RAPPORTO INTERNAZIONALE
Un fitto documento dell’organizzazione con sede a Parigi mette a confronto riforme e investimenti nei sistemi di istruzione. I dati europei
Nei Paesi dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi) oltre il 12% della spesa pubblica è investito nell’istruzione. Tuttavia, studi internazionali come il Programma dell’Ocse per la Valutazione internazionale degli studenti (il cosiddetto programma “Pisa”) evidenziano che ci sono notevoli differenze nel modo di spendere le risorse finanziarie e nei risultati degli investimenti nell’istruzione. È quanto risulta dal Rapporto Ocse “Going for Growth 2015”, che presenta un panorama dettagliato di circa 450 riforme nel campo della scuola che sono state adottate in tutti i 34 Paesi dell’Ocse tra 2008 e il 2014. Ci soffermiamo sulla “fotografia” della situazione europea.
Uno studente su 5 non ha le “competenze”. Nei Paesi dell’Ocse, che comprendono ampia parte dell’Europa, nord America e Australia, quasi uno studente quindicenne su cinque non acquisisce le competenze minime necessarie per partecipare pienamente alla società attuale. Circa il 16% delle recenti riforme mira ad assicurare la qualità e l’equità nell’istruzione. Molti Paesi hanno dato la priorità alle politiche che sostengono gli studenti svantaggiati o le scuole che accolgono studenti di diverse origini, come fa ad esempio l’Inghilterra con l’iniziativa “Pupil Premium”. La Polonia, invece, mira ad ampliare il tasso d’iscrizioni e a migliorare la qualità del settore scolastico e delle cure alla prima infanzia. Circa il 29% delle misure previste dalle riforme che sono state esaminate nel rapporto mira a una migliore preparazione degli studenti per il futuro: molti Paesi hanno concentrato i loro sforzi su misure volte a migliorare la qualità e il valore dei loro programmi d’istruzione e formazione professionale (Vet) o ad ampliare i loro sistemi di formazione pratica sul luogo di lavoro e di apprendistato. Il Portogallo, per fare un altro esempio, ha introdotto una strategia olistica per l’istruzione e la formazione professionale, mentre la Danimarca e la Svezia hanno riformato i loro programmi d’istruzione e formazione professionale. Molti Paesi hanno anche introdotto – sempre secondo il rapporto – politiche destinate ad assicurare che gli studenti possano trovare un posto di lavoro o siano in grado di proseguire gli studi. I quadri di riferimento nazionali in tema di qualifiche sono stati rivisti, spesso in collaborazione con l’Unione europea, al fine di accrescere la “trasparenza” dei sistemi d’istruzione.
Priorità agli insegnanti. I Paesi si sono concentrati sul miglioramento delle istituzioni scolastiche (il 24% delle misure di riforma esaminate nel presente studio verte su quest’aspetto), in modo da “sviluppare un clima positivo di apprendimento, di attirare personale di qualità e di trattenerlo”. Le politiche volte agli insegnanti sono state una priorità: a tale scopo, i Paesi Bassi hanno sviluppato un programma dedicato ai docenti. La Francia si è concentrata sul miglioramento della formazione iniziale degli insegnanti, mentre la Finlandia ha adottato misure volte a creare un sistema di sviluppo professionale per il personale scolastico. Altri Paesi dell’Europa settentrionale hanno riformato i loro programmi di studio.
Valutazione e “governance”. I sistemi scolastici si basano sulla valutazione e misurazione dei risultati per guidare i loro sforzi di riforma: circa il 14% delle politiche in esame si è rivolta a tale dimensione dell’istruzione. L’Italia, con il suo progetto “Vales”, ha introdotto politiche volte a sviluppare strumenti e processi per sostenere le valutazioni interne ed esterne delle istituzioni scolastiche. Poiché la governance dei sistemi d’istruzione sta diventando sempre più complessa (il 9% delle riforme in questa raccolta di dati verte su questo tema), alcuni Paesi hanno elaborato approcci “olistici” per i loro sistemi d’istruzione (è il caso appunto della riforma Folkeshole in Danimarca) o hanno perfezionato i ruoli e le responsabilità, sia creando nuove istituzioni, sia riorganizzando gli accordi di governance locale (Estonia). Le riforme del finanziamento dell’istruzione – che rappresentano il 12% dell’insieme delle misure di riforma esaminate nel Rapporto Ocse – sono state diffuse a livello del sistema d’istruzione (con l’iniziativa “Investing in the Future” in Germania) e a livello delle singole istituzioni scolastiche (le riforme del Belgio in materia di finanziamento degli istituti scolastici).
Riforme di qualità. “La riforma del settore dell’istruzione sarà efficace solo se le politiche sono attuate correttamente”, ammonisce l’Ocse. Ciò significa che “per sostenere le riforme della valutazione e della misurazione dei risultati, è necessario che sia operativo un quadro di riferimento coerente, con capacità sufficienti per condurre e interpretare le valutazioni a tutti i livelli del sistema d’istruzione”. Per essere introdotte con successo, le innovazioni negli ambienti di apprendimento devono, inoltre, “affrontare concretamente le questioni dell’apprendimento e dell’insegnamento”. Infine, per migliorare la qualità dell’insegnamento impartito dagli istituti scolastici, “le politiche devono concentrarsi sull’evoluzione delle pratiche in classe, sul bilanciamento di pressioni e sostegni esterni e sullo sviluppo e conseguimento di obiettivi di lungo termine”.