TERREMOTO IN NEPAL

Si muovono le Caritas d’Europa

Dalla Germania al Regno Unito, dalla Francia all’Italia, compresi i Paesi iberici e quelli del nord: partita la corsa alla solidarietà

C’era un Paese bello e gentile, una sorta di India minore dove convivono pacificamente tutte le religioni, illuminata dai sorrisi del suo popolo, povero ma dignitoso, e dallo splendore stupefacente dei suoi templi buddisti e induisti, dei suoi monumenti, delle sue montagne e della natura spettacolare. Ora in Nepal ci sono lacrime, cadaveri sotto le macerie o sulle pile di legna per la cremazione, distruzione ovunque, migliaia di feriti negli ospedali già allo stremo e centinaia di migliaia di persone senza tetto che hanno urgente necessità di assistenza umanitaria. Il governo ha stimato finora circa 4mila morti ma la Caritas ne teme oltre 6mila e la popolazione parla addirittura di 10-15mila vittime. Perché molti villaggi vicini alla zona dell’epicentro del terremoto di sabato, di magnitudo 7,8 della scala Richter, non sono stati ancora raggiunti dai soccorsi. Oltre alla nota Durbar square di Katmandu – dove si affacciava ogni giorno la “Kumari”, la dea bambina istruita fin da piccola a fare la vita di una divinità – sono state completamente distrutte anche città storiche bellissime, come il piccolo centro di Baktapur, che sembrava un gioiellino medievale fatto su misura per i viaggiatori che fuggivano dall’inquinamento della capitale, e Patan, la più antica tra le città reali nella valle di Kathmandu. A Pokhara, la cittadina da cui si partiva per le escursioni sull’Himalaya, ci sono ansia e panico per i tanti alpinisti dispersi. Nel dramma della popolazione, sono infatti rimasti coinvolti anche turisti stranieri, specialmente alpinisti: ecco perché l’attenzione dei media è ancora così alta.

La vicinanza del Papa. L’aeroporto di Katmandu è ancora inagibile, alcuni ponti sono crollati e molte vie di comunicazione sono interrotte, manca l’acqua e l’energia elettrica, come spesso capita in queste drammatiche catastrofi naturali. Domenica Papa Francesco ha assicurato “vicinanza alle popolazioni colpite”, preghiera “per le vittime, per i feriti e per tutti coloro che soffrono a causa di questa calamità” e ha chiesto la mobilitazione della comunità internazionale perché “abbiano il sostegno della solidarietà fraterna”.

Voci da Katmandu. La rete Caritas si è immediatamente attivata per gli aiuti, anche se in condizioni difficilissime. Piove e la notte fa molto freddo. “Ho visto tantissima distruzione – racconta padre Pius Perumana, direttore di Caritas Nepal -, edifici completamente collassati e corpi per strada. Le persone sono ancora intrappolate sotto gli edifici e non sappiamo se sono vivi e morti. Abbiamo bisogno soprattutto di alloggi, i bambini dormono ancora all’addiaccio”. Katmandu è già invasa dalle tendopoli dei senza tetto, che hanno bisogno di tutto. “Speriamo di tornare presto alle nostre case”, dice Magdalene Thakuri, 54 anni, ospitata con altre famiglie nella Chiesa dell’Assunzione. Santos Kumash Magar, 29 anni, giovane insegnante, racconta di essersi salvato insieme agli abitanti del suo villaggio perché erano tutti andati all’ordinazione di nuovi sacerdoti a Okhaldhunga, in una zona remota del Nepal orientale: “È stata una esperienza terribile. Tornando verso casa ho visto distruzione ovunque”.

Gli aiuti dalle Caritas europee. Nonostante l’immediata mobilitazione delle Caritas asiatiche perché più vicine ai luoghi del disastro, anche l’Europa non manca di dare il suo contributo. Mobilitato il Cafod (la Caritas inglese) e Caritas Germany, che manderanno propri specialisti nel settore “water and sanitation” (i servizi igienici e l’acqua). Secours catholique-Caritas France ha immediatamente devoluto un primo aiuto di 50mila euro e ha lanciato una raccolta di fondi. Caritas Svizzera ha versato 500mila franchi in aiuto dei terremotati. Ugualmente in azione le Caritas dei Paesi iberici. “È stato inviato un team di esperti in supporto a Caritas Nepal, soprattutto da Caritas India, e dalla sezione indiana del Crs, la Caritas americana”, spiega a Sir Europa Fabrizio Cavalletti, responsabile dell’ufficio Asia di Caritas italiana. Anche Caritas Bangladesh ha offerto il suo contributo. “Sono in distribuzione tende, teli per ripari temporanei, coperte, cibo e kit igienici. Pur essendo una realtà piccola, Caritas Nepal riesce ad avere uno sguardo su tutto il Paese”.

Fondi e medicine dal nord. La priorità rimane la ricerca dei sopravvissuti e l’assistenza ai senza tetto con beni di prima necessità, soprattutto acqua e materiale igienico sanitario. Vi è una preoccupazione particolare per la fasce più vulnerabili, come minori, anziani, disabili. Caritas Svezia, Danimarca, Finlandia hanno a loro volta iniziato una raccolta fondi e sono in stretto contatto con la Caritas Nepal. Per andare in aiuto alle vittime, Caritas Luxembourg ha subito prelevato dalle sue riserve 20mila euro per comprare medicine, teli e tende che nel corso della settimana saranno spediti a Kathmandu. Il coordinatore per le emergenze di Caritas Norvegia, Jan-Egil Mosand, è già partito per raggiungere Kathmandu.Dalla Caritas danese arriveranno tende, prodotti per igiene, cibo, trattamenti per i traumi e counseling.