EDITORIALE
Occorre confermare all’istituto di partecipazione democratica il valore che erano stato stabilito con il Trattato di Lisbona. L’esperienza di “One of us”
L'”Iniziativa dei cittadini europei”, introdotta con il Trattato di Lisbona e divenuta operativa nel 2012, ha bisogno di una revisione. Il diritto costituzionale assegnato ai cittadini di intervenire nel procedimento legislativo comunitario è sacrosanto, ma per essere effettivo necessita di opportuni ritocchi, di forma e di sostanza.
È quanto emerso dall’audizione svoltasi presso il Parlamento europeo a Bruxelles il 26 febbraio. Un incontro programmato dalla commissione Affari costituzionali dell’Assemblea e inserito in un processo definito dallo stesso Regolamento attuativo dell’Iniziativa. All’incontro sono intervenuti politici europei, esperti, promotori di diverse iniziative popolari. Durante la seduta ha preso la parola anche Carlo Casini, già presidente della stessa commissione parlamentare e, non di meno, uno dei “portabandiera” dell’Iniziativa denominata “One of us” (Uno di noi), volta a tutelare la vita umana nei campi di azione dell’Unione europea. Va ricordato che “One of us” aveva raccolto quasi 2 milioni di firme per stoppare la ricerca svolta con fondi Ue che distrugge embrioni umani e per contrastare quei progetti di cooperazione allo sviluppo nei Paesi poveri basati sulla pianificazione familiare mediante l’aborto. Ebbene, tale Iniziativa, promossa da organizzazioni pro-life di tutta Europa, era stata liquidata dalla Commissione Barroso a fine maggio 2014, vanificando tutto il gravoso impegno degli organizzatori, senza peraltro avere da parte loro la possibilità di una controreplica.
“È evidente che una riforma si impone”, ha quindi affermato Casini all’hearing in Parlamento europeo. “Come è noto – ha affermato l’ex eurodeputato – il 28 maggio 2014 la Commissione ha deciso di non dare seguito all’iniziativa One of us. Nella comunicazione è omessa qualsiasi osservazione in merito alla identità umana del concepito e viene sostenuta la legalità dei finanziamenti corrisposti dalla Ue a sostegno della ricerca scientifica che presuppone la distruzione di embrioni umani e del sostegno economico fornito a organizzazioni che tra gli strumenti di tutela della salute sessuale e riproduttiva propongono ed attuano anche l’aborto”. Secondo Casini, in tal modo è stata “elusa la risposta ai cittadini europei, i quali non contestavano la legalità dell’attuale azione europea, ma chiedevano la modifica dei regolamenti, né è stata data agli organizzatori dell’iniziativa una possibilità di replica”. La Commissione, organo esecutivo, “ha chiuso una procedura che avrebbe dovuto essere di carattere legislativo, cioè diretta a modificare l’attuale assetto normativo”.
“Lo scopo del nuovo istituto – ha aggiunto il giurista italiano – dovrebbe essere quello di avvicinare i cittadini alla Ue” rendendola a loro “accessibile”, incoraggiando “la loro partecipazione alla vita democratica della Unione” e contribuendo “a formare una coscienza politica europea”. “Ma l’effetto causato dall’esito della iniziativa One of us è stato esattamente il contrario”. “Molti cittadini hanno constatato l’inutilità di tanta loro fatica; hanno avvertito come una lesione alla democrazia il fatto che un numero limitato di persone abbia potuto vanificare la richiesta di due milioni di persone senza un vero ampio dibattito e senza un voto. Il rischio è che sia stato causato un allontanamento anziché un avvicinamento dei cittadini all’Europa”. E tali considerazioni “valgono non solo per l’iniziativa One of us, ma per qualsiasi altra iniziativa che abbia un analogo esito”. Da qui una serie di modifiche da apportare al regolamento e allo “spirito” dell’Iniziativa dei cittadini, rendendo di fatto obbligatorio un passaggio parlamentare per quelle iniziative che, superato il giudizio di ammissibilità, raccolgano il milione di firme previsto dal Regolamento attuativo. Del resto è proprio il Parlamento europeo l’istituzione Ue, eletta a suffragio universale, che rappresenta i cittadini dell’Unione.
Ora la Commissione sta lavorando a una proposta di “revisione” dell’Iniziativa, come dovrà fare ogni tre anni stando al dettato del Regolamento attuativo. Il Parlamento europeo dovrà a sua volta votare in aula un documento di indirizzo da trasmettere alla Commissione. Gli Stati membri, in sede di Consiglio Ue, potrebbero fare lo stesso. Indipendentemente dal “contenuto” di una Iniziativa, occorre quindi confermare a questo istituto di partecipazione democratica quella dignità e quel peso che erano stati definiti a Lisbona. Sarebbe un segnale forte verso i 500 milioni di cittadini comunitari.