Ecologia
L’Eni ha ammesso lo sversamento di 400 tonnellate di greggio
Se ne parla da tempo ma oltre la notizia ci interessa fare qualche considerazione. La Basilicata vive di miraggi, vede oasi nel deserto e non si accorge della sua vera ricchezza: la cultura, il valore e la dignità dei suoi abitanti, l’intelligenza e la tenacia con cui tanti giovani investono in ricerca e diventano “eccellenze” riconosciute a livello internazionale. È successo così quando alla Trisaia di Nova Siri si è insediato il Cnen ora Enea, dove sono state stoccate alcune barre di uranio; quando si è guardato al miraggio di uno sviluppo industriale selvaggio nella Val Basento, dove ora sono rimasti i relitti di quelle che già sul nascere erano considerate “cattedrali nel deserto”; quando si è scommesso sulla ricchezza del sottosuolo: il petrolio, senza considerare il rischio reale di compromettere il valore dell’altra grande risorsa che è l’acqua.
Chi viene in Basilicata sente ancora di respirare aria pulita, crede di calpestare un suolo incontaminato, apprezza la bontà di prodotti genuini, ammira paesaggi mozzafiato, e che realmente sono tali, ma non sa che in Basilicata, come in altri territori super inquinati, la Terra dei fuochi o l’Ilva di Taranto, si muore di tumore.
Quale guadagno per la Basilicata l’estrazione del petrolio? Chi gestisce le concessioni e le royalities? Quali benefici per l’intera regione?
Sempre troppo esigui a fronte dei bisogni di una terra povera, non di risorse, come la nostra ma povera di capacità di gestione, di progettualità e di lungimiranza. Basti pensare che nelle estrazioni in Val d’Agri non si è pensato di realizzare il “bianco ambientale” per verificare le condizioni preesistenti al fenomeno estrattivo; oppure l’inadeguata capacità di contrattazione delle royalties quale misura di compensazione sociale del danno ambientale legato alle attività estrattive; oppure, ancora, la mancata valorizzazione delle stesse royalties per la creazione di un fondo di garanzia per le nuove generazioni, come auspicato nel concetto di sviluppo sostenibile definito nel rapporto Brundtland.
L’unico criterio di gestione e di distribuzione dei benefici è sempre e solo il “consenso elettorale”; prova ne è la classe politica che è sempre la stessa, si auto genera, mentre le prospettive di futuro diminuiscono anziché aumentare.
Disastro ambientale annunciato e non adeguatamente prevenuto quello dello sversamento del petrolio, così come sono stati disastri ambientali annunciati quelli di un’industrializzazione selvaggia e contraria alla vocazione del territorio o come lo è quello di una sanità che favorisce l’emigrazione dei malati in altre regioni o che fa quadrare tanto bene i bilanci che non c’è personale adeguatamente sufficiente per la cura delle persone. La vocazione di tutto il territorio regionale è l’agricoltura e la pastorizia. Molti giovani stanno ritornando a coltivare la terra con criteri innovativi e biologici anche se penalizzati dal mercato…
Quando si grida al disastro ambientale si pensa immediatamente alla moria di pesci nella diga del Basentello o del Pertusillo, allo sversamento del petrolio che potrebbe causare l’inquinamento delle falde acquifere e poco si pensa al disastro di una Regione che perde pezzi, che permette l’emigrazione di tanti giovani, che assiste inerte allo spopolamento dei paesi dell’entroterra.
Dobbiamo imparare a guardare l’ambiente nella sua complessità di natura, cultura, antropologia, tradizioni, insomma un’ecologia integrale come la chiama papa Francesco nella Laudato si’. “Se teniamo conto del fatto che anche l’essere umano è una creatura di questo mondo, che ha diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità, non possiamo tralasciare di considerare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone” (L.S. 43).
(*) scritto insieme a Simona Loperte
Lombardi è il direttore di “Logos” (Matera-Irsina)