AUSTRIA

Domenica senza lavoro: un diritto

Parla la teologa Kienesberger che ritiene il riposo un bene necessario: a livello personale, familiare e comunitario

Sempre meno riposo e famiglia di domenica, e sempre più lavoro, produzione, commercio e consumi. Accade in Austria, ma non solo… Gli ultimi dati ufficiali sul lavoro domenicale nel Paese alpino sono relativi al 2012: la domenica hanno lavorato regolarmente 612.100 persone (di cui 322mila donne) nel settore dei servizi; 101.900 persone (di cui 15.800 donne) nel settore produttivo e nell’industria; 8.200 persone (di cui 2.100 donne) nel settore agricolo. Un totale di 722.200 persone su complessivi 3.627.300 lavoratori dipendenti. Eppure la propensione è quella di una ulteriore espansione del lavoro domenicale, a partire da Vienna. Gabriele Kienesberger, teologa e membro della Allianz für den freien Sonntag Österreich (Alleanza austriaca per la domenica libera dal lavoro) espone a Massimo Lavena per Sir Europa la situazione austriaca e le considerazioni sull’importanza del rispetto del riposo domenicale.

Una recente proposta della Camera di Commercio di Vienna di liberalizzare la domenica lavorativa in determinate “zone turistiche” ha unito le voci contrarie: cosa ne pensa? E quali sarebbero i soggetti e le categorie più vessate da questa ipotesi?
“Riteniamo inaccettabile l’istituzione di zone turistiche a Vienna, perché subito anche i centri commerciali alla periferia vorrebbero aprire la domenica, appellandosi al principio del pari trattamento. In tal modo si oltrepasserebbero i limiti e, alla fine, tutta la città verrebbe dichiarata zona turistica. Riteniamo che gli orari di apertura esistenti siano più che sufficienti. Gli albergatori di Vienna registrano semestralmente un incremento di ospiti che vengono a Vienna nonostante la chiusura domenicale dei negozi, o forse addirittura a causa di essa. Vienna ha una quantità di attività culturali da offrire che attraggono il pubblico. Chi sarebbe coinvolto dall’apertura domenicale? Commessi di negozio (per lo più donne) di tutti i settori; gestori e proprietari di piccole e medie attività che devono essere presenti; magazzinieri; addetti alle pulizie; addetti alla sorveglianza; polizia; addetti alle consegne; addetti alla sorveglianza dei parcheggi e poi le famiglie dei dipendenti e gli abitanti delle aree coinvolte, con i relativi problemi di traffico, rumore, parcheggi…”.

Attualmente a livello Ue c’è una presa di posizione di almeno 40 europarlamentari favorevoli a una regolamentazione in favore della “libera domenica”. Libera dal lavoro, ovviamente… Cosa serve per far aumentare l’attenzione delle istituzioni nazionali davanti alle necessità personali, familiari e sociali e ai vantaggi del riposo domenicale?
“Da parte dell’Alleanza europea per la domenica libera dal lavoro, si sta tentando di creare un gruppo di interesse al Parlamento europeo. Scopo dichiarato è ancorare la domenica libera dal lavoro alla nuova Direttiva europea sul lavoro che deve essere negoziata ex novo. La gente ha bisogno di ritmi più equilibrati tra lavoro e vita, da un punto di vista individuale e collettivo. Occorrono periodi di tempo libero, innanzitutto per poter condurre una vita familiare e di relazione stabile e serena. Le persone hanno inoltre bisogno di tempi di riposo regolari e certi per potersi ristorare fisicamente e psichicamente. L’eliminazione dei limiti tra orario di lavoro e orario di riposo aumenta lo stress continuo e diminuisce il riposo necessario ad attenuarlo. Una disciplina giuridica chiara e applicata anche in più Paesi – quanto meno nell’ambito della pausa domenicale – diminuirebbe la pressione della concorrenza all’interno del Paese e nelle regioni di confine”.

La domenica “giorno del Signore” è sempre più relegata in secondo piano: come rilanciarne l’esigenza umana e l’utilità sociale, al di là della fede dei credenti?
“Quando nel terzo Comandamento si dice ‘Ricordati di santificare le feste’, da un punto di vista biblico innanzitutto si tratta dell’aspetto sociale, il riposo; dopodiché entra in gioco una motivazione religiosa: il settimo giorno, il Sabbat, è sacro, poiché Dio, al termine della Creazione, si è riposato in quel giorno, poiché la benedizione del Signore è in questo giorno (Genesi 2,2 ss). I primi cristiani hanno festeggiato come giorno di riposo, oltre al Sabbat, anche il primo giorno della settimana quale giorno della Resurrezione, giorno del Signore, come ancora fanno oggi molti cristiani in tutto il mondo. La domenica ci consente di essere semplicemente ‘esseri umani’, indipendentemente dalla situazione materiale e dai risultati in campo professionale. Per quanto riguarda le Chiese impegnate per la domenica libera dal lavoro, esse si adoperano nella preoccupazione per l’individuo e per il benessere sociale al contempo, nello stesso modo in cui si pronunciano sulle questioni relative alla povertà, alla giustizia globale e ad altre questioni sociali. La domenica libera del lavoro inoltre è un simbolo di libertà e della coesione sociale. Ecco perché parliamo di un vero e proprio diritto di tutti a una domenica libera dal lavoro”.