POLONIA AL VOTO
Il 10 maggio gli elettori polacchi scelgono il nuovo Capo dello Stato. Undici i candidati, ma la contesa sembra limitata a Komorowski e Duda” “
In Polonia tra gli 11 candidati alle elezioni presidenziali a suffragio universale di domenica 10 maggio i più accreditati, secondo vari sondaggi, sono l’attuale presidente Bronislaw Komorowski, 62 anni, membro del partito centrista di governo Piattaforma civica (Po), e Andrzej Duda, 42enne, del partito conservatore Diritto e giustizia (PiS). Komorowski assicura la continuità dell’attuale politica estera schierata con le autorità di Kiev contro l’annessione della Crimea e del sud-est ucraino da parte di Mosca e delle politiche sociali dell’esecutivo. Fra i temi della campagna elettorale (che prelude a quella per il rinnovo del parlamento di Varsavia, in ottobre) figurano la burocratizzazione dell’amministrazione pubblica, l’abbassamento dell’età pensionabile, l’aumento della soglia del reddito esentasse… Alcuni partiti sollevano l’importanza delle buone relazioni con Mosca e giudicano negativamente l’impegno della Polonia a favore dell’attuale governo ucraino, sottolineando invece la necessità di rafforzare le relazioni con altri Paesi dell’Europa centro-orientale. In discussione anche il rapporto tra Polonia e Unione europea. Come afferma il pubblicista cattolico polacco Piotr Semka, intervistato da Anna Kowalewska per Sir Europa, i vescovi polacchi ovviamente “non partecipano alla campagna elettorale e non indicano alcuna scelta”, benché varie voci ecclesiali ricordano che nella scelta elettorale per la Presidenza della Repubblica occorra “prendere in considerazione il rispetto” da parte dei diversi candidati “dei principi del cattolicesimo”.
Komorowski è diventato presidente nel 2010 a seguito delle elezioni anticipate indette dopo la tragica sciagura aerea di Smolensk dove persero la vita 96 persone, fra cui il presidente in carica Lech Kaczynski. Allora il suo avversario era stato il fratello gemello del defunto presidente, Jaroslaw Kaczynski. Perché adesso PiS presenta un altro candidato?
“I polacchi sono stanchi del conflitto relativo alle cause, tuttora poco chiare, della tragedia di Smolensk che ha diviso profondamente il Paese. Così il PiS ha deciso di rinnovare profondamente la propria immagine e Duda ha da svolgere il ruolo importante di uomo politico capace di superare le divisioni di Smolensk”.
Entrambi i candidati principali si richiamano ai valori cristiani. Il presidente Komorowski, però, nonostante il parere critico dell’episcopato, ha sottoscritto di recente la legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Cahvio), che si ritiene influenzata dall’ideologia “gender”. Duda, riaffermando il ruolo del cattolicesimo nella storia polacca, dichiara invece di voler “lottare contro l’implementazione nel sistema giuridico polacco dei modelli contrari alla tradizione nazionale che tentino di soppiantarla”. I due candidati hanno opinioni diverse in merito alla ratifica della Convenzione di Istanbul?
“La Polonia è un Paese cattolico e quindi i candidati alla presidenza non criticano la Chiesa. In campagna elettorale Komorowski ha spesso sottolineato il suo legame con la Chiesa ma, in contrasto con l’opinione dei vescovi, appoggia ad esempio i provvedimenti del governo relativi al rifinanziamento dal Sistema sanitario nazionale delle procedure di fecondazione assistita. Andrzej Duda, invece, rimanda la decisione in merito alla presentazione della relativa proposta di legge senza pregiudicare il risultato del dibattito parlamentare né il giudizio dell’opinione pubblica”.
In che cosa la presente campagna elettorale è stata diversa da quelle precedenti?
“In questa compagna elettorale hanno fatto la loro apparizione dei candidati di protesta che dividono la scena politica in ‘loro’ – cioè i politici dei maggiori partiti che ‘si spartiscono il bottino’ – e ‘noi’, ovvero i rappresentanti del cittadino qualunque. Uno di tali candidati di protesta è Pawel Kukiz che è uomo di spettacolo, capace di suscitare applausi della folla senza nemmeno presentare un vero e proprio programma politico. Un altro candidato è Janusz Korwin Mikke, che nelle elezioni parlamentari in autunno potrebbe diventare addirittura il capo del terzo partito su scala nazionale. Mikke, che guadagna sempre di più nei sondaggi, per la prima volta nella storia polacca dichiara con disinvoltura di essere padre di figli nati da madri diverse. Questo dimostra che in Polonia sta nascendo un elettorato nuovo, sempre più liberale, che pur essendo a favore delle idee conservatrici è capace di accettare un modello di vita considerato lontano dall’insegnamento ecclesiale. Magdalena Ogorek invece, la candidata dalla sinistra democratica, nel corso della campagna elettorale non ha detto nulla di interessante, mettendo così il suo partito a rischio di rimanere fuori dal parlamento nelle elezioni politiche d’autunno”.