Finanza

Banche venete: il salvagente di governo e Intesa. Ma chi pagherà il conto dell’operazione?

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che consente l’intervento di Intesa San Paolo per evitare il “fallimento disordinato” delle ex popolari del Nord-Est. Gentiloni: intervento doveroso per tutelare risparmiatori e sistema economico del territorio. Arrivano fondi pubblici, nasce la bad bank e vengono rassicurati i lavoratori

La crisi economica e finanziaria partita dagli Stati Uniti nel 2008 evidenzia ancora pesanti strascichi nel sistema bancario ed economico europeo. Basterebbe citare il Monte Paschi: ma ora in questa linea si può inquadrare – pur con tutti gli specifici connotati e le responsabilità del caso – il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Domenica 25 giugno il governo ha varato il decreto legge che evita il fallimento dei due istituti, mettendo in pericolo non solo i risparmiatori ma anche buona parte del sistema economico e produttivo del Nord-Est.

Evitato il “fallimento disordinato”. Di fatto lo Stato mette a disposizione immediatamente 5,2 miliardi (ma altri 12 sono “mobilitati”) affinché Intesa San Paolo rilevi la parte sana delle due banche, garantendo – almeno queste sono le prime cifre fornite – 50 miliardi di risparmi, 2 milioni di correntisti e 200mila imprese. Verrebbero inoltre salvaguardati tutti i posti di lavoro. Il resto confluirebbe in una bad bank che certo costerà molto cara a tutti gli altri italiani. Una operazione “pesante ma necessaria” secondo i protagonisti, che ha peraltro già avuto il via libera della Commissione Ue (Roma e Bruxelles si sono mosse di comune accordo), la quale “vigilerà sui conti pubblici”. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, facendo buon viso a cattiva sorte, ha parlato di

“intervento a favore di correntisti e risparmiatori e delle economie del territorio”, “evitando il fallimento disordinato”

i cui effetti potrebbero essere ben più gravi di tale doloroso (per le casse pubbliche statali e per le tasche degli italiani) intervento. Per Gentiloni “si è trattato di una decisione importante, urgente e necessaria”, “non solo legittima ma doverosa”, rivolta “non certo ai responsabili del dissesto, ma ad altri: ai 2 milioni di clienti, alle Pmi, all’economia del territorio”. Non dunque “un regalo ai banchieri”. Anche se sarà interessante conoscere le cause e le responsabilità del dissesto delle due banche.

Nessun licenziamento. Al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha cucito su misura quest’ultimo decreto, è toccato ricordare che le cifre messe a disposizione dal governo “non avranno impatti sui saldi di finanza pubblica, in quanto già incorporate nel cosiddetto decreto salvabanche”. Concretamente i due istituti finiscono sotto l’ombrello di Intesa San Paolo: correntisti, detentori di mutui, aziende diventano clienti di Intesa. Il dettaglio dell’intervento chiama in causa crediti e debiti, azioni e obbligazioni, garanzie finanziarie e riorganizzazione di 600 sportelli. Le due banche venete “continuano a operare come componenti del gruppo Banca Intesa”, ha tenuto a rassicurare lo stesso Padoan. Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, ha invece puntualizzato che la mano tesa alle due banche “sarà gestita senza licenziamenti ma solo attraverso uscite volontarie”, che, andrebbe sottolineato, costeranno altri soldi al Paese (si parla, con insistenza, di 3.900 esuberi).

Commissari liquidatori. Nel frattempo si è già provveduto a perfezionare l’operazione su Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Banca d’Italia ha nominato i commissari liquidatori dei due istituti.

Intesa San Paolo mette peraltro le mani avanti

e dichiara che il contratto di cessione della parte sana delle due banche comprende una “clausola risolutiva”, la quale prevede “l’inefficacia del contratto e la retrocessione alle banche in liquidazione coatta amministrativa”, “nel caso in cui il decreto legge non fosse convertito in legge, ovvero fosse convertito con modifiche o integrazioni tali da rendere più onerosa per Intesa Sanpaolo l’operazione”.
Tocca infine al presidente Gian Maria Gros-Pietro ribadire che “non è stato fatto alcun regalo” a Intesa San Paolo; “semmai abbiamo evitato un pericoloso effetto domino”.