste, giunte alla Gran Bretagna dalle istituzioni di Bruxelles, di regolarizzare il contributo al bilancio europeo versando entro inizio dicembre 2,1 miliardi di euro. Arrivato per la prima volta a Westminster lo scorso settembre, grazie a un deputato che ha lasciato i Conservatori per unirsi a Farage, il partito ha quasi sconfitto anche i Laburisti, per la prima volta, nel seggio di Heywood e Middleton. Oggi gli occhi di tutti sono puntati su Rochester e Strood, circoscrizione dove, il prossimo 20 novembre, un altro ex conservatore, Mark Reckless, potrebbe infliggere a Cameron l’ennesima sconfitta.

Quelli che restano indietro. Secondo Matthew Goodwin, docente di politica all’università di Nottingham – autore del volume “Revolt on the right”, “Rivolta sulla destra”, uno studio dettagliato sulla formazione politica di Farage -, l’Ukip ha così successo perché attrae i “rimasti indietro”, i vecchi voti delle classi lavoratrici profondamente ansiose nei confronti dell’immigrazione e non più rappresentate dai partiti maggiori. “Gli elettori dell’Ukip”, chiarisce Goodwin, “non sono ricchi e non hanno un approccio di destra in economia. Sono nazionalisti, sostenitori di valori morali tradizionali, contrari all’immigrazione. Ukip è un partito di destra radicale, come altri in Europa, ma il suo sostegno più grande viene da persone che, una volta, erano comunisti o socialisti”.

La figura del leader. Gran parte del successo dell’Ukip è dovuto alla figura del suo leader, Nigel Farage. Il professor Goodwin lo definisce “un politico molto efficiente e molto fortunato perché arrivato al momento giusto. Farage è carismatico, parla molto bene ed è bravissimo a tenere il partito insieme. Il rischio di queste formazioni antisistema è che tendono a frammentarsi perché è facile trasformare questa opposizione verso l’interno, contro il leader del tuo stesso partito. Farage fa un lavoro di trincea, nella base del partito, che è importantissimo”. Comunque l’autore di “Rivolta sulla destra” non pensa ci sia un rischio che l’Ukip porti la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea. “Anche se dovesse avere un buon successo” alle prossime elezioni politiche, nel 2015, “il partito di Farage non avrà più di 6-12 seggi per il modo in cui il nostro sistema elettorale funziona”, spiega Goodwin. “Il rischio che la Gran Bretagna lasci l’Ue non viene da una vittoria dell’Ukip, ma da una eventuale vittoria dei conservatori, perché è David Cameron che ha promesso un referendum sulla presenza britannica nell’Unione”.

L’Unione diventa più popolare… Il politologo aggiunge: “Quello che emerge dagli ultimi sondaggi dell’opinione pubblica è proprio l’opposto. Il sostegno per l’Unione europea sta aumentando, paradossalmente, perché molti elettori in Gran Bretagna sono anti-Ukip. E più associano il voto per il partito indipendentista con il voto per abbandonare l’Ue, più diventano desiderosi di rimanere con Bruxelles”. Del resto secondo il professor Goodwin, “non esiste il rischio di una disgregazione dell’Ue sotto l’urto dei movimenti di destra che crescono in tutta Europa, perché questi ultimi rimangono partiti di minoranza che non raccolgono più del 20-25% del voto. Diventa soltanto più difficile in ciascun Paese formare governi a maggioranza stabile”.

“A dover cambiare è Bruxelles”. La vera ricetta per resistere ai partiti di destra, secondo Goodwin, è una maggiore flessibilità delle istituzioni dell’Unione. “Non aiuta di certo”, dice il professore, “come ha fatto Barroso, che ci si lamenti in continuazione della presenza inglese e che venga versata acqua fredda su qualsiasi proposta di Cameron. Il risultato è che si infuriano molti degli elettori inglesi senza arrivare da nessuna parte”. “Un piccolo gruppo di grandi Paesi – ossia Francia e Germania – che indicano agli altri il ritmo di musica al quale ballare non va bene. L’Unione europea deve cambiare se vuole che la Gran Bretagna continui a farne parte”, conclude Goodwin.