UE
La Commissione avanza un ambizioso progetto per rendere l’Europa più sicura per gli approvvigionamenti, con risvolti positivi per i cittadini
I 28 Paesi dell’Unione europea costituiscono, nell’insieme, il primo importatore di energia (gas, petrolio) al mondo, dipendendo per il 53% del loro fabbisogno dall’estero, con un costo stimato di circa 400 miliardi di euro l’anno. E, per fornire ancora un dato significativo, in Europa i prezzi all’ingrosso dell’elettricità e del gas sono più elevati, rispettivamente, del 30 e del 100% di quelli praticati negli Stati Uniti. Senza contare che le politiche energetiche hanno evidenti ricadute sul piano della competitività economica, della politica estera e della sicurezza (rapporti con i Paesi fornitori, come Russia, est europeo, mondo arabo, nord Africa…), della tutela dell’ambiente e della qualità della vita. Per tutte queste ragioni la Commissione Ue ha elaborato una “strategia” volta a creare, nel tempo, una “Unione dell’energia”.
Vantaggi per economia e ambiente. “Abbiamo varato il progetto europeo in materia di energia più ambizioso dopo la Comunità del carbone e dell’acciaio. Un progetto che integrerà i nostri 28 mercati europei in una Unione dell’energia”, così da “rendere l’Europa meno dipendente dalle forniture esterne e offrire agli investitori quella prevedibilità di cui hanno assolutamente bisogno per creare occupazione e crescita”. Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione, responsabile per l’energia, ha spiegato così la proposta stesa dall’Esecutivo e passata in questi giorni per competenza legislativa al Parlamento e al Consiglio Ue. L’energia, spiega una nota della Commissione, “serve per il riscaldamento e l’aria condizionata degli edifici, per il trasporto delle merci e per alimentare il motore dell’economia. Tuttavia, l’invecchiamento delle infrastrutture, la frammentazione dei mercati e la mancanza di coordinamento delle politiche impediscono ai consumatori, alle famiglie e alle imprese di beneficiare di una scelta più vasta o di prezzi dell’energia meno elevati”. Da qui la necessità di completare il mercato unico in questo settore. La strategia, che si compone di diversi documenti e proposte operative, comporta anzitutto una “clausola di solidarietà”, così da ridurre la dipendenza da singoli fornitori potendo “fare pieno affidamento ai Paesi vicini, soprattutto in caso di perturbazioni dell’approvvigionamento energetico”.
Gli interessi dei cittadini. La strategia avanzata dalla Commissione arriva ad equiparare i flussi di energia a “una quinta libertà” fondamentale nel quadro dell’integrazione Ue, accanto alle libertà di movimento di persone, merci, capitali e servizi: è “la libertà dell’energia di attraversare le frontiere”, applicando normative comuni. “Il mercato dell’elettricità sarà riorganizzato per renderlo più interconnesso, più rinnovabile e più reattivo. Gli interventi dello Stato nel mercato interno saranno sostanzialmente rivisti”. Ancora: l’efficienza energetica “sarà ripensata radicalmente e considerata una fonte di energia a sé stante, in grado di competere alla pari con la capacità di generazione”; si punta inoltre a “una transizione verso una società a basse emissioni di Co2 costruita per durare”; si promuoverà la “leadership tecnologica” dell’Ue, “sviluppando la prossima generazione di tecnologie dell’energia da fonti rinnovabili e raggiungendo una posizione di leadership nell’elettromobilità”. Non da ultimo un principio essenziale: “In una Unione dell’energia i protagonisti sono i cittadini, che devono beneficiare di prezzi accessibili e competitivi”. Rimane un po’ tra le pieghe dei documenti della Commissione il peso degli investimenti necessari in questa direzione, calcolati, approssimativamente, in mille miliardi da qui al 2020.
Diversificazione e fonti rinnovabili. Fin qui a grandi linee le proposte del Collegio Juncker. In realtà di Unione dell’energia si parla da anni (e va riconosciuto che esistono parecchi progetti in corso, tra cui le grandi reti interconnesse, come i gasdotti), ma gli interessi nazionali hanno finora bloccato le iniziative più innovative a riguardo: anche perché alcuni Paesi sono praticamente autosufficienti, altri puntano ancora molto sul nucleare o sui derivati del petrolio, qualche Paese ha decisamente e coraggiosamente imboccato la strada delle fonti alternative. Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione, ha dichiarato su questi temi: “Per troppo tempo l’energia non ha beneficiato delle libertà fondamentali della nostra Unione. L’attualità non fa che confermare quale sia la posta in gioco: molti europei temono che venga a mancare l’energia per scaldare le loro case”. Con questa iniziativa l’Europa si muoverebbe “unita, in un’ottica di lungo termine”. Miguel Arias Cañete, commissario per l’Azione per il clima, aggiunge: “La strada che porta a un’autentica sicurezza dell’approvvigionamento energetico e un’effettiva tutela del clima inizia qui, a casa nostra. Ecco perché intendo concentrarmi sulla costruzione del nostro mercato comune dell’energia, incrementando il risparmio energetico, aumentando il ricorso alle fonti rinnovabili e diversificando l’approvvigionamento”. “Dopo decenni di ritardi, non ci faremo sfuggire questa opportunità di costruire una vera Unione dell’energia”.