VESCOVI DI SCOZIA

Votare è un diritto e un dovere

Una lettera per le elezioni del 7 maggio. Il richiamo a promuovere la vita e la famiglia. Sì al salario minimo, no alle armi nucleari

È toccato ai vescovi scozzesi, questa volta, ricordare ai cattolici, in una lettera pastorale, letta domenica 12 aprile in tutte le 500 chiese, il dovere cristiano di andare a votare nelle prossime elezioni per costruire una nuova civiltà dell’amore che serva il bene dei tutti e soprattutto dei più deboli. Con parole che fanno eco agli altri due documenti simili, pubblicati nei mesi scorsi dai vescovi cattolici inglesi e da quelli anglicani, si suggeriscono criteri in base ai quali scegliere i candidati migliori.

Prima di tutto andare a votare. Per quelle che vengono definite nel documento “le elezioni più imprevedibili da generazioni”, i vescovi raccomandano, prima di tutto, di andare a votare, perché si tratta di “un dovere civico” oltre che di “un obbligo morale cristiano”. E citano, come esempio, la straordinaria affluenza alle urne dello scorso settembre quando oltre l’84% degli scozzesi arrivarono ai seggi e il 55% disse no all’indipendenza da Westminster. “Gli scozzesi dimostrarono, allora, di amare il futuro del nostro Paese e di avere a cuore il suo benessere”, scrivono i vescovi. E ancora: “Mentre ciascuno di noi deciderà da solo per chi votare, gli insegnamenti della Chiesa vanno seguiti per formare un’opinione che ci dica come si può far avanzare il bene comune”.

Informarsi, pensare, pregare. Non scendendo nel merito della scelta dei partiti, la lettera pastorale dà, però, indicazioni pratiche su come prepararsi al voto. Occorre individuare i candidati che promuovono i principi cristiani, informandosi “sui loro valori morali” e scoprire quali posizioni prendono in tema di difesa della vita, della famiglia, di salario minimo, tolleranza religiosa, pace ed evangelizzazione. Ricordando le battaglie condotte, in questi anni, contro aborto, suicidio assistito e matrimoni gay, i vescovi ricordano che i cattolici “devono incoraggiare i politici a difendere l’istituzione del matrimonio come unità base della società dalla quale dipendono così tante cose”, e incoraggiano i candidati a sostenere la campagna per il salario minimo di 7,85 sterline all’ora. I vescovi citano, a questo proposito, le parole di Papa Francesco quando ha accusato un “capitalismo senza freni” di perseguire il profitto a tutti i costi e lo sfruttamento delle persone.

Intolleranza religiosa made in Scotland. “In questo Paese una forma intollerante di secolarismo vuole rimuovere la religione dalla sfera pubblica benché essa venga riconosciuta nella dichiarazione universale dei diritti umani”, scrivono i vescovi scozzesi rimasti, ormai, una voce di minoranza a battersi contro aborto e matrimoni gay. Tra Edimburgo e Glasgow la libertà di riunirsi a pregare e manifestare apertamente la propria religione viene minacciata, secondo i vescovi, dall’aggressività di un’agenda laica portata avanti da associazioni come la “Humanist Society Scotland” mentre, in tanti Paesi nel resto del mondo “i cristiani vengono uccisi semplicemente perchè professano la loro fede in Gesù Cristo”.

Contro il nucleare. La lettera pastorale scozzese prende anche posizione contro i sottomarini lanciamissili nucleari Trident della base di Faslane, una questione chiave della campagna elettorale britannica che vede nazionalisti scozzesi a favore del disarmo e laburisti e conservatori contro. “Malgrado gli accordi internazionali che ci impegnano a lavorare contro la proliferazione di tali armi e i considerevoli costi e le obiezioni morali che esse sollevano, successivi governi britannici si sono impegnati a sostituire e migliorare l’arsenale nucleare”, scrivono i vescovi. Pur riconoscendo “il diritto di ciascun Paese di difendersi”, secondo la conferenza episcopale scozzese, “l’esistenza di armi nucleari continua a rappresentare una grave minaccia per l’umanità”.

“Non restate in silenzio”. I vescovi stigmatizzano il fatto che “su temi molto seri, alcuni politici che si dichiarano cattolici restano in silenzio o addirittura si arrendono – di fronte a gravi ingiustizie etiche”. La lettera si conclude con un appello ai cattolici perché lavorino in politica senza separare la fede dalle opere “per non compromettere ciò in cui crediamo e danneggiare ciò che siamo”. “Il voto nelle prossime elezioni è il minimo che un cristiano impegnato possa fare”, dicono i vescovi che auspicano che “una nuova generazione di cattolici entri nei partiti politici” e “fedele al Vangelo di Gesù cristo, ponga le fondamenta di una nuova civiltà dell’amore per il bene comune di tutti e soprattutto dei più vulnerabili”.