SLOVACCHIA

Un voto per il futuro del Paese

Il 7 febbraio 2015 i cittadini saranno chiamati al referendum per esprimere un convinto sì alla famiglia. Opportunità e rischi

Per la prima volta nella storia della Slovacchia come Paese democratico e indipendente nel cuore dell’Europa, un referendum di iniziativa popolare si terrà il 7 febbraio 2015. Il suo oggetto – la tutela della famiglia – può sembrare una priorità naturale che non ammette discussioni, ma è vero il contrario. Oltre 400mila cittadini hanno espresso il desiderio di aprire ufficialmente la questione firmando la petizione all’inizio di quest’anno, e il neo-eletto presidente Andrej Kiska ha deciso di verificare se i quattro quesiti relativi ai diritti della famiglia proposti dal referendum sono in conformità con la Costituzione della Repubblica slovacca. Tre dei quattro quesiti sono risultati conformi, e la data per il voto è stata fissata. Dunque inizia la campagna referendaria.

Priorità assoluta. Siete d’accordo che nessun’altra forma di stretta collaborazione al di fuori del legame tra un uomo e una donna può essere chiamata matrimonio? Siete d’accordo che alle coppie o ai gruppi di persone dello stesso sesso non dovrebbe essere permesso adottare e crescere bambini? Siete d’accordo che le scuole non dovrebbero esigere la partecipazione dei bambini alle lezioni sul comportamento sessuale o sull’eutanasia nel caso in cui i loro genitori non siano d’accordo con il contenuto della formazione? Questi tre quesiti sono stati approvati dalla Corte costituzionale e saranno oggetto del referendum il prossimo febbraio. L’idea, nata all’inizio del 2014 dall’Alleanza per la famiglia (Aff), associa decine di organizzazioni e migliaia di individui con uno scopo: sottolineare l’importanza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e il suo contributo al benessere di tutta la società. “Invitiamo la gente a partecipare al referendum e dire tre volte sì”, afferma Anton Chromik, portavoce dell’Aff, aggiungendo che il referendum sarà una buona base su cui costruire un “sostegno concreto” per il matrimonio. “Questo legame di vita è davvero unico e dobbiamo fare tutto il possibile per proteggerlo e sostenerlo concretamente, in modo che ogni governo ne faccia la sua priorità assoluta”, spiega Chromik, esprimendo soddisfazione per la decisione della Corte costituzionale sui quesiti referendari e ammettendo che la campagna che parte in questi giorni sarà “una grande sfida per tutti i movimenti pro-vita e pro-famiglia” nel Paese.

Votare o non votare? Questa domanda può essere più “amletica” di quanto sembri. Anche se la porta per il referendum è sicuramente aperta, esiste il dubbio legittimo che esso abbia successo o meno. Molti cittadini in Slovacchia sono scettici al riguardo, poiché ricordano che su sette referendum nella storia di questo Stato indipendente soltanto uno è risultato valido: il voto sull’integrazione nell’Unione europea. Gli altri non sono passati a causa di una semplice condizione: la partecipazione di almeno il 50% di tutti i cittadini sopra i 18 anni di età, che richiedeva circa 2 milioni di voti. Martin Slosiarik, dell’agenzia di ricerca Focus, valuta che il referendum ha la possibilità di interrompere la linea dei referendum falliti, semplicemente perché le persone si identificano con il tema della famiglia più che con tutti i problemi politici che sono stati oggetto di consultazioni in passato. “Molto dipende dalle forme di comunicazione che saranno utilizzate nella campagna”, sostiene Slosiarik, indicando una recente indagine statistica secondo cui l’83% degli abitanti è a favore della tutela giuridica della famiglia. “Anche se il referendum non dovesse avere successo, ma riuscisse ad avvicinarsi alla partecipazione del 50%, sarà un’espressione della volontà popolare con cui potremo lavorare in futuro e fare pressione sui politici per cambiamenti a favore della famiglia. Pertanto, il referendum può costituire un ‘trampolino’ per altre buone iniziative”, afferma Patrik Daniska, direttore dell’Istituto per i diritti umani e le politiche per la famiglia. “Rivolgiamo un appello a tutti perché vengano a votare per i bambini che vogliono essere allevati da una mamma e un papà, per i bambini che non hanno bisogno di alcuna ideologia, ma della libertà di esprimere la propria opinione a scuola. Tutti coloro che parteciperanno al referendum, voteranno per i bambini e sui bambini”, sostiene Anna Veresova dell’organizzazione “Sì alla vita”. La quale, quando menziona l'”ideologia”, si riferisce agli sforzi dei vari gruppi di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (Lgbti) di aprire la strada alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali e alle adozioni di bambini da parte degli omosessuali, così come alla pressione costante per introdurre l’educazione sessuale nelle scuole primarie e secondarie.

Consenso interreligioso. Gli sforzi per la tutela della famiglia hanno anche unito i rappresentanti delle varie religioni in Slovacchia: le diverse denominazioni cristiane, tra cui la Chiesa cattolica, e la comunità ebraica. Tutti questi considerano il referendum un passo importante verso la costruzione della cultura della vita, della dignità umana e del rispetto. In ogni caso, se argomentazioni più solide a favore di questa cultura saranno presentate nelle prossime settimane, maggiore sarà la possibilità che i cittadini decidano con vero senso di responsabilità e sensibilità per i valori naturali.