VERSO IL SINODO
Intervista con mons. Da Cunha, segretario generale Ccee. Le relazioni, strette e indispensabili, tra persona, famiglia e società. La sfida educativa
In portoghese, la sua lingua madre, suona “Só o amor gera vida – Pessoa, Família e Sociedade”. Ovvero “Solo l’amore genera la vita – Persona, famiglia e società”. È il titolo di un libro particolarmente denso, che raccoglie anni di studi, esperienze, incontri, prima in Portogallo e ora sulla scena europea, di mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa). Tra Bibbia e antropologia, pastorale e teologia, padre Da Cunha riflette in profondità sulla famiglia, cui è dedicato il prossimo Sinodo ordinario. Una curiosità: la prefazione del volume è scritta da sette coppie dell’équipe Notre Dame, che da tempo il sacerdote accompagna nel cammino di fede. Gianni Borsa lo ha intervistato per Sir Europa.
Padre Da Cunha, lei afferma che “l’amore genera vita”: ma nel suo libro questa convinzione sembra andare oltre la generatività biologica. Per comprendere a fondo l’amore occorre dunque guardare a tutte le dimensioni della persona umana?
“L’amore, come cerco di dire, prima di essere una realtà sulla quale disquisire è una esperienza vissuta che si può testimoniare. Ma proprio perché è una esperienza umana, coinvolge tutto ciò che appartiene alla persona. Il corpo e i sentimenti sono presenti nell’amore; ma ancora più presente sono la libertà e la volontà, che collocano una persona accanto all’altra, disponibili a volersi bene e a mettersi a disposizione l’un l’altro. E non meno coinvolta è la ragione, che cerca di comprendere quale sia il bene dell’altro. Insomma, tutto quello che costituisce la persona è presente nell’amore. Aggiungerei che chi ama, lo fa come persona, ossia come unità. Chi ama e chi è amato sono una unità complessa, ma realmente ‘una’. E poi, è fondamentale non dimenticare che ciascuno di noi quando ama ed è amato riflette quell’altra dimensione della persona che le è assolutamente naturale e necessaria: la socialità. L’immagine di Dio, a somiglianza della quale l’essere umano è creato, non è l’individuo solo, ma la comunione di persone. L’individualismo invece è un male della nostra cultura che minaccia le singole persone e le famiglie. L’amore è il miglior antidoto all’individualismo”.
Persona, famiglia, società: se ben inteso, l’amore ha dunque un valore sociale, riguarda il “bene comune”. Secondo lei questa prospettiva è presente nelle società moderne?
“Accade spesso nei media, ad esempio in televisione, di sentir parlare d’amore. Ma purtroppo succede soprattutto nelle fiction. L’amore è trattato come un semplice sentimento, slegato di quelle dimensioni che sono più propriamente umane, ossia la ragione e la libertà. Proprio per questo – come la fede del resto – è spesso relegato nella sfera del privato, come fosse una realtà esclusivamente soggettiva. Non si vede che l’amore è il vero cemento della vita sociale. Invece, se siamo mossi dall’amore, ci impegniamo per assicurare la dignità di ciascuno; troviamo con creatività modi di aiutare il prossimo; capiamo il senso del lavoro come partecipazione alla costruzione di un bene comune; si costruiscono proposte politiche che promuovono solidarietà, rispettando la dignità di ogni persona. Ma siamo convinti che l’amore può essere un metodo per fare politica? Aggiungerei un’altra cosa…”.
Quale?
“Che abbiamo bisogno della teologia per capire l’amore. È in Cristo che impariamo che l’amore vero è dono di sé. Gesù sulla croce offre la sua vita per noi, ma con uno scopo molto preciso: che noi possiamo essere in comunione con la santissima Trinità. Per amare come Gesù ci ha comandato, abbiamo bisogno della rivelazione e della redenzione. Gesù nel dono della sua vita non è stato soltanto un esempio, ma ha redento il cuore umano, e per questo, chi rimane ‘in Lui’ riesce ad amare ‘come Lui’. Mi sembra allora assolutamente necessario che la nuova evangelizzazione sia anche evangelizzazione dell’amore”.
Amore significa inoltre educazione, prendersi cura dei figli e delle giovani generazioni. Spesso a livello ecclesiale si parla di “emergenza educativa”: lei cosa ne pensa?
“L’amore è volere il bene dell’altro, educare è quindi prima di tutto frutto di amore. I genitori educano, e sono i primi e più competenti educatori perché amano i figli. È l’amore il primo elemento essenziale in una vera educazione. Proprio per questo curare le famiglie e l’amore nelle famiglie è anche curare il futuro delle generazioni più giovani. Sì, è forse vero che oggi ci sono difficoltà nell’educazione a causa dei rapidi cambiamenti culturali imposti ad esempio dalle trasformazioni dei costumi, dalle esigenze della vita moderna, dalle nuove tecnologie: verifichiamo spesso tensioni e incomprensioni tra genitori e ragazzi, ma tutto questo non mette in dubbio il primato dell’amore nell’educazione. Un padre o una madre educano perché amano i loro figli, anche se non sono degli esperti di computer o di internet”.
La Chiesa universale si prepara al Sinodo di ottobre. Quali sono, secondo lei, i punti più importanti o quelli più delicati che posso riguardare oggi la famiglia in Europa?
“Per capire la missione della famiglia e la sua vocazione mi pare sia molto importante presentare un’antropologia adeguata alla realtà dell’uomo, non dipendente da mode o da ideologie, e tenere ferma una teologia dell’amore veramente evangelica. Non penso a questo soltanto come a trattati da studiare, ma proprio come testimonianze di vita. Abbiamo bisogno di persone vive che testimoniano la loro umanità in modo attraente. Come fanno i santi. E ci sono tante famiglie che vivono un amore veramente generatore di vita, secondo il piano di Dio. Al Sinodo si parlerà sicuramente di tali questioni che sono l’orientamento dell’azione pastorale. Ma credo sia pure importante condividere, con esempi di buone pratiche, la convinzione di una Chiesa che si pone accanto al cammino di ciascuno e di ogni famiglia, con lo scopo di portare tutti alla pienezza della gioia e di sostenere tutte quelle famiglie che sono ferite o attraversano situazioni difficili. Allo stesso modo la Chiesa, che è presente nel mondo e sa che la Buona Notizia ricevuta dal Signore è un bene per tutti, vuole sicuramente sostenere tutti coloro che sono impegnati nella vita pubblica per promuovere e difendere la famiglia e l’amore”.