LETTONIA
Il card. Puniats racconta l’impegno della Chiesa cattolica. Il sostegno al nucleo domestico “dovrebbe essere il primo impegno dello Stato”
In difesa della famiglia tradizionale. Nel centro storico di Riga, a due passi dalla cattedrale cattolica di San Giacomo, un centinaio di persone sfilano per una causa che sta molto a cuore alla Chiesa locale. Vogliono riaffermare la loro fede nella famiglia composta da uomo e donna, ma anzitutto sottolineare il pericolo dell’ideologia del gender che “insidia” l’insegnamento scolastico.
Solidarietà. A organizzare il corteo sono i “Musuberni”, che in lettone vuol dire “diritti dei bambini”. Da affermare tutti insieme, mamme e papà, nonne e nonni. Recando in mano cartelli ritraenti proprio la famiglia tradizionale e palloncini variopinti. Padre, madre e figli. Uomini e donne. Tra i loro obiettivi anche la solidarietà a quei movimenti cattolici europei alle prese, nei loro Paesi, con tentativi di minare dalle fondamenta, in maniera ideologica, la famiglia. A partire dall’esperienza delle “Lebenspartnerschaft”, le “unioni di vita” tedesche. “Oggi questa manifestazione è l’esempio che la situazione è veramente difficile”: è stato il commento a caldo del cardinale Janis Puniats, arcivescovo emerito di Riga, a margine di una manifestazione pubblica svoltasi il 1° novembre. Quando Sir lo incontra nella chiesa di Santa Maria del Soccorso in lui è evidente l’interesse a parlare della famiglia.
La voce della Chiesa. “Nella nostra società, nei media, nel mondo politico è importante rafforzare la consapevolezza che la cura della famiglia dovrebbe essere la prima preoccupazione dello Stato. Se la famiglia si sente sicura, fiorisce, i bambini nascono, crescono sani e la società inizia a fiorire”. Si era espresso così sulla pagina web della Chiesa lettone, monsignor Zbignev Stankevics, arcivescovo di Riga. La Chiesa locale ha molto a cuore la questione “famiglia”, e pur se i battezzati sono una minoranza, si cerca di lavorare per riaffermare la dottrina tradizionale. “Noi sacerdoti, siamo circa duecento – dice il card. Punjats -, ci impegniamo ogni giorno per il Paese. Dopo l’indipendenza nella nostra patria molte chiese sono state costruite di nuovo e sono state fondate venti nuove parrocchie. Il nostro lavoro, anche in campo familiare, è capillare”.
La formazione. Se al centro del dibattito lettone ed europeo c’è la teoria del gender e in definitiva quali modelli di insegnamento importare nelle scuole, il cardinale emerito vuole sottolineare l’impegno della Chiesa nella formazione. “Abbiamo un ginnasio a Riga, un istituto per gli studenti cattolici e il seminario per i futuri sacerdoti, in una sola parola lavoriamo con quello che abbiamo, con tutte le nostre forze”.
Difendere il diritto. “Oggi la nostra Costituzione esprime molto bene il diritto di famiglia che noi affermiamo, costituita da un uomo e una donna, ma ora, dopo l’elezione del nuovo Parlamento” e la formazione del nuovo Esecutivo (a gennaio si è insediata come capo del Governo Laimdota Straujuma) “nessuno sa se ci sarà una nuova legislazione sulla famiglia”. Intanto – sottolinea il porporato – nel 2015 ci sarà il gay pride in Lettonia. “L’eco delle ideologie si avvicina ai Baltici”.
Uniti tra Chiese sorelle. “La posizione dell’episcopato lettone, sin da quando ero presidente della Conferenza episcopale, è stata molto chiara e lo è anche ora”. Il card. Punjats difende strenuamente la famiglia tradizionale, “una posizione in favore della quale ha parlato anche il nostro attuale vescovo durante il Sinodo sulla famiglia”. Nell’impegno, l’emerito si sente in buona compagnia. “I luterani sono più dei cattolici in Lettonia ma anch’essi seguono una linea fortemente tradizionale, siamo uniti con tutte le forze da molto tempo sull’argomento. Perché la situazione è veramente intollerabile”.