L'OPINIONE DEL TERRITORIO

La gioia del Natale” “Le prime pagine ” “dei giornali diocesani

I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, ricordano l’evento che ha cambiato il corso della storia: “Dio è venuto tra noi”. “È questa la vera notizia che fa la differenza – rilevano le testate Fisc -. E da qui nasce la missione della Chiesa: uscire, andare, incontrare l’uomo, accoglierlo così com’è, condividere la sua storia per annunciargli l’Avvenimento della salvezza”

"Dio è venuto tra noi". I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni, ricordano l’evento che ha cambiato il corso della storia. "È questa la vera notizia che fa la differenza – rilevano le testate Fisc -. E da qui nasce la missione della Chiesa: uscire, andare, incontrare l’uomo, accoglierlo così com’è, condividere la sua storia per annunciargli l’Avvenimento della salvezza". Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: lo scandalo della corruzione in Italia, cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

Natale. Si avvicina Natale e i settimanali, attraverso i messaggi dei vescovi e dei direttori, fanno i loro auguri ai lettori. "Gesù è nato povero, un po’ di paglia, due pannolini, il caldo tepore del seno di Maria, il forte braccio di Giuseppe, il fiato di un bue e di un asino bastano, anche l’incenso, la mirra e l’oro restano alla fine abbandonati, lì sulla paglia non servono…": è il messaggio-poesia del vescovo Douglas Regattieri, che pubblica il Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina) per Natale. "Il Natale rappresenta un tempo favorevole per diffondere la gioia cristiana e comunicare il messaggio di pace e di speranza, nascosti nel mistero della nascita del Figlio di Dio", scrive sulle pagine di Fermento (Amalfi-Cava de’ Tirreni) l’arcivescovo, monsignor Orazio Soricelli. "Vorrei chiedere per ciascuno di voi da Dio, il dono di vivere il Natale come un tempo di particolare bontà. Nel mondo di oggi caratterizzato dall’arrivismo e dalla ricerca della ricchezza e del successo la bontà non va più molto di moda. La bontà è attenzione all’altro, è capacità di dialogo, è disposizione del cuore che umilmente sa mettersi in discussione", scrive su Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia) il vescovo Nazzareno Marconi. "In questo Natale d’inverno riscaldiamoci e illuminiamo la nostra mente e il nostro cuore contemplando la verità della presenza tra noi di Dio. Egli ci ama senza che noi lo meritassimo, ci si fa vicino nonostante le nostre miserie, anzi a causa del nostro egoismo e delle nostre povertà", osserva sul Ticino (Pavia) il vescovo Giovanni Giudici. "Nella nostra società individualista e inquinata, che tenta di mettere in disparte il Natale e che propina una cultura che ignora i deboli e i più fragili, gli ultimi del Vangelo, testimoniamo la bellezza della nostra cultura cristiana incentrata sul dono che ci mette in comunione con Dio e con i fratelli", è l’invito che l’arcivescovo Michele Castoro, rivolge dalle pagine di Voci e Volti (Manfredonia-Vieste-S.Giovanni Rotondo). Sulla Voce della Vallesina (Jesi), il vescovo Gerardo Rocconi invita a vivere un Natale diverso imparando da Gesù due atteggiamenti fondamentali: "Il primo è la sobrietà. Sobrietà che non è semplicemente privarci delle cose, quanto piuttosto superare quel convincimento secondo il quale la gioia non sta in quel che possediamo, in quel che mangiamo o in ciò di cui ci vestiamo. E il secondo atteggiamento da imparare è la solidarietà e la gratuità". "La luce, che proviene dalla nascita del Salvatore, deve ravvivare la nostra speranza, perché Dio si è messo dalla parte dell’uomo, per sempre", sottolinea sul Momento (Forlì-Bertinoro) il vescovo Lino Pizzi. Sul Ponte (Rimini) il vescovo Francesco Lambiasi chiede un "regalo" a Gesù Bambino: "Metti una spina in noi cristiani riminesi e facci capire che il modo più bello di prolungare la Messa di Natale è aggiungere un posto a tavola, per un povero, un extracomunitario, un anziano solo, magari non solo quel giorno ma anche dopo…". "Quest’anno, propongo di vivere il nostro Natale nel segno della libertà, che non è un concetto astratto, una parola abusata, il cui significato non è più condiviso, ma un’esigenza ineludibile", avverte, sul Nuovo Diario Messaggero (Imola), il vescovo Tommaso Ghirelli. "In quella notte accadeva una cosa inaudita. Dio si faceva uomo nel grembo di Maria: Uno della Trinità diventava terrestre, il Creatore assumeva la creatura, l’Eterno entrava nel tempo", annota sulle pagine del Montefeltro (San Marino-Montefeltro) il vescovo Andrea Turazzi. "Nel momento in cui mettiamo a disposizione i nostri doni, germoglia e cresce in noi il desiderio di volgere di più lo sguardo verso quel Bimbo, fino a contemplarlo ed arrivare al cuore del mistero", evidenzia sul Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio) il vescovo