DOPO L'ATTENTATO
Solidarietà alla Francia colpita dalla violenza terroristica con l’attacco alla redazione di “Charlie Hebdo”. La vicinanza del Papa
“La più ferma condanna per l’orribile attentato che ha funestato” la città di Parigi, “seminando la morte, gettando nella costernazione l’intera società francese, turbando profondamente tutte le persone amanti della pace, ben oltre i confini della Francia”. Sono state le prime parole di Papa Francesco, il 7 gennaio, appena appresa la notizia dell’attentato alla sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo”, che ha causato 12 morti e numerosi feriti. La notizia ha fatto il giro del mondo in pochi istanti. “Papa Francesco partecipa nella preghiera alla sofferenza dei feriti e delle famiglie dei defunti – affermava la nota vaticana – ed esorta tutti ad opporsi con ogni mezzo al diffondersi dell’odio e di ogni forma di violenza, fisica e morale, che distrugge la vita umana, viola la dignità delle persone, mina radicalmente il bene fondamentale della convivenza pacifica fra le persone e i popoli, nonostante le differenze di nazionalità, di religione e di cultura”.
Le parole di Bergoglio. Il Papa ha quindi incontrato nello stesso giorno una delegazione di imam francesi (appuntamento in agenda da tempo) e il giorno successivo l’arcivescovo di Parigi, card. André Vingt-Trois. In tali occasioni Bergoglio ha espresso vicinanza al popolo francese e ha ribadito il ruolo di pace di tutte le religioni. “Qualunque possa essere la motivazione” dell’attentato di mercoledì mattina, attorno al quale stanno facendo luce le autorità francesi, “la violenza omicida è abominevole – si legge ancora nella nota diffusa dalla Santa Sede -, non è mai giustificabile”; “la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato”. “Il Papa esprime la sua vicinanza, la sua solidarietà spirituale e il suo sostegno per tutti coloro che, secondo le loro diverse responsabilità, continuano a impegnarsi per la pace, la giustizia e il diritto, per guarire in profondità le sorgenti e le cause dell’odio, in questo momento doloroso e drammatico, in Francia e in ogni parte del mondo”.
Violenza inaudita. Restano i fatti di cronaca. Gli attentatori non si sono fermati davanti a nulla e hanno sparato a sangue freddo, senza pietà, senza ripensamenti. Parigi è caduta nell’ombra più oscura del terrorismo di matrice islamica, come purtroppo da tempo si temeva e come è avvenuto, nonostante le precauzioni. Un attacco durissimo messo a segno da tre uomini contro la sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo”. Uomini vestiti di nero, incappucciati e armati di kalashnikov. Quel che è successo sfiora l’inimmaginabile. L’attacco, le grida “allah akbar”. I redattori sono stati chiamati per cognome e ammazzati. Freddati anche mentre erano a terra e chiedevano pietà. Tra le vittime, il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e i tre più importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski. Si tratta dell’attacco più grave della storia recente di Francia.
Rafforzare l’unità nazionale. Il presidente francese François Hollande è arrivato sul luogo dell’attentato verso mezzogiorno e ha indetto una riunione urgente all’Eliseo e tutta l’area dell’Île-de-France è stata messa sotto “allerta attentato”. Hollande ha parlato subito di un “attentato terroristico” e ha aggiunto: “Dobbiamo reagire con fermezza ma anche con la preoccupazione di non ledere l’unità nazionale. Siamo in un momento difficile, molti attentati sono stati evitati. Sapevamo che eravamo minacciati perché siamo un Paese libero. Puniremo gli aggressori”. Solidarietà alla Francia è stata espressa da tutta Europa, con durissime parole di condanna dell’attentato e forti sentimenti di vicinanza alla Francia da ogni capitale: da Berlino a Londra, da Varsavia a Roma, da Mosca a Madrid. Fra gli altri, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è detto “profondamente choccato per il brutale e inumano attacco”. Si tratta di “un atto intollerabile, una barbarie che ci interpella tutti in quanto esseri umani e come europei”. Da Bruxelles, il presidente dell’Euroassemblea, Martin Schulz, ha detto: “Siamo profondamente colpiti da questo crimine insopportabile, da questo colpo inferto contro le nostre società civili e condanniamo tale violenza”. “Noi, europei, non cederemo mai sui valori della libertà di espressione e di stampa, della tolleranza e del rispetto reciproco che tale attacco ha voluto rimettere in questione”. Il tema della sicurezza e della lotta al terrorismo è stato posto all’ordine del giorno della riunione dei ministri degli esteri Ue del 19 gennaio.
La voce dei musulmani. Di fronte all’orrore si è levata la voce delle comunità musulmana dei diversi Stati europei. Il Consiglio francese del culto musulmano ha condannato per primo, e “con la più forte determinazione, l’attentato terroristico commesso con una violenza eccezionale contro Charlie Hebdo”. “Questo atto barbaro di una estrema gravità – ha detto il presidente di Cfcm, Dalil Boubakeur – è anche un attacco contro la democrazia e la libertà di stampa”. “In un contesto internazionale politico in cui le tensioni alimentate dai deliri di gruppi terroristici che sfruttano ingiustamente l’islam, chiediamo a tutti coloro che sono impegnati per i valori della Repubblica e della democrazia, di evitare provocazioni che servono solo a gettare olio sul fuoco. Di fronte a questo dramma di scala nazionale, richiamiamo la comunità musulmana a dare prova della massima vigilanza contro eventuali manipolazioni da parte di gruppi dalle visioni estremiste, qualsiasi esse siano”.