DISCARICA DI BUSSI

“Tutti amareggiati: i reati ci sono stati e la gente è morta”

Tutti assolti i 19 imputati nel processo in Corte d’assise di Chieti per la vicenda delle cosiddette discariche dei veleni della Montedison, scoperte a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara. La sentenza è “sorprendente e sconcertante”, commenta padre Aldo D’Ottavio, responsabile dell’Ufficio di pastorale sociale della diocesi di Pescara-Penne. “I nostri vescovi – ricorda – hanno parlato in modo chiarissimo: chi è responsabile deve pagare per i danni inflitti alle persone e all’ambiente”

Nessuna condanna, tutti assolti. Non si sono ancora del tutto spenti gli echi della sentenza Eternit che su un altro disastro ambientale cala la scure della prescrizione. È stata pronunciata ieri (19 dicembre) dalla Corte d’assise di Chieti la sentenza a carico di 19 dirigenti della Montedison degli anni Novanta, accusati di avvelenamento di acque e, appunto, disastro ambientale per i 25 ettari di terreno contaminato a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, all’epoca usati come discarica. Il disastro ambientale è stato derubricato in colposo e, perciò, è già scattata la prescrizione per la vicenda giudiziaria che va avanti dal 2002 (se fosse stato riconosciuto il dolo il termine per la prescrizione, di 15 anni, sarebbe giunto nel 2017), mentre per i giudici teatini "non sussiste" il reato di avvelenamento delle acque (che si prescrive dopo 30 anni). Una sentenza "sorprendente e sconcertante" ad avviso di padre Aldo D’Ottavio, responsabile dell’Ufficio di pastorale sociale della diocesi di Pescara-Penne e, in passato, a lungo "prete operaio" nel torinese. Lo abbiamo intervistato.

Quale impressione "a caldo" ha maturato dopo la lettura della sentenza?
"Qui siamo tutti amareggiati, perché i reati ci sono stati, il terreno e l’acqua sono stati contaminati e la gente è morta per questo".

Più volte i vescovi abruzzesi e molisani, negli anni scorsi, hanno denunciato "pericolose emergenze ambientali" e un "grave rischio ecologico" per il territorio…
"Sulla vicenda di Bussi i nostri vescovi hanno parlato in modo chiarissimo: chi è responsabile deve pagare per i danni inflitti alle persone e all’ambiente. La Chiesa è cosciente e si rende partecipe delle sofferenze delle persone, che si trovano a patire per le conseguenze di scelte scellerate. L’ambiente va tutelato, sia per le persone che vi abitano e vi lavorano, sia in termini di cura e protezione del creato".

Ma la sentenza ha decisamente ridimensionato le accuse. Cosa ne pensa?
"La sentenza ci dice che nessuno è responsabile: viene solo riconosciuto il disastro colposo, sul quale bisogna andare avanti per il risarcimento dei danni. Di fatto al momento i responsabili non pagano. Ma dinanzi a danni così gravi non si può fare lo scaricabarile: ci sono responsabilità private che vanno assunte e dovranno trovare soluzioni – quantomeno di natura economica – per il risanamento dell’ambiente, di concerto con la Regione e gli enti pubblici. Almeno questo va fatto: rimuovere, per quanto possibile, le cause del danno fatto. Mi aspetto che ora parta un risanamento effettivo, per non lasciare condizioni nocive per la popolazione. La sentenza, a tal riguardo, dà delle possibilità".

In che termini?
"Riconosce che c’è stato un disastro ai danni dell’ambiente, e questo va sanato. Non è che, poiché tutti sono stati assolti, nessuno se ne farà più carico. Mi auguro che la vicenda vada avanti, sia per la ricerca – attraverso i vari gradi di giudizio – delle responsabilità e conseguentemente l’attribuzione di pene adeguate, sia per la bonifica dell’area".

Prima con la sentenza per la vicenda Eternit, poi con questa, sembra che il vero ostacolo alla giustizia sia la prescrizione…
"Non sono un esperto in materia, ma senza dubbio l’iter va rivisto: non è possibile arrivare con tanta facilità alla prescrizione, scagionando così persone che hanno avuto responsabilità gravi e procurato un danno alla collettività. Qui, oltretutto, non stiamo parlando di una frode, di danni patrimoniali, ma di persone che sono morte per queste responsabilità, che ora la prescrizione non permette di riconoscere. È scandaloso che vi siano famiglie decimate – come avvenuto a Casale Monferrato per l’amianto – e poi, con la prescrizione, tutto viene dimenticato dalla giustizia".