AMBIENTE
I messaggi emersi al seminario Icra-Eza. Sostenibilità, lotta allo spreco, giustizia: cosa insegna la nuova enciclica. Sfide comuni per cristiani e non cristiani
A pochi giorni dalla pubblicazione dell’enciclica “Laudato si'” di Papa Francesco e il suo invito a un’ecologia integrata, si è tenuto all’Expo di Milano il seminario internazionale “Fede, agricoltura, cibo e ambiente: una nuova idea di sviluppo per vincere la fame e affrontare le sfide del terzo millennio”. L’incontro, promosso dall’Associazione rurale cattolica internazionale (Icra) e dall’Ente formazione europea dei lavoratori (Eza), con il sostegno della Commissione europea, seguendo le riflessioni di Bergoglio ha sottolineato l’importanza di modificare gli stili di vita diffusi, tornando a coltivare e a custodire il “giardino del mondo”, privilegiando non solo la quantità ma anche la qualità del cibo prodotto.
Ecologia integrata. Al cardinale Peter Turkson il compito di aprire il seminario e portare l’attenzione sul problema fondamentale del nostro tempo, sottolineato anche da Papa Francesco, cioè quello “di ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri”. Come la narrazione biblica insegna, “la vita umana è legata a tre relazioni, strettamente intrecciate tra di loro: quella con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra stessa”, ha ricordato il cardinale. “Quando uno di questi rapporti si spezza, anche gli altri si spezzano”, ha spiegato Turkson. “Il bene comune – ha continuato – deve essere una priorità rispetto all’interesse personale perché i beni e le risorse del mondo hanno un destino universale, la creazione è un dono per l’umanità intera, non solo per una parte”. È per questo motivo che “siamo chiamati ad agire in solidarietà con coloro che non hanno accesso a questi beni, con la gran parte dell’umanità che soffre in mezzo all’abbondanza, a cominciare da tutti i milioni di persone che soffrono la fame, mentre tanto cibo viene gettato via”. “Il degrado ambientale – ha concluso Turkson – ha un impatto diretto sull’agricoltura, attraverso la siccità e le inondazioni causate dal cambiamento climatico, l’esaurimento della risorsa dell’acqua dolce e la perdita di biodiversità”. È tempo, quindi, di fornire delle risposte concrete e immediate alle regioni più povere, come per esempio “l’investimento in infrastrutture rurali e a una migliore organizzazione locale o nazionale dei mercati, dei sistemi d’irrigazione e lo sviluppo di tecniche di agricoltura sostenibile”, incoraggiando, infine, “lo sviluppo di cooperative di piccoli produttori”.
Lotta ai cambiamenti climatici. “I cristiani, come i non i cristiani, hanno perso di vista cosa sia la creazione; occorre invece riacquistarne la visione olistica”, ha sottolineato Calvin Madison (Università Wisconsin). “I cristiani che non pongono attenzione ai doni della creazione – ha continuato – non portano a termine i loro compiti di credenti perchè servire la terra di Dio è la vera vocazione del credente”. “Ma la cura dell’ambiente – ha proseguito – deve essere un obiettivo morale ed etico anche per i non credenti perché è qui che tutti siamo chiamati a vivere ed è obiettivo di tutti quello di preservarlo e consegnarlo alle nuove generazioni così come l’abbiamo trovato”. Il professore ha inoltre illustrato i suoi studi sui cambiamenti climatici e le conseguenze su alcune aree geografiche a causa dell’aumento dell’emissione di Co2 e, concludendo il suo intervento, ha ricordato che “non possiamo più permetterci di ignorare questi dati”.
La vocazione del leader agricolo. Per questo motivo Vincenzo Conso, segretario Icra e coordinatore del Forum delle Ong d’ispirazione cattolica, ha ricordato che “per innescare processi di rinnovamento è importante lavorare in rete per essere più incisivi”. Conso, richiamandosi all’ultima enciclica di Papa Francesco, ha proposto delle buone pratiche per “cambiare lo stile di vita di ciascuno di noi, recuperando il senso della nostra dignità”. Piccoli passi per grandi cambiamenti è quello che propone Conso e che è stato confermato anche dalle testimonianze delle Ong intervenute nel dibattito, la prima riguardante il miglioramento della sicurezza alimentare nei territori palestinesi e in Giordania e la seconda, introdotta da Italo Rizzi e Simona Guida (Focsiv), sull’agricoltura familiare in Africa sub sahariana. A conclusione di questo incontro James Ennis, presidente dell’Icra, ha ricordato che prendendo ispirazione dall’enciclica di Papa Francesco e dall’opuscolo “La vocazione del leader d’impresa” redatto dal cardinale Turkson, l’Icra intende realizzare un manuale su “La vocazione del leader agricolo” perché “coloro che sono coinvolti nella filiera agro-alimentare – ha concluso Ennis – sono chiamati a partecipare al mondo economico e finanziario contemporaneo alla luce dei principi della dignità umana e del bene comune”.