CHIESE IN BREVE

Polonia, Spagna, Portogallo

Polonia: appello ecumenico per la domenica festiva
La firma della dichiarazione congiunta sul carattere specificatamente festivo della domenica da parte dei rappresentanti della Chiesa cattolica e altre sette Chiese cristiane (ortodosse e protestanti), aderenti al Consiglio ecumenico polacco, è uno degli eventi più importanti della Settimana per l’unità dei cristiani in Polonia. Il documento – siglato il 20 gennaio – è frutto di lunghe discussioni protrattesi per diversi mesi. Il segretario del Consiglio ecumenico dell’episcopato polacco, don Slawomir Pawlowski, ha rilevato che “il modo di vivere il giorno del Signore è di per sé una testimonianza di fede”. La dichiarazione dovrebbe aiutare i fedeli a ritrovare le motivazioni per “vivere la fede in preghiera, nella comunità ecclesiale della Parola e dei sacramenti”, ha spiegato il presule ricordando che “anche il riposo dovrebbe essere l’espressione della gioia che scaturisce dalla fede”. Le Chiese firmatarie della dichiarazione auspicano in Polonia un nuovo dibattito pubblico in difesa del riposo settimanale e delle svariate forme del tempo libero, nella speranza che il documento possa essere inteso come appello in difesa della domenica rivolto ai datori di lavoro, ai lavoratori e alle autorità competenti.

Spagna: incontro dei lavoratori cristiani d’Europa
Si è tenuto a Madrid, presso la sede della Fraternità operaia di Azione cattolica (Hoac), nei giorni scorsi, l’incontro biennale dei Movimenti di revisione di vita appartenenti al Movimento dei lavoratori cristiani d’Europa: hanno partecipato rappresentanti dell’Azione cattolica operaia di Francia e Spagna; della Lega operaria cattolica del Portogallo e del Movimento dei lavoratori cristiani di Inghilterra. Durante l’incontro, come si legge nella nota finale, è emerso che “I lavoratori più poveri soffrono la stessa precarietà in tutti i Paesi. La disuguaglianza è conseguenza di politiche neoliberali portate avanti da governi di diverso colore. Il capitale e l’economia prevalgono sulla vita delle persone. Malgrado il lavoro siamo sempre più poveri. Le politiche di austerità hanno prodotto tagli sociali che hanno smantellato il welfare e dilapidato i diritti sociali e lavorativi. La maggior parte dei giovani (in Spagna e Portogallo) non trovano lavoro e sono costretti a emigrare. Le riforme della legislazione in tema di lavoro hanno provocato un disequilibrio”. Rammentando le parole del Papa al Parlamento europeo, i partecipanti hanno condiviso “la necessità di costruire insieme la democrazia” e hanno rivendicato “una nuova politica centrata sul riconoscimento effettivo della dignità dell’essere umano e della sua dimensione trascendente”. “Come movimenti della Chiesa – prosegue la nota finale – crediamo che sia necessaria la denuncia profetica; conoscere e accompagnare la realtà che vivono i lavoratori in Europa; denunciare le condizioni lavorative che ci impongono; impegnarsi affinché le persone svantaggiate delle ‘periferie’ (disoccupati, precari, poveri) siano la priorità di tutta la Chiesa”. Coordinati nel Movimento dei lavoratori cristiani d’Europa e del mondo, “siamo convinti che la costruzione della giustizia globale passa oggi per la globalizzazione della solidarietà, la difesa del lavoro degno e il vivere non come schiavi, ma come fratelli”.

Portogallo: la convivenza e il dialogo interreligioso
Promosso dall’Osservatorio per la libertà religiosa (Olr), e dall’associazione “Lisboa Encruzilhada do Mundo” (Lisbona crocevia del mondo), il 14 gennaio, si è svolto nella capitale portoghese il dibattito, intitolato: “Dallo Stato Islamico all’Europa disillusa – Sfide alla libertà religiosa”, che ha riunito i rappresentanti delle comunità giudaica, islamica, di quelle cristiane minoritarie, insieme a specialisti della citata tematica religiosa. Nel corso dell’incontro, divenuto d’attualità dopo l’attacco al giornale satirico francese “Charlie Hebdo”, il portavoce musulmano ha affermato che “solo Dio sa chi è credente, e chi commette attentati in nome dell’Islam non è né islamico, né musulmano”. Abdool Magid Vakil, che vive in Portogallo dal 1956, ha ricordato che, al tempo del suo arrivo, essendo uno dei pochi islamici, le persone si mostravano curiose, ma di essere sempre stato rispettato: “Posso dire che in Portogallo non c’è islamofobia, e che, in generale, il popolo portoghese non è ostile, e accetta le differenze religiose”. Anche per il rappresentante dell’Associazione di Amicizia Portogallo-Israele, “in territorio lusitano la comunità ebraica, non ha motivo di lamentarsi”. Al contrario, “in altre realtà europee, la paura si è già installata: esiste un antisemitismo che cresce e si sviluppa molto intensamente tra persone che non appartengono alla religione cristiana o giudaica”, ha spiegato António Caria Mendes, attribuendo ciò alla “mancanza di una politica comune e di una politica dell’insegnamento”. Infine, secondo lo specialista di studi arabi e copti, Adel Sidarus, è necessario comprendere che le radici europee non sono solo quelle giudaico-cristiane, ma che “anche i musulmani fanno parte delle radici dell’Europa moderna: assumendo tale coscienza, l’Europa si potrà meglio aprire verso il mondo Mediterraneo, con il quale ha in comune una storia culturale importante e profonda”.