EDITORIALE

Elezioni in Francia: ” “i nodi da sciogliere

Il Paese si prepara al ballottaggio delle dipartimentali del 29 marzo. Mentre si cerca di interpretare i risultati del primo turno

Una riflessione “a voce alta” sul significato del voto di domenica 22 marzo, sugli orientamenti dell’elettorato, sull’ascesa del centrodestra, sulla mancata “vittoria” (complice il sistema elettorale) dell’ultradestra, sul risultato deludente della sinistra alla guida della nazione. La Francia guarda in controluce i risultati del primo turno delle “dipartimentali” e già si proietta al secondo appuntamento, decisivo, con le urne, di domenica 29 marzo, quando si deciderà la sorte delle amministrazioni locali. Con un occhio – inutile dirlo – alle regionali del prossimo dicembre e alle presidenziali del 2017.
Nel frattempo si potrebbe osservare (pur considerando la parzialità del primo turno) che la sinistra si arrocca nelle province del sud ovest, il Front National accumula consensi nel nord e attorno a Marsiglia, mentre i neogollisti con gli alleati centristi dell’Udi vincono nel cuore del Paese. Il primo turno delle elezioni dipartimentali in Francia segnala dunque una carta geografica mutata rispetto alle ultime votazioni (presidenziali, europee) e, soprattutto, invia tre chiari segnali politici.
Anzitutto l’Ump del ritrovato Nicolas Sarkozy, assieme all’Unione dei democratici, raccoglie quasi un terzo dell’elettorato (29,4%) e fan man bassa di amministrazioni locali; tanto che l’ex Presidente della Repubblica, sconfitto solo tre anni or sono dal rivale socialista François Hollande, sta rilanciando la propria candidatura per la corsa all’Eliseo del 2017. Dovrà ora far dimenticare i guai con la giustizia e le varie inchieste a suo carico e il fatto di essere stato bocciato dal popolo nel 2012. Ma per un politico navigato e scaltro come “Sarko” la sfida appare tutt’altro che impossibile.
In secondo luogo si può ben dire che Marine Le Pen con il suo Fn ha un larghissimo seguito nel Paese (25,5%; forse il primo partito, se si considera che il voto del centrodestra in realtà è andato alla coalizione Ump-Udi), portando a casa un quarto dei voti espressi, ma è altrettanto vero che la preannunciata “marea nera” per ora non ha preso la consistenza promessa, o temuta a secondo dei punti di vista. In tal senso il secondo turno con i ballottaggi contribuirà a chiarire l’orientamento generale dell’elettorato. Sin da ora però si può rilevare che, pur in epoca di politica urlata e “aggressiva”, chi, come la Le Pen, tiene costantemente alti i toni della lotta politica, rischia infine di terrorizzare gli elettori, perdendo per strada un bel numero di potenziali sostenitori (messaggio, questo, che può valere anche per i Paesi limitrofi e per l’Europa intera).
Terzo elemento: il Partito socialista di Hollande e del premier Valls si colloca al 21,8%, risalendo la china rispetto al 14% delle europee dello scorso maggio, ma restando ben al di sotto della percentuale che ci si potrebbe attendere da un partito di governo, che è ora evidentemente chiamato a un serio esame di coscienza.
Sul ballottaggio del 29 marzo le incognite sono molteplici: il Fn sarà in corsa nella metà dei “cantoni” (le circoscrizioni elettorali) contesi. Ma mentre i socialisti e l’Udi hanno già dichiarato il voto “repubblicano”, cioè sosterranno il candidato che fronteggerà un esponente dell’ultradestra, non altrettanto ha fatto Sarkozy, che invece sceglie la formula “ni… ni…”, ossia né con i lepenisti né con i socialisti. Decisione questa che sta suscitando malumori in molti ambienti comunque preoccupati dall’avanzata del nazionalismo xenofobo e antieuropeista del Front National. Dal voto del 22 marzo emergono ancora due incognite.
Non si può infatti trascurare il fatto che alle urne si è recato solo la metà dell’elettorato. Molti analisti parlano di buon risultato; ma il distacco tra “citoyens” e istituzioni democratiche dovrebbe seriamente interessare i politici francesi.
Non di meno, il sistema politico francese sembra marciare verso un tripartitismo destra, centro, sinistra, con – al momento – tre esponenti di rilievo: Le Pen, Sarkozy e Hollande. Ma chi fra questi ha le carte in regola per essere un nuovo De Gaulle o un nuovo Mitterrand, un leader a tutto tondo che sappia ricompattare il Paese, rafforzandone l’azione di governo e assegnandogli un ruolo ancora centrale nello scenario europeo? Un quesito al quale il ballottaggio di domenica prossima certamente non potrà fornire risposta.