BOSNIA-ERZEGOVINA
Don Marsic (Pastorale giovanile di Sarajevo) descrive le condizioni di vita delle nuove generazioni. La visita del Papa suscita speranza
I giovani di Bosnia ed Erzegovina attendono la visita di Papa Francesco a Sarajevo. Con la mente e l’animo rivolti al 6 giugno prossimo, sembrano ansiosi di ascoltare le parole del Pontefice, i suoi incoraggiamenti, e di toccare con mano la sua vicinanza a un Paese che ancora soffre per le ferite causate dal conflitto degli anni ’90. Si tratta di una generazione che non ha vissuto la guerra ma che ne porta le conseguenze, ne ha cucite addosso le cicatrici. Li ha resi orfani e senza punti di riferimento. Papa Francesco verrà a dare vigore ai loro sogni. “Sarà un momento molto emozionante per tutti i giovani – racconta a Sir Europa don imo Mariæ, responsabile della Pastorale giovanile per l’arcidiocesi di Sarajevo -. La visita del Papa rappresenterà anche un forte incoraggiamento per loro a sforzarsi un po’ di più, a dare un po’ di più per loro stessi e per il futuro di questo Paese. Che possa la sua visita infondere loro coraggio”.
Sviluppare le capacità. La Pastorale giovanile nasce nella diocesi di Sarajevo nel 2004 quando viene creato un ufficio apposito e in seguito una commissione presieduta dal cardinale Vinko Puljiæ che si occupa di decidere i progetti da portare avanti, informare delle attività nelle parrocchie, discutere temi e problematiche. Nel 2007 prende vita il Centro giovanile “Giovanni Paolo II” (oggi in fase di allargamento) che, spiega don Mariæ, “nasce dal desiderio di avere un luogo concreto dove la Pastorale giovanile potesse svilupparsi”. “Il Centro opera in due direzioni. Vuole innanzitutto aiutare i giovani cattolici a sviluppare le loro capacità, aiutarli a finire gli studi, ad essere accettati nel mondo del lavoro. Offrire un luogo dove potersi sentire a casa, dove potersi incontrare, pregare, andare a messa. Inoltre, il centro nasce con l’intenzione di tendere la mano agli altri giovani di questo Paese, creando una prospettiva nuova capace di andare oltre i pregiudizi verso il prossimo e aprire spazi di incontro”. In questo senso le attività della Pastorale giovanile (innumerevoli progetti che coprono svariate fasce d’età, dai 10 fino ai 30 anni) vanno sempre più nella direzione di un dialogo ecumenico con gli ortodossi e interreligioso con la comunità musulmana ed ebraica.
Pregiudizi, divisioni. Gli effetti degli accordi di pace siglati a Dayton nel ’95, che hanno di fatto sancito la separazione della Bosnia ed Erzegovina su base etnica, si riflettono anche in ambito giovanile. La generazione del post guerra è cresciuta divisa per etnia e nazionalità anche per via di un sistema scolastico miope, basato sulla separazione dei tre popoli costituenti. “I giovani in Bosnia ed Erzegovina non stanno bene, non è facile essere giovani oggi qui. Essi sentono nelle parole e nei racconti dei loro genitori tutti i pregiudizi esistenti tra le varie etnie. Inoltre il nostro sistema educativo è molto complicato e non favorisce una vera integrazione”. Questo ha causato conseguenze disastrose: “Tanti giovani crescono senza aver fatto mai esperienza dell’incontro coi coetanei di una differente etnia o religione. Si tratta di un problema grande perché quando le persone non si conoscono nascono i pregiudizi. Manca, nei rapporti quotidiani, la conoscenza dell’altro che scaturisce dall’averne fatto esperienza. È l’incontro con l’altro, cattolico, musulmano, ortodosso o ebreo, che aiuta ad abbattere i pregiudizi e a cambiare opinione su di lui. È un paradosso che solo la scuola cattolica sia una scuola multietnica, frequentata per il 60% da cattolici, 30% musulmani e per il 10% da studenti di altra appartenenza religiosa”.
Poche aspettative e vie di fuga. Anche la società e la politica sembrano non avere risposte adeguate alle aspettative delle giovani generazioni. La crisi economica e la corruzione dilagante hanno di fatto ingessato il Paese. “In questa situazione – aggiunge Mariæ – sempre più giovani cercano vie di fuga. Criminalità, droga, altri estremismi tra i quali anche quello religioso, o fuga all’estero. I dati dicono di un tasso di disoccupazione generale attorno al 40-44%, quello giovanile del 60% circa, ma sembra di più. Per questo i giovani si sentono senza prospettive, non vedono futuro qui. Questo li ha catapultati in una sorta di letargo, di immobilismo. Gli ha fatto perdere la voglia di fare. Quelli che rimangono dovrebbero invece dare tutti i loro talenti per l’avvenire della Bosnia-Erzegovina. Penso che l’incontro col Papa possa dare un grande impulso in questo senso e rappresentare per loro una fonte di speranza affinché possano prendere il futuro nelle loro mani”.
Un momento di riflessione. Intanto i giovani di Bosnia ed Erzegovina si preparano a ricevere il Papa. Non ci saranno eventi in programma il 29 marzo, in occasione della celebrazione della Gmg diocesana, ma un momento di riflessione sul messaggio del Pontefice ai giovani è fissato per l’ultimo sabato di maggio. Un incontro carico di attesa e dove si discuterà anche della partecipazione della delegazione bosniaca alla prossima Gmg di Cracovia nel 2016 che, assicura don Mariæ, “sarà numerosa”.