BULGARIA

La preziosa eredità dei martiri

Ricordo dei cristiani ortodossi, cattolici e protestanti uccisi dal regime. Dal loro sangue “un futuro radioso per la Chiesa”

Centinaia di sacerdoti ortodossi, decine di pastori protestanti e sacerdoti cattolici, suore e laici: hanno vissuto e sofferto insieme, reclusi nel lager sull’isola bulgara di Belene dal regime comunista che non poteva permettere che l’autorità di Dio superasse quella del partito. Alcuni non sono neppure arrivati nei lager, come i quattro beati cattolici: il vescovo di Nicopoli, mons. Eugenio Bossilkov, e i tre sacerdoti assunzionisti – Pavel Dzidzov, Kamen Vichev e Josafat Scisckov -, condannati a morte e fucilati davanti alla prigione di Sofia nella notte dell’11 novembre 1952. A loro e alle migliaia innocenti rinchiusi, umiliati e annientati perché considerati “nemici del popolo”, è stata dedicata la festa dei martiri intitolata “Beati gli afflitti perché saranno consolati”, svoltasi a Belene il 15 novembre.

La scelta del sacrificio. “La fede e la spiritualità sono state tra le mire preferite del regime comunista”, ha affermato il Presidente della Repubblica Rossen Plevneliev nel suo intervento durante la tavola rotonda “Testimoni della fede durante il regime comunista”, nell’ambito della festa dei martiri. L’accanimento contro i cattolici e i protestanti è stato particolarmente forte, perché i vertici di tali confessioni si trovavano all’estero. “Così nel 1952 furono montati una serie di processi contro esponenti della Chiesa cattolica”, ha ricordato il Presidente. Vengono arrestate una quarantina di persone: fra di esse il vescovo Bossilkov, 27 sacerdoti e una suora. L’accusa è di “spionaggio a favore delle forze imperialistiche” e di “azioni contro il potere del partito comunista”. “Il beato Bossilkov avrebbe potuto evitare la morte rimanendo a Roma, come gli consigliavano in molti, o poteva accettare le proposte del regime che voleva metterlo a guida di una Chiesa cattolica patriottica”, sostiene padre Walter Gorra, parroco della cattedrale “San Paolo della Croce” a Russe. “Però non l’ha fatto – continua -; ha voluto donare la propria vita per il suo gregge”. Sottoposto a torture atroci affinché firmasse false confessioni, mons. Bossilkov non si arrende e dichiara: “Sono rimasto fedele al Papa e alla Chiesa!”.

Screditare le Chiese cristiane. “Lo scopo di questi processi è stato di diffamare i pastori delle Chiese cristiane e intimorire i fedeli”, ha spiegato il Presidente Plevneliev, “e le conseguenze di queste repressioni sono presenti anche oggi, quando la società ha grandi aspettative dalla Chiesa”. Mons. Hristo Proykov, presidente della Conferenza episcopale bulgara, ha invece condiviso i suoi ricordi personali di quell’epoca: “La paura negli occhi dei miei genitori”, “i sacerdoti che conoscevo che d’improvviso sparivano”, “la chiesa parrocchiale rimasta sigillata a lungo con un poliziotto di fronte alla porta”. “Purtroppo ancora oggi non conosciamo il luogo della sepoltura dei martiri cattolici fucilati – si rammarica -. I comunisti non hanno voluto dirlo”. A sui avviso “se oggi cattolici, ortodossi e protestanti insieme possono rendere omaggio ai martiri del regime, significa che l’ultima parola nella storia appartiene sempre a Dio”.

L’ecumenismo dei martiri. “Il sangue dei martiri ha dato forza alla Chiesa nel comunismo”, ha sostenuto invece il sacerdote ortodosso Zoran Mamuchevski, della diocesi di Veliko Tarnovo. Il quale ha ricordato “i martiri della Chiesa ortodossa, di cui 300 sacerdoti uccisi nei lager”. E ha aggiunto: “La sofferenza ha accomunato i rappresentati delle diversi religioni”. Secondo padre Paolo Cortesi, rettore del santuario “Beato Eugenio Bossilkov, “lì si praticava l’ecumenismo dei martiri, il più convincente”. “Dietro il filo spinato sognavano la libertà di vivere in pace insieme, ma anche una Bulgaria migliore”.

Riconciliarsi con il passato. Infatti le ultime parole del beato Bossilkov sono: “Il solco del nostro sangue traccerà un futuro radioso per la Chiesa in Bulgaria e altri raccoglieranno quello che noi abbiamo seminato con sofferenza”. Secondo padre Cortesi “per costruire questo futuro bisogna riconciliarsi con il passato, ma anche dar vita a centri di ricerca e documentazione che permettano ai giovani di attraversare il ponte del passato per tornare migliori nel presente”. Il rettore del santuario ha lanciato l’idea di trasformare uno dei reparti del lager di Belene in “luogo della memoria, dedicato alle vittime del totalitarismo frutto della collaborazione tra le Chiese cristiane e le istituzioni civili”. I martiri bulgari sono stati beatificati da Giovanni Paolo II: mons. Bossilkov nel 1998 a Roma e i tre assunzionisti durante la visita del pontefice in Bulgaria.