PARLAMENTO UE
Il vicepresidente della Commissione Timmermans e il premier ungherese Orban hanno caratterizzato i lavori della plenaria a Strasburgo
I disordini in Macedonia, con le proteste di piazza a Skopje contro il governo in carica; le proposte della Commissione sulle migrazioni e le posizioni diversificate dei governi dei 28; il vertice del Partenariato orientale di Riga del 20 e 21 maggio; i negoziati di adesione della Turchia; la "tracciabilità" dei minerali preziosi (stagno, tungsteno, tantalio e oro), che spesso sono all’origine di guerre e sfruttamento in Africa; la direttiva sul congedo di maternità: sono alcuni dei temi affrontati nel corso della sessione plenaria dell’Europarlamento, svoltasi dal 18 al 21 maggio a Strasburgo. Ma i veri protagonisti della settimana sono stati, per ragioni diverse, il vicepresidente vicario dell’Esecutivo, l’olandese Frans Timmermans, e il premier ungherese Viktor Orban, entrambi "ospiti" dell’emiciclo. Solidarietà e responsabilità. I lavori del 20 maggio si sono aperti in aula con un confronto fra le tre istituzioni Ue – Parlamento, Consiglio e Commissione – sull’Agenda per le migrazioni formulata dall’Esecutivo lo scorso 13 maggio. L’argomento era all’ordine del giorno anche perché diversi Paesi si stanno opponendo, ancora una volta, al varo di una vera politica comune in materia. Frans Timmermans ha tra l’altro affermato in aula: "Tutti dicono che bisogna porre fine agli annegamenti in mare, ma poi non si dice cosa fare delle persone" recuperate dai barconi nel Mediterraneo. "Se si vuole affrontare seriamente la materia migratoria ci vogliono, insieme, solidarietà e responsabilità". Timmermans ha poi ribadito che "settimana prossima la Commissione presenterà un meccanismo di trasferimento temporaneo" degli immigrati giunti sulle coste dell’Europa meridionale" per "sollevare i Paesi sotto pressione migratoria". "Poi occorrerà procedere con un meccanismo permanente, nell’ambito della codecisione", ossia dell’attività legislativa ordinaria. Gruppi politici divisi. Il vicepresidente dell’Esecutivo ha richiamato altri punti dell’Agenda, compreso il "piano di reinsediamento di 20mila profughi attualmente detenuti in campi di prima accoglienza" in Paesi di transito, fra Africa e Medio Oriente. Ma la prospettiva dev’essere ancora più ampia: "Dobbiamo affrontare seriamente l’immigrazione illegale – proteggendo le frontiere e attuando rimpatri efficaci per chi non ha diritto di asilo – per poter essere credibili nel proporre un piano per la migrazione legale, di cui l’Europa ha bisogno. Solo così l’opinione pubblica sarà dalla nostra parte". Al piano della Commissione è giunto il sostegno dei due maggiori gruppi all’Europarlamento, ossia Popolari e Socialisti e democratici. Convergenze anche da Liberaldemocratici e Verdi. Contrarie le Sinistre sull’azione navale contro gli scafisti; contrari gran parte degli euroscettici (soprattutto inglesi e dell’est) e delle destre, che punterebbero invece ad azioni decise di respingimento. "Pena di morte è fuori dai trattati". Ma Timmermans è tornato protagonista in emiciclo poche ore dopo, nel pomeriggio del 20 maggio, quando il Parlamento aveva in programma una discussione sulla situazione della democrazia in Ungheria, minacciata – secondo diversi gruppi politici – dall’azione dell’attuale governo. Così il premier di Budapest, Orban, che nelle scorse settimane è tornato a parlare di pena di morte e ha lanciato una sorta di sondaggio contro le immigrazioni, ha voluto essere in aula per difendere il proprio Esecutivo. Timmermans nel suo intervento ha detto: "La pena di morte è esclusa dai Trattati Ue ed è fuori dallo spirito comunitario". Ancora Timmermans ha riconosciuto che "la Commissione ha compreso che l’Ungheria non intende realmente introdurre la pena di morte", anche perché "altrimenti dovremmo prendere provvedimenti ed eventuali sanzioni in base ai Trattati". Sulla consultazione che Orban ha lanciato con 12 domande sull’immigrazione, Timmermans ha chiarito: "Le consultazioni popolari hanno un valore positivo. Ma ciò non vale se sono basate su domande tendenziose, o su pregiudizi contro i migranti". "L’Europa è degli europei". "In Ungheria siamo fieri di aver aderito all’Unione europea", ha quindi esordito Viktor Orban. Poi ha vantato i risultati economici ottenuti dal suo governo, che nessuno in aula ha contestato. Quindi il premier ha affermato: "Noi vogliamo che l’Europa resti il continente degli europei e che l’Ungheria rimanga degli ungheresi. C’è forse qualche trattato che ce lo impedisce?". "Occorre distinguere – ha proseguito Orban – tra la libera circolazione dei cittadini e le immigrazioni irregolari. Noi non possiamo dare lavoro a tutti coloro che arrivano. Sulle migrazioni riteniamo che la recente proposta della Commissione Ue sia semplicemente assurda, quasi malsana". Infine sulla pena di morte: "Quando abbiamo aderito all’Ue non abbiamo firmato trattati che impediscono di parlare di pena di morte. Qui c’è in gioco la libertà di parola". A questo punto il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, ha affermato: "Non c’è legge umana che non possa essere modificata. Io però conosco un comandamento che dice: Non uccidere".