POLONIA
Dalla plenaria dell’episcopato un forte richiamo alla solidarietà verso indigenti e famiglie in difficoltà. Poi uno sguardo verso la Gmg2016
“La Chiesa che non reagisce alla sofferenza e alla povertà è una Chiesa malata”, ha affermato il presidente dei vescovi polacchi, monsignor Stanislaw Gadecki, in occasione della 369ma plenaria dell’episcopato svoltasi il 9 e 10 giugno a Varsavia. “La questione della povertà non riguarda soltanto le condizioni materiali ma anche morali e spirituali”, recita il comunicato finale, in cui presuli scrivono anche della “povertà che spesso stigmatizza e marginalizza, a volte portando all’esclusione”.
Correggere il modello economico. La plenaria della Conferenza episcopale polacca è stata dedicata al tema della povertà “in preparazione all’Anno santo della misericordia”, e in conformità alle raccomandazioni di Papa Francesco espresse durante la visita dei vescovi ad limina apostolorum dell’anno scorso. “Durante la plenaria di marzo abbiamo discusso il tema della famiglia e adesso quello della povertà”, ha spiegato mons. Gadecki che ha ricordato le recenti statistiche secondo le quali in Polonia è a rischio povertà il 23% della popolazione agricola e l’11% di quella cittadina, il 40% delle famiglie con tre o più figli e il 25% delle famiglie monogenitoriali. “Il grande numero dei poveri in Polonia”, riscontrabile “nonostante le trasformazioni politiche ed economiche, dovrebbe costituire un rimorso per tutti noi”, ha affermato Gadecki. Valutando il modello di sviluppo economico adottato dopo il 1989, il presule lo ha definito “imperfetto e richiedente delle correzioni” in quanto “la necessità di promuovere il libero mercato pone a politici ed economisti la questione del prezzo di quei provvedimenti”.
Una vera comunità umana. “La povertà colpisce soprattutto i bambini e i loro bisogni più elementari: nutrizione, educazione e tempo libero”, ha sottolineato il presidente dei vescovi polacchi. “Visto che lo Stato ideale non esiste, la Chiesa deve svolgere un ruolo sussidiario nei confronti dei poveri e dei più bisognosi”, ha osservato, sottolineando a questo proposito il ruolo della Caritas che tuttavia “non può bastare”. “Per rispondere alle necessità dei poveri in Polonia non sono sufficienti gli sforzi volti a superare la crisi economica e a rendere più efficace il sistema di previdenza sociale”, ha affermato mons. Gadecki, rilevando che “il primo aiuto ai diseredati, e il primo passo per superare le differenze sociali, dovrebbe essere quello di apprezzare l’essere umano nella sua condizione e un gesto fatto verso di lui affinché la società, oltre a una maggiore sicurezza sociale diventi una vera comunità umana”.
Gmg e anniversari. I vescovi hanno discusso inoltre delle questioni relative alla visita in Polonia di Papa Francesco in occasione della Gmg2016 a Cracovia e del 1050° anniversario della cristianizzazione del Paese. “Questi grandi eventi devono rinsaldare la fede e con speranza portare verso il futuro”, scrivono i presuli nel comunicato, auspicando che “quei momenti di festa portino ricchi frutti all’opera della nuova evangelizzazione”. Il documento finale della plenaria ricorda, inoltre, i cinquant’anni dallo storico scambio delle lettere tra l’episcopato polacco e quello tedesco che ha aperto il processo di riconciliazione tra i due popoli così duramente provati dalla seconda guerra mondiale. Le celebrazioni del cinquantenario inizieranno in ottobre a Roma per essere continuate il mese successivo, in parallelo a Berlino e a Wroclaw.
La linea di Giovanni Paolo II. I vescovi durante la plenaria hanno anche approvato il documento sulla famiglia predisposto in occasione del prossimo Sinodo. “Il documento corrisponde appieno alla linea di Giovanni Paolo II”, ha rilevato monsignor Jan Watroba, presidente del Consiglio per la famiglia della Conferenza episcopale polacca, aggiungendo che le quattro pagine del testo “sono frutto di un’indagine che mostra la fedeltà della Chiesa polacca al magistero che preserva i valori umani e la tradizionale pratica ecclesiale”. Il presule ha ribadito che “nella Chiesa in Polonia non ci sono ambienti che si aspetterebbero delle modifiche della dottrina e dell’insegnamento morale relativi ai ‘matrimoni’ tra persone dello stesso sesso”, rilevando quanto “al riguardo la posizione di ecclesiastici e fedeli è univoca”.