CHIESE IN BREVE

Justitia et Pax Europa, Spagna

Justitia et Pax: allarme nazionalismo e xenofobia
“La Conferenza delle 31 commissioni Justitia et Pax in Europa chiede ai responsabili politici a tutti i livelli e agli attori della società civile di fare blocco nella loro ferma reazione contro la crescita del razzismo e della xenofobia in Europa”. Questo l’obiettivo dell’iniziativa annuale di Justitia et pax Europa lanciata il 18 febbraio insieme al documento “Contro il nazionalismo dell’esclusione”. Il fenomeno che si vuole monitorare e contrastare è “il successo considerevole di partiti politici con programmi nazionalisti” sia a livello nazionale, sia nelle elezioni europee dello scorso maggio. “Molte persone, preoccupate per un futuro incerto, vengono convinte da parole semplicistiche e da una propaganda contro gli immigrati e l’Unione europea, che non danno risposta alle complesse sfide del nostro tempo” denuncia l’arcivescovo del Lussemburgo e presidente di Justitia et Pax Europa Jean-Claude Hollerich. “L’obiettivo di questi partiti e movimenti non potrebbe essere più semplice: il potere politico ed economico, senza alcun servizio a poveri, deboli o svantaggiati”. Nel documento si precisa che “per i cristiani la nazione non può essere il valore supremo” e che “la giustizia e la pace universale non lasciano alcuno spazio per lo sciovinismo”, bensì “sollecitano alla solidarietà e al rispetto di tutti”: solo “nel contesto più ampio del bene comune universale si può meglio tutelare un interesse nazionale autentico”.

Spagna/1: progetto giovani, lavoro e volontariato
La Confederazione dei Centri giovanili Don Bosco della Spagna ha presentato il progetto “Reconoce” (Riconosci), un’iniziativa che vuole mettere al centro dell’attenzione – così come faceva a suo tempo Giovanni Bosco – le condizioni lavorative dei giovani. Oggigiorno la situazione da denunciare è la difficoltà di accesso dei giovani a un lavoro dignitoso e di qualità, accompagnata dal preoccupante tasso di disoccupazione giovanile, superiore al 50% in Spagna. Don Bosco – spiegano i promotori – “probabilmente prenderebbe questo problema seriamente e farebbe tutti i suoi sforzi per cambiare questa realtà”. Anche la Confederazione Don Bosco è preoccupata per questo problema, e il primo passo che compie è mettere in luce come il lavoro compiuto dai suoi giovani volontari, oltre a migliorare la vita di altri giovani e bambini, consente loro di acquisire una serie abilità che aumentano le loro potenzialità occupazionali. Lo studio “La situazione del volontariato giovanile davanti all’impiego: competenze e potenzialità occupazionali”, presentato a Madrid, rivela che il volontariato migliora considerevolmente le possibilità di trovare un lavoro. La ricerca, condotta dalla Confederazione dei Centri giovanili Don Bosco, la Federazione Didania e dagli Scout “Asde” della Spagna, è stato realizzato dalla consulente specializzata “Voluntariado y Estrategia” (Volontariato e strategia), ed è parte del progetto “Reconoce”, finalizzato a valorizzare l’esperienza del volontariato nelle associazioni giovanili e per il tempo libero e a migliorare le potenzialità occupazionali dei giovani. Per questo, la rete “Reconoce” ha il sostegno dell’Istituto per la gioventù della Spagna (Injuve), ente che ha espresso il suo interesse nel riconoscere il lavoro dei volontari nel contesto dell’educazione non formale, e dal Consiglio della Gioventù della Spagna.

Spagna/2: un “piano per la famiglia” 2015/2018
L’Istituto della famiglia e del minore della Comunità di Madrid sta elaborando un piano della famiglia che sarà in vigore dal 2015 al 2018. Il piano comprende una pianificazione familiare e l’educazione sessuale, la formazione e l’informazione dei giovani e adolescenti in materia sessuale e riproduttiva. E ancora; la partecipazione delle scuole medie superiori nelle campagne di carattere istituzionale di educazione sessuale e prevenzione di gravidanze indesiderate. Alicia Rubio, responsabile di “Liberi di educare”, un’iniziativa nata all’interno di Professionisti per l’etica, ha preso contatti con l’Istituto madrileno della famiglia e del minore e l’assessorato all’Educazione per ricordare che l’educazione affettiva e sessuale non può essere impartita legalmente senza il permesso dei genitori. “La legislazione spagnola e gli accordi internazionali firmati dalla spagna evidenziano in modo molto chiaro che le amministrazioni devono garantire il diritto dei genitori a educare i propri figli secondo le loro convinzioni morali o filosofiche. I genitori devono conoscere e autorizzare la formazione che viene data ai figli, chi la va a impartire e prestare il loro consenso scritto”, precisa Rubio. Inoltre, la responsabile di “Liberi di educare” ricorda che l’educazione affettivo-sessuale che si insegna nei centri educativi pubblici risponde ad alcuni valori e forme di comportamento che non tutti i genitori condividono e proprio per questo non si può imporre come unico modello valido per il comportamento dei giovani. “A questo bisogna aggiungere che l’efficacia di questo tipo di educazione sessuale è scientificamente discutibile, dal momento che non fa ottenere alcun risultato su indicatori che mirano a ridurre, come l’aborto tra adolescenti”.