Gianni Ambrosio nei suoi auguri di Natale. "Tutto comincia dalla seduzione di Gesù. Se non veniamo affascinati da lui la nostra vita cristiana si riduce a qualcosa di molto più freddo – e quindi di molto meno convincente – di quello che dovrebbe essere", osserva sulla Voce Alessandrina (Alessandria) il vescovo Guido Gallese. "La venuta di Gesù è un ‘sole vittorioso’ che, silenziosamente e pazientemente, ha il sopravvento sulla notte, sconfigge le tenebre, rischiara il cammino, amplia il nostro orizzonte", afferma sulla Guida (Cuneo) il vescovo Giuseppe Cavallotto. Tutti hanno diritto di sapere perché il 25 dicembre di ogni anno è festa, perché le strade solo illuminate, perché si scambiano doni e auguri". Lo sostiene sul Biellese (Biella) il vescovo Gabriele Mana. "La luce dell’Emmanuele si diffonda su tutti noi" e "trasformi i nostri sguardi indifferenti e distratti in sguardi di fratelli che desiderano prendersi cura gli uni degli altri": è l’augurio, pubblicato sul Corriere Eusebiano (Vercelli) del vescovo Marco Arnolfo. "Generato da Maria, è figlio dell’intera umanità", "segno della visita del Signore all’umanità e della comunione filiale di ogni uomo con Dio, è la certezza che l’ultima parola appartiene all’Amore e che la felicità è il futuro preparato dall’eternità per ciascuno di noi e l’umanità intera", osserva Adolfo Putignano, direttore dell’Ora del Salento (Lecce). "Non possiamo e non dobbiamo arrenderci! È questo il reiterato messaggio che ci viene dalla Chiesa genovese, dalle sue parrocchie ed in particolare dal suo arcivescovo in vista del Natale", afferma Silvio Grilli, direttore del Cittadino (Genova). "Siamo invitati dalla Chiesa italiana a guardare al nuovo umanesimo instaurato dalla venuta del Figlio di Dio nella carne umana. Non c’è migliore occasione della festa di Natale, per riflettere sulla nostra umanità!", è il parere della Voce dell’Jonio (Acireale). "Il clima che si crea attorno alla festa di Natale non traduce solo l’esperienza della religiosità cristiana, richiama anche gli impegni della fraternità e della solidarietà umana", sottolinea lo Scudo (Ostuni). Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), racconta una sua esperienza: "In questi ultimi giorni stavo riflettendo sul contrasto della pubblicità scintillante e la confidenza di un bambino che ho trovato in chiesa nella penombra dell’imbrunire vicino alla cappella del Santissimo Sacramento. Mi ha guardato e mi ha detto: ‘Per me il Natale è bello così. Io vicino a lui e lui vicino a me. Come vorrei essere quel cero vicino al tabernacolo’. È proprio vero quanto ha intuito il bambino: la prossimità di Dio". "Oh, caro Gesù, che splendida notte è quella notte nella quale, spente tutte le piccole e fragili luci del mondo, vedremo la tua luce intramontabile!", scrive Nicola Del Bianco, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto). "Chiamati da Gesù a seguirlo, la sua nascita segni il momento per una vera conversione. La luce che il bambino è in grado di portare nel mondo illumini le scelte di ognuno", è l’augurio di Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri). "Non basta essere buoni a Natale magari facendo un po’ di beneficenza, quasi a mettere a posto la nostra coscienza. Il messaggio che ci viene dal Presepe è di essere buoni sempre, lungo tutto il corso della nostra vita terrena, offrendo noi stessi agli altri", fa notare Salvatore Coccia, direttore dell’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri). "L’apparire di un bimbo, di ogni bimbo, sulla terra è stato considerato giustamente da sempre un segno concreto di speranza. E proprio questo bene – come una luce lontana e nello stesso tempo vicina – ci appare nel Natale", sottolinea Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo). "Dio non sarà mai stanco dell’uomo. Una certezza che ci permette di celebrare ogni anno il Natale con immutata speranza", dice Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia). Per Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), "sentiamo bisogno di questo Bambino che ci richiama alla genuinità e all’amore, che irradia gioia e luce ai vicini e ai lontani. Sentiamo bisogno di ogni bambino e di tutti i bambini – i piccoli e i semplici che Egli predilige – affinché possiamo ancora sperare. C’è bisogno di gioia e di entusiasmo di padri e di madri per rinnovare la vita, la Chiesa, la società". "Siamo lieti di far parte di una Chiesa che si prodiga ad ogni latitudine per aiutare chi ha bisogno, sappiamo che lo stare insieme per condividere l’esperienza di vita costituisce un atto di testimonianza e di fede che illumina le menti e i cuori, di quanti guardano fiduciosi alla festa del Natale, nell’attesa che nasca la Stella che guidi l’umanità intera con speranza verso un futuro migliore dove prevalgano pace e serenità", afferma Mario Barbarisi, direttore del Ponte (Avellino).

