STATO DELL'UNIONE
Torna a Firenze l’evento promosso da European University Institute. Il punto su integrazione politica, economia, cittadinanza, esteri
L’integrazione europea ha generato negli anni una vasta gamma di opportunità economiche, politiche e sociali al di là dello Stato-nazione. I cittadini europei sono liberi di ottenere il loro titolo accademico in Germania, lavorare in Francia, investire in Svezia o nel Regno Unito e godersi la pensione in Spagna, a Cipro o in Polonia. Questo a livello teorico, perché dentro e fuori i confini europei sono ancora molti i casi nei quali non solo il principio d’integrazione, ma ancora di più taluni diritti fondamentali, non sono pienamente rispettati. E poi la crisi economica degli ultimi anni ha creato pesanti interrogativi sullo stesso processo unitario; sono cresciuti i nazionalismi, e molte voci populiste chiedono uno stop al cammino dell’Ue. Quale sarà quindi il futuro dell’Europa comunitara? Se ne parlerà a Firenze, dal 6 al 9 maggio, durante “Lo Stato dell’Unione” – The State of the Union, Sou2015 -, quattro giorni di conferenze e dibattiti organizzati dall’Istituto Universitario Europeo (European University Institute, Eui) con ospiti e relatori da tutto il continente.
Verso una nuova integrazione. Ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento di un tema e s’inizierà affrontando proprio la questione dell’integrazione economica e politica, tema per altro salito in cima all’agenda dell’Ue nel corso dell’ultimo anno dopo il successo dei partiti populisti alle elezioni parlamentari europee del maggio 2014. “Per anni – si legge in una nota dell’Eui – molti hanno cercato di contestualizzare il problema con rigore accademico, ma attraverso l’intervento del Centro di ricerca ‘Alcide De Gasperi’ si ripercorrerà quali sono state le principali tappe e persone che hanno fatto la storia dell’integrazione europea”. “Le sfide cruciali che attendono l’Europa di oggi – continuano gli organizzatori – non possono essere affrontate solo con soluzioni tecniche o di governo” ed è per questo motivo che nella seconda giornata verrà proposta una nuova “narrazione per l’Europa” sulla scia di quella realizzata da Robert Schuman il 9 maggio 1950. “È tempo di rinnovare e rivedere l’originaria Dichiarazione Schuman in linea con le esigenze del XXI secolo”, spiegano i promotori dell’iniziativa. La proposta, già redatta da Giuliano Amato, ex primo ministro d’Italia, Élisabeth Guigou, ex ministro francese degli Affari europei, Vaira Vike-Freiberga, già Presidente della Lettonia e Joseph Halevi Horowitz Weiler, presidente dell’Eui, sarà resa nota nel corso della seconda giornata.
La sicurezza oggi. Con l’attuale quadro geopolitico l’Europa si trova a riflettere, inoltre, su quale sarà il suo ruolo nel palcoscenico internazionale, pur rimanendo fedele ai suoi valori fondamentali. Per approfondire questo dibattito, nel corso della terza giornata interverranno esponenti politici, istituzionali e accademici provenienti dal Medio Oriente, dal Nord Africa, dagli Stati Uniti con i membri dell’Associazione degli Stati del sud est Asiatico. Il dibattito si concentrerà, tra l’altro, “sui temi della sicurezza internazionale, la risposta alle crisi, il mantenimento della pace e la responsabilità della protezione”, spiegano gli organizzatori. Negli ultimi anni, l’Europa ha infine posto l’attenzione sul creare una posizione coerente tra il concetto di sicurezza e quello di privacy, anche attraverso gli aspetti multidimensionali e multidisciplinari della sorveglianza, sviluppati nel progetto Fp7, i risultati del quale verranno resi noti durante l’ultima giornata di Sou2015. “La discussione comprenderà il complesso equilibrio giuridico ed etico tra sicurezza e intrusione nella privacy, la sicurezza informatica, la libertà di espressione, le forme di sorveglianza intelligenti nonché le implicazioni politiche a questi problemi”, rendono noto i promotori dell’evento, i quali hanno invitato anche i membri del Forum europeo per la sicurezza urbana a prendere parte al dibattito.
Formare e informare. Anche per questa edizione, l’Istituto universitario europeo, adempie ai suoi obiettivi di promuovere l’interesse del pubblico riguardo al processo d’integrazione europea, accrescendo la trasparenza riguardo al funzionamento delle istituzioni di Strasburgo e Bruxelles. Questo non solo perché rappresenta l’istituzione di studio e di ricerca voluta nel 1972 dai sei Paesi fondatori delle Comunità europea, ma anche perché dal 1986 l’Eui è la sede degli Archivi storici dell’Unione. Qui, infatti, è possibile consultare gli atti ufficiali delle istituzioni (dopo trent’anni dalla data di creazione) e i fondi privati e collezioni di personalità, movimenti e organizzazioni internazionali che hanno giocato un ruolo importante nel processo d’integrazione europea.