LITUANIA
Il Paese baltico si è preparato con coraggio e sacrifici all’ingresso in Eurolandia. Speranze e timori fra la popolazione” “
Eurolandia più ampia con il 1° gennaio 2015: un altro Paese europeo entrerà infatti a far parte dell’unione monetaria. È la volta della Lituania, la terza delle Repubbliche baltiche ad adottare l’euro: del gruppo dei dieci Paesi entrati nell’Unione insieme alla Lituania nel 2004, con il grande allargamento dei confini comunitari, mancano ancora Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca nell’area della valuta comune. Il nulla osta a Vilnius da parte del Consiglio europeo è arrivato nel giugno scorso, dopo aver passato al setaccio la situazione economica, finanziaria e fiscale, ma anche sotto lo slancio dell’ottima prova di sé che la Lituania aveva dato sulla scena europea con la presidenza del semestre giugno-dicembre 2013.
Tanta determinazione. Se i dati economici la mettono al terzo posto dietro alle altre due ex tigri del Baltico – Estonia e Lettonia -, la Lituania non manca certo di determinazione. Piegata dalla crisi nel 2008, ha saputo riprendersi con un agguerrito programma di austerità che è calato come una mannaia sulle spalle di tutti i cittadini. Certo le conseguenze sono state pesantissime sui pensionati o su chi percepiva il reddito minimo (corrispondente a meno di 300 euro mensili, oggi 430), mentre tanti giovani hanno abbandonato il Paese, una vera emorragia soprattutto nel settore medico e infermieristico, diretti verso il Regno Unito o la vicina Norvegia (670mila persone emigrate). L’ingresso nell’euro, obbligo che i trattati impongono ai Paesi che diventano membri dell’Ue, rappresenta una speranza, sottolineata più volte in questi mesi dal ministro delle finanze Rimantas adþius, perché “la Lituania, come membro della zona euro, riceverà maggiore fiducia da parte dei suoi partner stranieri, e quindi maggiori saranno gli investimenti, più favorevoli i prestiti, minore la disoccupazione e cresceranno i redditi dei privati”. La Banca centrale lituana aveva fatto previsioni di crescita del Pil del 3,3% nel 2014, anche se nei giorni scorsi ha ridotto la percentuale al 3,1%, soprattutto in conseguenza del rallentamento del commercio con la Russia, che ha imposto limitazioni agli scambi.
Mosca più lontana. Ed è proprio in relazione alla Russia che la moneta viene usata nel discorso politico corrente come un’ulteriore distanza posta tra la Lituania e la tanto ingombrante e temuta vicina di casa. Liberatasi, prima delle repubbliche baltiche, dal dominio sovietico nel 1990, la Lituania è rimasta legata per ragioni energetiche (quasi totale dipendenza dal gas russo), economiche e commerciali (in termini di scambio e anche di turismo), oltre che culturali dalla Russia, da dove proviene il 5% della sua popolazione. Per la presidente Dalia Grybauskaite “affrancarsi dall’influenza del colosso russo è una questione di principio”. Ripetuti sono stati i messaggi di sostegno all’Ucraina nella sua lotta contro i filo russi; sono stati accolti e curati in terra lituana feriti e emigrati ucraini; alcune fonti stampa riferiscono anche di un sostegno alla questione ucraina attraverso l’invio di armi. Ora l’euro è un’ulteriore dichiarazione di distanza da Mosca. E insieme all’euro è arrivato l’affrancamento dalla dipendenza energetica attraverso l’Unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione (Floating Storage and Regasification Unit, Fsru) non a caso battezzato “Independence”, che dall’inizio di dicembre ha iniziato a operare nel porto di Klaipëda per rigassificare il gas liquefatto importato dalla norvegese Statoil, mettendo quindi fuori uso le condotte di Gazprom. Altro obiettivo perseguito con estrema determinazione dalla presidente Grybauskaite.
Favorevoli e scettici. Se però si guarda l’euro “dal basso”, al piano di chi deve gestire entrate misurate (lo stipendio medio di un laureato si aggira intorno ai 750 euro), le percezioni cambiano un po’. Certo il sito ufficiale dell’euro, predisposto dal ministero dell’economia, il 15 dicembre pubblicava i dati di una inchiesta secondo cui “il 53% della popolazione vede positivamente l’introduzione dell’euro, il 39% è scettica, l’8% indifferente”. Tuttavia a Sir Europa don Darius Trijonis, segretario della Conferenza episcopale lituana, parla di “preoccupazione” che c’è tra la gente legata a “quali saranno i prezzi nel futuro”. Spiega don Trijonis: “Si è visto in tutti i Paesi entrati nell’euro, che i prezzi sono aumentati subito. La gente è preoccupata soltanto per questo”. E aggiunge: “In un giornale ho letto la notizia che secondo un’indagine sociologica i lituani hanno più paura per l’entrata nell’euro che per la guerra che potrebbe esserci contro la Russia”. Tuttavia l’esperienza lettone, che usa l’euro dal 1° gennaio 2014, è incoraggiante: “All’inizio di quest’anno, i lettoni venivano in massa a fare le spese in Lituania perché tutto costava meno che in Lettonia. Però dopo un anno, la gente piano piano comincia a sentirsi meglio”. In ogni caso, conclude don Darius, “tutti aspettano il 1° gennaio. Poi vedremo come sarà”. Per tutelare i consumatori è stato predisposto un “Memorandum di buone pratiche commerciali durante l’adozione dell’euro”, cui hanno aderito 4.760 “entità economiche” impegnandosi alla giustizia (“non usare il pretesto dell’euro per aumentare prezzi e servizi”), alla responsabilità (“arrotondando i prezzi secondo le regole di conversione”), alla trasparenza (mostrando con chiarezza i prezzi in litas ed euro; 1 euro uguale a 3,45 litas). Tra il 1° e il 15 gennaio si potrà pagare con le litas e l’euro, ma il resto verrà dato in euro. Dal 15 in poi dovranno esserci solo euro nei portafogli.