PROFUGHI - BULGARIA

Migrante ucciso: tante domande

L’uomo colpito da una pallottola sparata dalla polizia di frontiera. I commenti di Tcheresharov (Caritas) e Nikolov (“Cristianesimo e cultura”)

Il primo caso di migrante ucciso dopo aver varcato il confine dell’Ue via terra ha fatto, attraverso i media, il giro d’Europa e del mondo. È successo in Bulgaria, la sera del 15 ottobre, nei pressi di Sredetz, cittadina a trenta chilometri dal confine turco. La pattuglia composta di tre uomini, una guardia di frontiera e due poliziotti, stava inseguendo un gruppo di 54 immigrati di origine afgana, entrati illegalmente dalla Turchia. Mentre cercavano di fermarli, i migranti si sarebbero opposti alle forze dell’ordine. La guardia di frontiera ha sparato in aria e la pallottola, rimbalzata da un ponte, ha colpito nel collo uno degli uomini che in seguito è morto. Le autorità giudiziarie hanno aperto un fascicolo per fare luce sull’accaduto. Finora, secondo le dichiarazioni della procura bulgara, la versione della pallottola rimbalzata sarebbe attendibile. Si aspettano i risultati dell’autopsia e della polizia scientifica. Secondo il segretario generale del ministero degli Interni, Georgi Kostov, “la guardia di frontiera che ha sparato ha una lunga esperienza” e “i gruppi di persone che vogliono passare il confine illegalmente sono molti”.

Incidente “sfortunato”. Esprimendo il proprio rammarico per l’accaduto, il Presidente della Repubblica Rossen Plevneliev lo ha descritto come “un incidente sfortunato”. Dichiarazione che suscita perplessità. Il Capo dello Stato ha auspicato un’indagine trasparente e indipendente, ribadendo “che i richiedenti asilo devono osservare le regole”. “La Bulgaria ha sempre trattato con umanità e tolleranza i migranti”, ha aggiunto Plevneliev.

Gli interrogativi. In attesa dei risultati delle indagini, l’incidente ha provocato diverse domande e scalpore a livello nazionale, ma anche europeo. Anche perché la notizia è arrivata in pieno vertice europeo sulla crisi migratoria a Bruxelles. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha affermato che “si è parlato molto del ripristino del controllo e della difesa dei confini esterni”, assicurando a Sofia “sostegno per il controllo delle proprie frontiere”. Il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Mužnieks, invece ha espresso le proprie perplessità. “Molto probabilmente questa persona cercava rifugio ma invece di difesa ha trovato la propria morte”, ha detto, sollecitando le autorità bulgare “a dare istruzioni chiare alla polizia di frontiera su come comportarsi con le ondate migratorie secondo gli standard europei per la difesa dei diritti umani”. Secondo il Comitato Helsinki bulgaro “l’uso di armi in questo caso è stato illegale perché al momento dello sparo non erano in pericolo la vita e la salute di alcuno”.

Misure inadeguate. “L’incidente con il migrante ucciso dimostra l’inadeguatezza delle misure anti immigrazione e del muro costruito al confine con la Turchia”, ha dichiarato a Sir Europa Ivan Tcheresharov, responsabile per le politiche migratorie nella Caritas Bulgaria. “La Bulgaria cerca di fermare i migranti ancora alla frontiera – racconta l’esperto della Caritas -; il confine bulgaro-turco è molto ben protetto, in parte con un muro di filo spinato e con diverse pattuglie”. Questo spiega perché nel Paese entrino pochi profughi che preferiscono la strada attraverso la Grecia e i Balcani occidentali. Secondo Theresharov, “le associazioni che lavorano sul campo temono che ai migranti venga negata la possibilità di presentare la domanda di asilo e in alcuni casi vengono direttamente rimandati indietro”.

Situazione complessa. “Un incidente emblematico per il modo con cui la società bulgara accetta i migranti, come in gran parte dell’Europa, cioè con paura”, afferma Toni Nikolov, analista sociale e caporedattore della rivista “Cristianesimo e cultura”. “Ogni settimana ci sono notizie di incidenti con migranti: lasciati in mezzo alla strada dai trafficanti o trovati dalla polizia nei parchi, in alberghi o nelle stazioni”. A suo avviso, gli stranieri evitano la polizia “perché non vogliono registrarsi e in seguito essere costretti a rimanere in Bulgaria mentre la loro meta sono i Paesi più ricchi”. “Purtroppo – afferma l’analista sociale – finora i Paesi europei non hanno trovato una risposta comune alla crisi migratoria”. “Gli europei dell’Est hanno vissuto per decenni con i muri e le frontiere chiuse – afferma -, poi hanno aspettato a lungo per varcare liberamente i confini dell’Occidente, per questo la loro accoglienza agli stranieri è molto più riservata”. Anche per Theresharov “la situazione in Bulgaria è molto complessa perché la maggior parte delle persone non conosce bene la realtà dei migranti e li vede in modo molto negativo”.