''LEVANTE FILM FESTIVAL''

Bari, con “Mystic” ” “spazio al cinema” “che ama la spiritualità

Sessanta appuntamenti (fino al 22 dicembre) tra conferenze, proiezioni e tanti ospiti. La volontà degli organizzatori della rassegna non sta nello scovare i curiosi misteri insiti nella filmografia italiana e internazionale, ma cercare l’immenso valore dell’essere umano all’interno di un percorso spirituale. Che esso sia cristiano o musulmano e senza trascurare il campo dell’esoterismo massonico

Da Pier Paolo Pasolini a Francesco Rosi, da Totò a Gino Cervi. Il cinema italiano è stato sempre colmo di simboli religiosi, citazioni esoteriche e simboli massonici. Ed è per questo che la dodicesima edizione del "Levante International film festival" di quest’anno, in programma a Bari fino al 22 dicembre, ha voluto fondersi con spiritualità e trascendente sempre presenti nella settima arte. Il tema scelto quest’anno dal presidente del Festival, il regista Mimmo Mongelli, è proprio ‘Mystic’. Organizzato in collaborazione con Apulia Film Commission e Circuito d’Autore, Regione Puglia, Provincia, Comune di Bari, Camera di Commercio di Bari e Italo Orientale, Università di Bari e Accademia di Belle Arti, il festival è suddiviso in quattro macro sezioni: "Liff mystic" (conferenze), "Il cielo sopra Berlino – il cinema tedesco e il trascendente", "Finestra a levante – tutti i colori di Kieslowsky" e "A un passo dal secolo – MosFilm anniversary". Sessanta appuntamenti tra conferenze, proiezioni e tanti ospiti. Tra gli altri: monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto; il teologo ed esorcista padre Michele Bianco; i registi Silvano Agosti e Louis Nero; lo scrittore Stefano Bisi; il filosofo Diego Fusaro e il giornalista-scrittore James Ulmer.

Spiritualità e cinema. Quella di quest’anno è la dodicesima edizione del Levante film festival. Dodici come il primo e il secondo numero della serie. Dodici come gli apostoli di Cristo. Dodici come i frutti dell’Albero della vita per gli Ebrei. Dodici come le porte della città celeste. Ma dodici anche i frutti dello spirito, i segni zodiacali e i giorni della natività. Che questa sia la dodicesima edizione di quest’anno e che il tema scelto sia "Mystic", ovviamente è solo una curiosa coincidenza. Comunque la volontà degli organizzatori della rassegna non sta nello scovare i curiosi misteri insiti nella filmografia italiana e internazionale, ma cercare l’immenso valore dell’essere umano all’interno di un percorso spirituale. Che esso sia cristiano, musulmano o riguardante il campo dell’esoterismo massonico. Di sicuro la scelta dei registi non è casuale. Vengono proposti, infatti, Lynch, Bresson, Buñuel, Pasolini, Tarkovskij, Bergman e tanti altri maestri del cinema che, nell’arco della loro carriera, hanno sempre ricercato il proprio itinerario spirituale utilizzando il proprio talento per avvicinarsi alla tematica della religiosità, della spiritualità e del misticismo. Si pensi a David Lynch per esempio. Per terminare le riprese di "Eraserhead" il regista ci ha messo cinque anni. Ma a salvare il finale fu un passo della Bibbia. Oppure Bresson con "Processo a Giovanna D’Arco" e "Il diavolo probabilmente" in cui il regista analizza l’anima dei personaggi verso il proprio destino. Le loro sono opere concettuali e filosofiche nelle quali si rivela il più limpido aspetto artistico del cinema. Un concetto sempre meno frequente.

Un Cristo nuovo. Nella programmazione filmografica del festival viene riproposto "Il vangelo secondo Matteo" che Pier Paolo Pasolini diresse nel 1964, e che si fonda sulla narrazione della vita di Gesù. Una narrazione ben lontana dal racconto canonico. Un’opera, questa, molto controversa. Pasolini, infatti, fu accusato di vilipendio alla religione di Stato per il commento musicale, la mimica facciale del Cristo e i dialoghi. Eppure il suo film è stato riconosciuto come un film vicino alla Chiesa. Pienamente rivalutato dopo la scomparsa del regista, il film attirò l’attenzione di alcuni intellettuali del tempo come Natalia Ginzburg, Alfonso Gatto ed Enzo Siciliano. Ma l’opera cinematografica di Pasolini va messa in una doppia luce come sostiene monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto: "Pasolini cerca sempre la sua dimensione spirituale e con ‘Il Vangelo secondo Matteo’ manifesta la sua convinzione profonda di fronte a Cristo. Lo attualizza. Ma Gesù parla al vento, parla a nessuno. C’è chi dice che questo sia un film cattolico. Ma definirlo così sarebbe come irridere l’onestà intellettuale del regista. È certamente un film spiritualista ma non cattolico perché Pasolini si dichiarava ateo e non credeva in Gesù Cristo figlio di Dio. Riteneva invece che fosse uno dei più grandi personaggi dell’umanità il cui messaggio ha avuto un impatto in tutti i tempi, anche se storicamente era stato superato".