SPAGNA

Welfare debole, società più povera

Il peso della crisi economica “fotografato” nel Rapporto Foessa 2014. Scommettere su lavoro, educazione, casa e salute

Solo il 34% della società spagnola vive una situazione di “piena integrazione”, mentre la popolazione che vive in condizione di “esclusione sociale” raggiunge quasi dodici milioni di persone, di cui cinque milioni in “esclusione severa”. È uno dei dati del settimo Rapporto Foessa sull’esclusione e lo sviluppo sociale in Spagna 2014, che mette in guardia dalla rottura del contratto sociale che era la base del sistema di welfare nel Paese iberico. Il Rapporto è stato presentato dalla Fondazione Foessa (Fomento de Estudios Sociales y de Sociología Aplicada, Promozione di studi sociali e sociologia applicata) e dalla Caritas spagnola nei giorni scorsi a Madrid.

Fotografia della situazione. I dati del Rapporto Foessa, che sono stati presentati da Sebastián Mora, direttore esecutivo di Foessa e segretario generale della Caritas spagnola, e da Francisco Lorenzo, coordinatore del Rapporto e responsabile degli Studi di Caritas, offrono sia elementi di preoccupazione, per gli effetti della crisi sulla struttura sociale del Paese, sia ragioni di speranza, soprattutto rispetto alle reti familiari, la partecipazione sociale, la solidarietà e il volontariato. Tra i problemi dell’attuale modello di sviluppo sociale, ci sono sicuramente gli alti livelli di disuguaglianza salariale, la limitata capacità redistributiva del sistema di imposte, una riduzione delle prestazioni offerte, poca sensibilità alle necessità delle famiglie. Nel Rapporto si evidenzia come gli effetti della crisi sui redditi siano preoccupanti, dal momento che la percentuale di famiglie colpite contemporaneamente da problemi di deprivazione materiale e da povertà di reddito è aumentata di quasi il 50% negli ultimi anni. La precarietà colpisce ambiti come l’alloggio e la salute. Dei quasi 12 milioni di esclusi, il 77,1% ha problemi con il lavoro, il 61,7% per l’alloggio e il 46% per la salute.

Una generazione ipotecata. Le famiglie maggiormente in difficoltà sono quelle con molti figli e molti giovani, questi ultimi altra categoria parecchio penalizzata dalla crisi, tanto che il Rapporto li definisce “generazione ipotecata”. A questa si aggiunge una “generazione espulsa” di lavoratori che sono usciti dal mercato del lavoro e non riescono più a trovare occupazione. Nell’analizzare gli effetti delle politiche di austerità sia in Spagna sia in tutta l’Unione europea, la ricerca conferma che i tagli ai servizi sociali e al benessere sono incompatibili con l’obiettivo di ridurre la povertà previsto nella strategia comunitaria “Europa 2020”.

Punti di forza. Il Rapporto dedica però una buona parte delle sue analisi per valutare i punti di forza della società spagnola. Come “capitale sociale” sono state identificate la solidarietà familiare e le reti di aiuto, che, sebbene con qualche rischio di indebolimento, resistono malgrado il forte impatto della crisi. Altro aspetto positivo che emerge è il gran numero di iniziative di volontariato e di azione collettiva, esperienze di interscambio e collaborazione reciproca, che canalizzano le energie associative. E anche se c’è una parte del capitale sociale e culturale che è stato distrutto, c’è un’altra parte – spiegano i ricercatori – che si sta evolvendo, ricreando le reti, riscoprendo valori e rigenerando istituzioni. Queste nuove iniziative si basano sulle dinamiche del capitale digitale.

Alcune proposte. La Fondazione Foessa offre alla società, poteri pubblici e operatori sociali ed economici anche alcune proposte, che si concentrano su tre focus, orientati all’ambito dello sviluppo sociale, degli effetti della povertà e della costruzione del bene comune. Tra le proposte la valutazione dell’azione politica rispetto al loro impatto su salute, educazione, lavoro, redistribuzione della ricchezza; standard di protezione sociale di base in tutto il Paese attraverso un sistema di “minimo garantito”; lo sviluppo di una protezione sociale fondata sul rafforzamento dei servizi sociali pubblici; la costruzione di un impegno redistributivo etico che avvicini la Spagna alla media europea; la spesa sociale come “investimento sociale”, dando priorità a quelle aree che permettono maggiormente di correggere le disuguaglianze, quali la salute, l’istruzione, le pensioni e il reddito minimo; lo sviluppo di politiche familiari efficaci e con risorse sufficienti. E, ancora, l’adozione di una politica efficace che eviti la trasmissione intergenerazionale della povertà che – mette in guardia Foessa – è uno dei pericoli latenti oggi e di maggiore gravità per il futuro.