LE DIMISSIONI DI NAPOLITANO
Il Presidente della Repubblica lascia l’incarico dopo nove anni. Messaggi da tutto il continente. “Ha creduto nell’integrazione Ue”
“La sua azione illuminata e saggia ha contribuito a rafforzare nella popolazione gli ideali di solidarietà, di unità e di concordia, specialmente nel contesto europeo e nazionale segnato da non poche difficoltà”. È lo stesso papa Francesco a sottolineare la “statura europea” di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica italiana dal 2006 al 14 gennaio 2015, quando ha rassegnato le dimissioni. Originario di Napoli, giovane antifascista, aderente e poi dirigente del Partito comunista, esperto di temi economici e di politica estera, a più riprese parlamentare e ministro italiano, eurodeputato in due diverse legislature (e presidente della commissione Affari costituzionali a Strasburgo), Napolitano ha ricevuto riconoscimenti unanimi. Da Berlino come da Parigi, da Bruxelles e da Madrid, da Varsavia, Londra e Washington, gli viene assegnata una “visione ampia” della politica e la capacità di contemperare i convincimenti e le scelte personali con il rispetto delle istituzioni democratiche e una “attenzione non comune” agli ideali altrui. Anche i rapporti intessuti con la Chiesa cattolica fanno di Napolitano uno statista moderno, sensibile alle attese dei cittadini.
“Eredità indelebile”. Oltre ai messaggi giunti all’ex inquilino del Quirinale (sede della Presidenza della Repubblica italiana) dal suo stesso Paese, numerosi capi di Stato e di governo d’Europa hanno voluto portare il loro saluto e apprezzamento per l’azione politica di Napolitano. “Rendo omaggio a Giorgio Napolitano, garante di stabilità per l’Italia e vero statista europeo”, ha affermato Donald Tusk, polacco, presidente del Consiglio europeo. Gli ha fatto subito eco Martin Schulz, tedesco, presidente del Parlamento europeo: “Il fatto che le dimissioni di Giorgio Napolitano avvengano al termine della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, è un simbolo forte del suo inestinguibile europeismo”. “Nel corso della sua carriera politica, e ancor più durante la sua presidenza, Napolitano ha garantito stabilità, responsabilità e leadership in Italia e in Europa”. “L’Europa è stata una fonte costante di attenzione e di riflessione per il Presidente Napolitano. Durante la crisi ha lucidamente diagnosticato i problemi sociali ed economici” del continente, “e offerto soluzioni equilibrate per rilanciare la crescita e il progetto comunitario nel suo insieme”. Napolitano è, per Schulz, “uno dei più convinti promotori dell’Europa politica. Il suo discorso al Parlamento Ue del 4 febbraio 2014 rimane uno dei momenti più alti della precedente legislatura e uno degli interventi più lungimiranti sul futuro dell’Europa pronunciati nella plenaria di Strasburgo”. Secondo Martin Schulz, “la sua eredità è indelebile, in Italia e in Europa”.
Una vita dedicata alla politica. “Il mio caro amico Giorgio Napolitano è un’àncora di stabilità, una presenza solida e rassicurante, e un grande europeo”: sono le parole del lussemburghese Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue. Che aggiunge: “Nel corso della sua carriera politica e dei suoi nove anni come Presidente ha affrontato ogni tempesta con equilibrio e dedicato la sua vita all’Italia e all’Europa. Sono sicuro che la storia riconoscerà il suo grande contributo all’ideale europeo”. Il Presidente federale tedesco Joachim Gauck, spesso in sintonia con Napolitano sui temi relativi al futuro del continente, ha dichiarato: “Con saggezza e lungimiranza” egli “ha inciso sulla vita politica dell’Italia e dell’Europa. In momenti di grandi sfide ha reagito con avvedutezza trovando compromessi che hanno giovato al suo Paese e a quelli dei suoi partner”.
Indietro non si torna. L’addio di Giorgio Napolitano agli impegni istituzionali è avvenuto proprio nei giorni di sessione plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo. Diversi eurodeputati hanno fatto riferimento alla sua personalità e al contributo accordato all’integrazione europea. È stato più volte ricordato il discorso tenuto dal Presidente italiano il 4 febbraio 2014 nell’emiciclo comunitario: si era a meno di quattro mesi dalle scorse elezioni europee, e Napolitano aveva chiesto un coraggioso rilancio del progetto delineato dai “padri” dell’integrazione, aggiornandolo al mutato contesto storico, economico e sociale, auspicando riforme profonde per restituire all’Ue “più unità, più democrazia, più efficacia” e una maggior peso alla volontà e partecipazione dei cittadini. In quella occasione Napolitano aveva così concluso il suo intervento: “La costruzione europea ha ormai delle fondamenta talmente profonde, che si è creata una interconnessione e compenetrazione così radicata tra le nostre società, tra le nostre istituzioni, tra le forze sociali, i cittadini e i giovani dei nostri Paesi, che nulla può farci tornare indietro”.