OLTRE GLI OBIETTIVI DEL MILLENNIO
Conferenza a Bruxelles. Milioni di persone non hanno accesso a cibo, acqua, istruzione, salute: servono risposte. Quali i passi da compiere?
“L’eliminazione della povertà e la lotta contro le ineguaglianze figurano, assieme allo sviluppo sostenibile, tra i soggetti delle politiche internazionali più dibattute all’interno della società civile e fra le chiese. E l’Unione europea è uno degli attori principali in queste discussioni”. È quanto riconosce la Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea, che ha promosso il 17 marzo, nella sede del Parlamento europeo a Bruxelles, una conferenza internazionale sul tema “Lavoro dignitoso – La strada verso la dignità per tutti”. Numerosi i relatori – politici, funzionari Ue, esperti, rappresentanti delle imprese e dei sindacati, ong – che hanno tracciato il quadro della situazione per poi delineare alcune proposte per i passi da compiere verso uno sviluppo mondiale sostenibile. Tra le realtà che hanno aderito all’incontro figuravano il Pontificio Consiglio giustizia e pace, l’Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, Caritas Internationalis.
Agenda internazionale. “Lo sviluppo non è mai a senso unico e non è uni-dimensionale. L’impegno intelligente a favore dello sviluppo deve promuovere a livello personale e collettivo un modo di pensare e di fare e uno stile di vita che affermano la dignità della persona umana, che valorizzano la collaborazione e la solidarietà tra le persone e gli stati, tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri, e che mirano all’ecologia ambientale e umana. È il cammino per un autentico e integrale sviluppo umano. Il nostro dibattito può aiutare a procedere su questo cammino”. Mons. Gianni Ambrosio, vicepresidente della Comece, ha svolto la relazione introduttiva che ha orientato i lavori della conferenza. Il vescovo si è soffermato in particolare su tre aspetti: l’Anno europeo per lo sviluppo, proclamato dall’Ue per il 2015; il “lavoro dignitoso”; il problema della disoccupazione giovanile. A proposito di sviluppo il vescovo ha ricordato i molteplici appuntamenti su scala globale previsti per quest’anno (conferenza sul finanziamento allo sviluppo di Addis Abeba, summit Onu per l’adozione dell’agenda post-2015 per lo sviluppo sostenibile a New York; conferenza sul clima di Parigi), che potrebbero contribuire a fissare un’agenda per lo sviluppo dei prossimi anni e considerando gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, risalenti al 2005.
“C’è grande attesa”. “Auspichiamo che l’Ue – ha affermato mons. Ambrosio a nome dei vescovi europei – continui il suo impegno per favorire i negoziati intergovernativi”. “Possiamo dire che l’attesa di tutti è grande, in particolare si desiderano misure concrete che procedere sulla via verso uno sviluppo più equo e sostenibile. Sono milioni le persone che non hanno accesso ai beni fondamentali, dal cibo adeguato all’acqua pulita, all’energia, alle cure sanitarie, all’istruzione, al lavoro dignitoso. Tutti avvertiamo la minaccia di un cambiamento climatico attraverso il riscaldamento globale”. Per tale ragione “la comunità internazionale – inclusi l’Ue e i suoi Stati membri – è posta a confronto con l’impegnativo e complesso compito di negoziare un’Agenda internazionale globale per il periodo dopo il 2015: l’Europa deve rappresentare una voce ambiziosa e unitaria per il percorso post-2015”.
Impegno differenziato. Tre le “istanze” sottolineate da mons. Ambrosio. Anzitutto “lo sviluppo è una responsabilità comune e differenziata dei Paesi economicamente più deboli e di quelli più forti: il partenariato deve avvenire su un livello paritario, impegnando tutte le parti. Ma l’impegno dovrebbe essere differenziato, nel senso di richiedere a ciascun Paese ciò che esso è in grado di ottenere sulla base delle proprie capacità”. In secondo luogo, ha spiegato il vicepresidente Comece, “la ricerca di soluzioni per le molte questioni relative allo sviluppo richiede una più grande cooperazione tra attori pubblici e società civile e il mantenimento del dialogo sociale”. La terza: “La sfida per i decisori politici è di arrivare a un accordo in grado consentire e di favorire lo sviluppo sostenibile. È vitale lo sviluppo, ma la sostenibilità dello sviluppo è di capitale importanza per il presente e il futuro dell’umanità: è in causa l’uomo, la sua vita e la sua dignità, la sua salute e il suo futuro”.
Lavoro e dignità umana. Il relatore è poi passato al secondo argomento annunciato: “Il lavoro dignitoso è essenziale per lo sviluppo dell’essere umano nella sua interezza e per l’espressione della sua dignità. A questo proposito mi permetto di sottolineare l’esigenza di tenere insieme le varie dimensioni del lavoro”. Al centro rimane “la persona che lavora e il senso stesso del lavoro”; quindi la “dimensione sociale” di ogni attività professionale ed economica; non da ultimo “l’economia dell’inclusione”. E, infine, sulla disoccupazione giovanile mons. Ambrosio ha concluso: “È la società europea nel suo insieme, da chi ha responsabilità politica ed educativa a chi svolge attività imprenditoriali, che non può abbandonare le generazioni più giovani in questa difficile transizione”. I lavori sono stati chiusi da un intervento di padre Patrick Daly, segretario generale della Comece.