SPAGNA
La Chiesa di Siviglia si è interrogata a partire dal dramma della disoccupazione. Ripensare l’economia e gli stili quotidiani
Con il tema “Interpellati dalla nuova configurazione del lavoro umano” si è svolto, nei giorni scorsi, nel seminario metropolitano di Siviglia, il primo incontro diocesano dell’Azione congiunta contro la mancanza di lavoro “Di fronte al disoccupato, arriva la tua coscienza”.
Il dramma della disoccupazione. L’arcivescovo di Siviglia, monsignor Juan José Asenjo, ha aperto la riunione invitando tutta la Chiesa di Siviglia a porre al centro delle comunità la preoccupazione per le persone che sono disoccupate. “La crisi ha fatto sì che molte famiglie abbiano perso il lavoro e la speranza e la Chiesa di Siviglia non può restare estranea a questa situazione. Il lavoro dà dignità, la disoccupazione annienta la dignità, abbiamo bisogno di soluzioni efficaci e durature per uscire dalla crisi”, ha affermato il presule. All’incontro hanno partecipato oltre 200 persone appartenenti a parrocchie e movimenti della diocesi spagnola. Hanno portato la loro testimonianza Marcelo Villarreal, delegato della Federazione dei “cartoneros” e riciclatori in Argentina, esperti e volontari della Caritas diocesana, della Fondazione Cardinale Spínola e del Movimento culturale cristiano, che hanno raccontato le loro esperienze d iniziative nella lotta contro la disoccupazione. Tra le attività promosse, l’orientamento alla ricerca del lavoro, l’elaborazione di materiali per la sensibilizzazione su questi temi e il sostegno delle parrocchie alle famiglie in difficoltà per la mancanza di lavoro.
Tre obiettivi. Questo primo incontro ha avuto tre obiettivi: realizzare un approccio alla realtà del lavoro che va al di là della crisi attuale, rendere presente il dolore di coloro che soffrono la disoccupazione e conoscere le iniziative ecclesiali che tentano di dare una risposta al problema della disoccupazione e del lavoro precario. Al termine della riunione è stata sottoscritta e diffusa una nota della Chiesa di Siviglia, nella quale è stato sottolineato che “la forma nella quale oggi s’intende e si organizza il lavoro umano nel mondo non ha al centro la persona. La disoccupazione, il lavoro precario, i salari che non permettono di superare la soglia di povertà, la perdita dei diritti dei lavoratori e l’aumento delle disuguaglianze sociali sono realtà sempre più quotidiane, che hanno la loro origine in un sistema economico al servizio del denaro e del potere di pochi. Come ci ricorda Papa Francesco, ‘così come il comandamento non uccidere pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della iniquità. Questa economia uccide”.
Impegno per gli ultimi. “Quando la vita sociale – anche il lavoro – pone al centro il denaro, e non la persona, neghiamo il primato dell’essere umano sulle cose, neghiamo il primato di Dio. La maniera di concepire oggi il lavoro umano genera povertà ed esclusione e disumanizza i lavoratori – si legge nella nota -. Per questo qualsiasi attacco alla dignità del lavoro umano è, intrinsecamente, un attacco alla dignità degli uomini e delle donne, che lo realizzano e, per questo, una negazione di Dio”. Di fronte a questa realtà, “come credenti nel Dio della vita, non possiamo restare indifferenti dinanzi alla sofferenza umana. Siamo chiamati a lavorare per l’umanizzazione del nostro mondo, in percorsi di giustizia e solidarietà che costruiscano il bene comune, perché, come ci ha ricordato Papa Francesco, fare orecchi da mercante a questo clamore, quando noi siamo strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volontà del Padre e del suo progetto”. Per questo motivo, prosegue il testo della Chiesa sivigliana, “ci sentiamo chiamati a una profonda conversione personale, a domandarci cosa deve cambiare nella nostra vita, come lasciarci illuminare dallo Spirito e riorientare le nostre scelte di vita all’opzione per i più poveri, a partire dalla comunione, dalla sobrietà e dalla condivisione, dal rispetto per la creazione”. “Ci sentiamo chiamati dallo stesso Gesù – si legge ancora nella nota – a discernere il nostro contributo come comunità cristiana per superare questa situazione di ingiustizia: nell’appoggio e nell’accompagnamento di quelli ai quali si nega il diritto di avere il sostentamento per se stessi e le famiglie”. Di qui “l’impegno nella ricerca di soluzioni, che siano rivolte tanto a evitare la perdita di posti di lavoro, quanto nello sviluppo di iniziative creative e alternative che siano semi di Vangelo e segni del Regno che Dio vuole”.