La corruzione in Italia. Continua a fare clamore lo scandalo di Mafia Capitale. "C’è da indignarsi e vanno combattute le varie Mafia Capitale, Tangentopoli e tutto ciò che ancora non abbiamo visto e dovremo vedere e subire, ma anche tutte le ‘sottomarche’ che parlano di una cultura mafiosa che è molto più subdola di quanto pensiamo e che rischia di contagiare dal basso", sostiene Walter Lamberti, direttore della Fedeltà (Fossano). Di fronte agli ultimi scandali, suggerisce Pino Malandrino, direttore della Vita Diocesana (Noto), "se è ineludibile, anche con il concorso dei cittadini, un meccanismo virtuoso di selezione della classe dirigente, che non sia subalterna al malaffare, è ancora più importante che nella collettività, come reazione all’indignazione, si dia inizio ad un processo di cambiamento". "I nostri problemi non sono risolvibili solo con qualche decreto, magari anche giustificato da buone motivazioni. C’è un disagio diffuso che richiede risposte politiche ma non solo. Occorre ricostruire la nostra coscienza collettiva, in modo che non sia più prigioniera delle proprie paure ma che sappia riappropriarsi di un senso di appartenenza sociale e civile, di essere parte di un destino comune, più grande dei destini individuali o familiari e al tempo stesso miglior garanzia possibile di questi ultimi", osserva Paolo Lomelllini, editorialista della Cittadella (Mantova). "Più di 20 anni fa Tangentopoli scoperchiò il malaffare nel nostro Paese. Da allora sembra che nulla sia cambiato, anzi. Il governo ha messo in campo misure più dure e va bene, ma non basta. Anzi rischia di essere tutto inutile se non c’è una svolta culturale e morale. C’è un tessuto etico da ricostruire. Serve uno sforzo educativo e culturale enorme e non più rinviabile. In questo la Chiesa, i credenti impegnati nella società e nella politica sono una risorsa fondamentale per fare in modo che questo Paese non perda in maniera definitiva la sua anima", sostiene Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza). I problemi dell’Italia non riguardano solo la corruzione. C’è anche il debito pubblico che sale, come rileva l’Eco del Chisone (Pinerolo): "Il debito pubblico, anziché diminuire, negli ultimi sei anni è aumentato di oltre 500 miliardi, passando da circa 1.700 miliardi del 2008, superando nel 2015 l’importo astronomico di 2.200 miliardi di euro (oltre 30mila per ogni italiano)".

