TRAGEDIE NEL MEDITERRANEO

“Non possiamo chiudere gli occhi”

Le tragiche vicende degli ultimi giorni scuotono le coscienze. Lentamente sembra profilarsi una risposta Ue. Gli appelli delle Chiese cristiane

Il piano in 10 punti proposto dal Consiglio Ue per gli affari esteri del 20 aprile e il summit straordinario dei capi di Stato e di governo del 23 aprile segnano due timidi ma necessari passi dell’Europa verso una vera politica migratoria comune.

Decisioni coerenti. È presto per vedere risultati concreti, perché gli Stati membri dell’Ue hanno finora mantenuto la chiara volontà di gestire in proprio le politiche migratorie, negando alle istituzioni di Bruxelles poteri e soldi per gestire i flussi in arrivo da Africa, Medio Oriente, Europa orientale. Ma le centinaia di morti dei giorni scorsi nel Mediterraneo hanno finalmente smosso le coscienze. Il problema è sul tavolo e generalmente si avverte la necessità, se non l’obbligo, di agire (salvo forze politiche e aree di opinione pubblica esplicitamente o implicitamente xenofobe). E si attendono ora scelte coerenti. Il piano in 10 punti prevede, tra l’altro, un rafforzamento delle operazioni di soccorso in mare, la lotta a tutto campo agli scafisti (per la quale occorre però il via libera Onu), azioni di intelligence in chiave preventiva rispetto alle migrazioni irregolari e alla tratta. Troppe, invece, le resistenze di alcuni Stati per una “ricollocazione”, in forma solidale, dei profughi giunti in Italia, Grecia o a Malta.

“In gioco i valori europei”. Dopo gli appelli del Segretario generale Onu e del Papa verso la comunità internazionale a intervenire per salvare la vita di chi fugge da fame e guerre in cerca di un’esistenza migliore in Europa, si sono levate molte voci dalle chiese cristiane del vecchio continente. Il filo conduttore è chiaro: non si può lasciare che il Mediterraneo inghiottisca ancora bambini, donne e uomini come ha fatto negli ultimi mesi, specialmente da quando la situazione in Libia non è più sotto controllo. “Questa nuova catastrofe nel Mediterraneo rappresenta uno scacco per tutto ciò che fa dell’Unione europea una comunità di valori”, ha ad esempio dichiarato il cardinale Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). “Si può forse biasimare il potere di attrazione dell’Ue sui rifugiati, le misure europee di cui beneficiano i trafficanti o ancora la mancanza d’iniziative per contrastare le cause che portano gli immigrati a fuggire dal loro Paese di origine. Ma tutto questo non giustifica il fatto di chiudere gli occhi sulla tragedia umanitaria in atto nel Mediterraneo e che l’Ue deve ora affrontare”. “L’Europa deve lavorare in maniera risoluta su concrete proposte di soluzione per mettere in atto una politica umana per le migrazioni e l’asilo, condivisa e attuata da tutti gli Stati membri”. Marx aggiunge: “Le iniziative degli europei saranno una cartina di tornasole per i valori europei”.

Approccio comunitario. Caritas Europa afferma, sempre da Bruxelles: “Ogni nuova tragedia di migranti”, e “l’approccio dell’Ue alle sue cause più profonde, contribuiscono a sgretolare il progetto europeo anche nelle menti di coloro che ne sono convinti”. “La colpa non è solo dei trafficanti senza scrupoli che hanno messo le persone su quelle imbarcazioni”, afferma il segretario generale di Caritas Europa, Jorge Nuño Mayer, “ma anche dell’Unione europea”. La Caritas contesta l'”approccio europeo alle migrazioni, basato sulla sicurezza e sul controllo dei confini”. Per questo l’Europa comunitaria deve “sostituire l’inefficiente e disastrosa operazione Triton con un’operazione di ricerca e salvataggio che segni un passo avanti rispetto ai buoni risultati dell’operazione Mare Nostrum”. Da Bucarest, dove si è svolto dal 17 al 21 aprile l’incontro dei presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, è stato reso noto un testo in cui si legge: “Durante i giorni di permanenza” nella capitale romena “il mar Mediterraneo ha vissuto un’ulteriore tragedia, inghiottendo la vita di più di 700 persone, in cerca di una vita dignitosa e che sono state sfruttate da gente senza scrupoli. I partecipanti all’incontro hanno pregato per loro e per tutti quelli che hanno perso la vita in modo simile e per i loro familiari, unendo la loro voce a tutti quelli che rifiutano di rassegnarsi alla violenza e allo sfruttamento” e ribadendo “che ogni uomo sia rispettato nella sua dignità di figlio di Dio”.

Rinnovata solidarietà. Preghiere e solidarietà vengono assicurate anche dai leader della Conferenza delle Chiese europee (Kek), organismo che riunisce Chiese protestanti, anglicane e ortodosse d’Europa. “Questa catastrofe – si legge in un comunicato della Kek – ci ricorda l’impegno quotidiano profuso nel Mediterraneo dalle guardie costiere italiane, maltesi e greche che sono largamente lasciate sole in operazioni di soccorso”. E il pastore luterano Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, ha chiesto “una rinnovata solidarietà” per “una nuova e rafforzata risposta europea collettiva”.