Cronaca. Diversi gli spunti dalla cronaca. Commentando le tragiche morti di molti bambini avvenute in Italia, Giorgio Zucchelli, direttore del Nuovo Torrazzo (Crema) sostiene che "spesso dietro questi drammi sta una situazione familiare disastrata. E allora fa rabbia l’accanimento culturale contro la famiglia". Di fronte agli eccidi di bambini per mano dei terroristi islamici, ma anche alle uccisioni di bambini, anche in Italia, ad opera persino dei genitori, Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), auspica: "È necessario un ritorno al vero umanesimo, per cui i figli non sono oggetti di possesso, non si ‘fanno’ ma si ‘hanno’. È questa la strada per tornare alla civiltà umana e cristiana, nella quale il figlio è sempre un dono, una gioia, una responsabilità". L’Avvenire di Calabria (Reggio Calabria-Bova) lancia "un allarme sulla situazione del reparto di Ginecologia e Ostetricia degli Ospedali Riuniti, definito dallo stesso primario "in tilt" e col "personale esasperato". Un allarme che occupa e preoccupa tutta la provincia reggina e dovrebbe vedere impegnate tutte le istituzioni locali nella ricerca di una rapida soluzione". La Vita Casalese (Casale Monferrato) parla dell’"emergenza treni: Casale e Lomellina uniti per l’Expo". Martino Cervo, direttore del Cittadino (Monza e Brianza), è preoccupato perché "nella legge di stabilità si annida una nuova potenziale ‘tassa su Monza’: come ha spiegato il governatore della Lombardia Roberto Maroni nell’intervista concessa tre settimane fa al Cittadino, la Regione ha un progetto che la porterebbe a entrare coi Comuni di Monza e Milano nella proprietà del Parco, per finanziare l’Autodromo anche in funzione del rinnovo del contratto per la formula 1. Il presidente leghista ha parlato di cifre intorno ai 20 milioni".

Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. La Gazzetta d’Asti (Asti) riprende il messaggio del Papa per la Giornata mondiale della pace: "Non più schiavi, ma tutti fratelli". Lorenzo Russo, direttore di Kaire (Ischia), ha partecipato all’udienza del Papa a TV2000 e per questo ricorda i tre "peccati della comunicazione" – "disinformazione, calunnia, diffamazione" – citati dal Pontefice e l’antidoto suggerito: "Il coraggio di parlare con franchezza e libertà". "Oggi la nostra Chiesa è una Chiesa dei martiri. Ma sono proprio i martiri che danno forza alla nostra debolezza. Il dono della fede è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, tutti i giorni", afferma Chiara Domenici, direttore della Settimana (Livorno). Benigni, scrive Irene Argentiero, direttore del Segno (Bolzano-Bressanone), "ci ha mostrato come la notizia dell’amore di Dio per il suo popolo ha una forza così dirompente che è capace di superare millenni di fatiche e di difficoltà. E ci ha mostrato che se ci si lascia trasportare da questo amore, così travolgente e allo stesso tempo così rispettoso dell’uomo e della sua vita, nascono cose strepitose". Anche Marino Cesaroni, direttore di Presenza (Ancona-Osimo), prende spunto dallo spettacolo di Benigni sui Dieci Comandamenti e in particolare sul quinto Comandamento: "Benigni ha detto che questo comandamento è secco: non uccidere! Perché quando tu hai privato della vita un essere umano, lo hai tolto dal mondo e non gli puoi chiedere scusa, non puoi riabilitarlo". "Il tempo, si sa, passa in fretta quando i ritmi sono intensi. Sembra appena ieri che ci siamo ritrovati col vescovo in redazione e abbiamo programmato il novantesimo del settimanale, che già ci troviamo a concluderlo. E con soddisfazione! Gli eventi realizzati sono serviti a rileggere e rilanciare questa importante esperienza comunicativa della nostra chiesa locale indicando alcune chiare linee progettuali sulle quali proseguire", ricorda Luigi Sparapano, direttore di Luce e Vita (Molfetta).